Un gruppo di dipendenti passati alla società Konecta evidenzia alcuni passaggi che ritiene poco chiari e mette in guardia rispetto alle prospettive future. Ecco la loro lettera
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Tra tanti, forse troppi, sospiri di sollievo per la risoluzione della vertenza degli ex lavoratori Abramo ed il reale recente inizio del rapporto con Konecta, c’è da registrare la lettera pervenuta da parte di un gruppo di lavoratori che manifesta dubbi su alcuni passaggi di un accordo che è stato generalmente accolto con favore. Per questi dipendenti la manovra intervenuta per uscire dallo stallo non può non essere considerata salva-licenziamenti ma presenta aspetti sui quali ritengono giusto fare luce.
Questo gruppo di lavoratori parte da una esigenza di luce di verità su una vertenza forse troppo frettolosamente descritta come un successo assoluto: «Diversi articoli pubblicati sul web, in merito alla vertenza Abramo, riportano che tutti gli ex dipendenti Abramo, assunti dalla Società Konecta in seguito all’assegnazione, da parte della Regione Calabria e dal Poligrafico dello Stato, dell’attività di dematerializzazione delle cartelle cliniche calabresi, hanno mantenuto le stesse condizioni contrattuali, sia economiche che normative».
È il primo passaggio che viene chiarito nella lettera: «In sintesi, per i lavoratori coinvolti, l’Accordo prevedeva assunzioni con contratto a tempo indeterminato e invarianza delle condizioni economiche e normative, con proposta congrua alla Ral (Retribuzione Annua Lorda, ndr) di origine per le aree di staff. Tuttavia, nonostante le ripetute rassicurazioni e dichiarazioni mediatiche a conferma, diversi passaggi dell’accordo sono stati disattesi, con applicazione difforme delle condizioni stabilite».
E qui iniziano con dolentissime quanto dettagliate precisazioni: «In dettaglio, paradossalmente, le stesse condizioni contrattuali sono state mantenute solo per i circa 290 lavoratori operanti sulle commesse Fibercop e Tim, ribaltati nella medesima azienda (giustamente) senza alcuna variazione rispetto a quanto acquisito in Abramo. Al contrario, i lavoratori destinati al progetto di digitalizzazione (circa 700) sono stati penalizzati non soltanto rispetto ai colleghi delle commesse Tim e Fibercop, ma soprattutto rispetto a quanto stabilito nell’Accordo, ricevendo una proposta di assunzione con demansionamento di un livello rispetto all’inquadramento di provenienza e conseguente degradazione economica della retribuzione. Addirittura sono stati due i livelli di demansionamento per alcune risorse di staff con le qualifiche più alte, con considerevole perdita economica (fino a 12mila euro annui) e notevoli danni morali».
E da qui il comunicato riporta precise, ed a quanto pare irrevocabili, conseguenze: «All’Accordo sono state derivate e applicate due differenti condizioni per due gruppi di lavoratori trasferiti ad un’unica azienda, nello stesso periodo. Inoltre, le risorse penalizzate sono state proprio i lavoratori assegnati alla Commessa interamente finanziata dalla Regione Calabria e dal dipartimento di Amministrazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri».
I lavoratori non intendono, o ancora meglio, reputano assolutamente inopportuno, portare queste istanze a un tavolo di concertazione che non c’è più. E spiegano che i passaggi avvengono senza tenere nella giusta considerazione quanto fatto nel corso del tempo dall’ex staff Abramo, «un gruppo di calabresi che con lavoro e dedizione, per 27 anni, in un contesto economico-sociale complesso e difficile come quello della nostra terra, ha determinato la crescita internazionale dell’Azienda Abramo, consentendo enormi ricavi per il territorio in termini sia economici che di sviluppo professionale e culturale».
Il corposo comunicato va anche a far rilevare come discrepanze e vere e proprie forzature, vadano anche a creare una serie di fortissime preoccupazioni in prospettiva: «Infine, solo i lavoratori della digitalizzazione della sede di Crotone, a differenza di quelli delle altre sedi, sono costretti a svolgere la propria attività lavorativa con turnazioni di orario tra le 7 e le 23, domeniche e festivi inclusi. Si specifica che l’esasperazione degli orari non è determinata, come in altri contesti, da necessità di presidio o di interazione con l’utenza, ma è solo conseguenza dell’acquisizione di una sede di dimensioni inadeguate rispetto al numero di lavoratori».
Un’altra conclusione potrebbe indurre alla preoccupazione anche i 90 lavoratori a progetto rimasti fuori fino ad ora quelli in forza all'azienda fino al 31 ottobre 2024 e primi tra tutti, da allora, senza occupazione e che qualche giorno fa, sempre in piena pompa magna mediatica, abbiamo tutti salutato come gli ultimi ad essere salvati: «In sintesi si stressano le risorse che, senza un valido motivo legato alla gestione dell’attività, sono vittime incolpevoli di un estremo avvicendamento sulle postazioni. Tutto ciò solo per una scarsa disponibilità di spazi adeguati ai lavoratori acquisiti: logica del minimo investimento per ottenere il massimo ricavo... senza alcuna considerazione delle risorse».
In chiusura due segnalazioni di sistema non di poco conto rispetto a quello che pare lo sbocco di qualsiasi idea di lavoro, specie quando sono impegnate risorse pubbliche: «Inoltre è importante segnalare quanto segue: (1) il personale Abramo è stato assunto da Konecta R S.r.l., e non da Konecta Italia S.p.A., con tutte le conseguenze che ne derivano, in termini di riduzione delle garanzie. Infatti, quando le cartelle cliniche saranno tutte digitalizzate cosa accadrà ai dipendenti? Saranno nuovamente a rischio di perdita del lavoro? (2) Il tacito benestare dei sindacati non solo sugli aspetti di rilievo discussi finora. La collaborazione del sindacato è fortemente sbilanciata verso l’azienda che ha acquisito la Commessa. La funzione fondamentale dei sindacati dovrebbe essere quella di trattare con i rappresentanti dei datori di lavoro e rappresentare le categorie dei lavoratori nella difesa dei loro interessi all’interno dei luoghi di lavoro. I sindacati, invece, che rivendicano dappertutto e ingiustificatamente il ruolo da protagonisti nella risoluzione della vertenza, stanno avallando ogni volontà dell’azienda senza prima consultare i lavoratori».