Guerra al capezzale del Corap, il commissario accusa: «Revisore fa politica»

Fernando Caldiero guida il consorzio in default: «Abbiamo tutti i conti pignorati, ora ci staccano anche la corrente. La liquidazione coatta è l’unica soluzione per fermare la frana»

di Enrico De Girolamo
4 novembre 2019
13:20
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Ferdinando Caldiero
Ferdinando Caldiero

«Abbiamo tutti conti pignorati, non possiamo pagare i contributi obbligatori. Tra poco ci staccano pure la corrente. Ma di che parliamo?». Il commissario straordinario del Corap, Fernando Caldiero, non ci sta più a fare da bersaglio fisso al revisore unico del consorzio, Sergio Tempo, che periodicamente spara ad alzo zero contro di lui e contro la politica regionale attraverso i suoi verbali, «che arrivano puntualmente alla vigilia delle sedute delle commissioni consiliari che devono confrontarsi sulla nuova legge». Un modo, secondo Caldiero, di agitare le acque e allontanare la soluzione della liquidazione coatta amministrativa, che per il commissario resta l’unica strada percorribile alla luce del default finanziario.
Entrami commercialisti, entrambi specializzati in procedure concorsuali e amici di vecchia data, Caldiero e Tempo sono ora divisi da visioni professionali diametralmente opposte e anche, probabilmente, da afflati politici diversi, con il revisore unico che nelle sue relazioni ricorre a giudizi trancianti nei confronti del governatore Mario Oliverio e di come (non) abbia gestito il problema Corap.

«Tempo si vuole candidare?»

«Ma il dottor Tempo dovrebbe limitarsi a fare il tecnico - osserva Caldiero -, invece sembra che faccia politica. Si dice che voglia candidarsi con il centrodestra. Non so se sia così, ma di certo i suoi verbali sono infarciti di giudizi politici che nulla hanno a che fare con gli aspetti tecnici, che quando ci sono appaiono spesso risibili. Come quando Tempo invoca la cassa integrazione per i dipendenti del Corap, che è un ente "pubblico". Ma dove si è mai vista una cosa simile?».
In merito poi alla presunta incostituzionalità della legge in discussione nelle commissioni consiliari, che secondo il revisore unico contrasterebbe anche con la legge fallimentare perché - sostiene - «la liquidazione coatta amministrativa è la procedura concorsuale che può essere adottata esclusivamente per le imprese bancarie, di intermediazione finanziaria, fiduciarie ed assicurative», Caldiero replica con estrema decisione.

«Dice castronerie demagogiche»

«È una castroneria dire che sia possibile solo per le banche – afferma il commissario straordinario –. La liquidazione coatta amministrativa dei consorzi industriali è stata già adottata in diverse regioni d’Italia, come Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio e Puglia. È l’unica strada possibile in una situazione così irrimediabilmente compromessa e non esclude, come afferma il revisore unico, la possibilità di perseguire i responsabili di quanto accaduto, cosa prevista esplicitamente dalla legge fallimentare». Per Tempo, invece, la liquidazione coatta amministrativa «avrebbe il solo scopo di nascondere il fallimento di un progetto per il quale la politica non ha prestato le dovute attenzioni, accompagnando i creditori sul lastrico, dilapidando l’ingente patrimonio e buttando i dipendenti in mezzo a una strada». Premessa sulla quale il revisore, in un altro recente verbale, ha esposto la sua ricetta di salvataggio, basata sul taglio delle spese e sulla messa a profitto delle attività del Corap e del suo patrimonio. Soluzione che secondo Caldiero arriva abbondantemente fuori tempo massimo e viene ventilata «solo con scopi demagogici».

Contributi non pagati per 800mila euro

«Sembra che il revisore unico non sappia di cosa si parli - attacca il commissario del consorzio -. Il default è principalmente finanziario, al di là della predita strutturale di circa 3 milioni e mezzo di euro l’anno. Una situazione irreversibile che al momento non ci consente di fare nulla, non solo pagare gli stipendi, ma neppure le imposte, versare i contributi obbligatori e pagare il Tfr a chi è andato in pensione. Solo di oneri previdenziali abbiamo un arretrato di 800mila euro, pari a circa 200mila euro al mese per gli ultimi 4 durante i quali non sono stati pagati gli stipendi. E stiamo parlando di adempimenti che comportano responsabilità penali, tanto che a dicembre non potremo neppure ottenere il Durc. In una situazione simile, con tutti i conti pignorati, qualunque altra azienda avrebbe già proceduto a licenziare il personale, proprio per non far maturare altri obblighi previdenziali. Noi, invece, nel tentativo di lasciare i lavoratori in mezzo a una strada, stiamo tirando avanti in attesa che il Consiglio regionale approvi la nuova legge. Ma anche questa volta - continua -, nella giornata in cui le commissioni consiliari competenti devono riunirsi per esaminare la bozza, è arrivata puntuale una nuova relazione del revisore che rema contro l’unica soluzione possibile, quella della liquidazione coatta amministrativa, strumento di cristallizzazione del passivo, che può consentire il rispetto della par condicio creditorum. Inoltre, lungi dal rappresentare la “morte” dell’Ente, come afferma Tempo, può essere, perché è finalizzata anche a ciò, uno strumento di salvaguardia dei valori produttivi».

«Se sa come fare lo dica, non faccia il ragazzino»

Insomma, per Caldiero non vi è, allo stato, alcuna possibilità di continuità aziendale, meno che mai adottando «le soluzioni da ragazzini» promosse da Tempo: «Ma lo sa il revisore unico – chiede retoricamente - che esiste un abnorme contenzioso passivo stimato dall’ufficio legale in oltre 66 milioni di euro? Il patrimonio immobiliare indicato in bilancio per 410 milioni di euro è per 386 milioni di euro circa di altri Enti, tant’è che in contrapposizione vi è una riserva indisponibile di pari importo. Lo sa che vi è una significativa problematica circa la proprietà di taluni beni “rivendicata” dalla Regione e da altri enti e che il patrimonio immobiliare sostanziale e formale del Corap è rappresentato anche da diverse strade ed infrastrutture, per così dire difficilmente collocabili sul mercato e con un fair value non utile?».
Il commissario del consorzio lancia poi la sua provocazione finale, rivolgendosi direttamente al revisore unico: «Vista la sicurezza che continua a manifestare, malgrado il pignoramento delle risorse e la situazione emergenziale, circa la possibilità di risanamento a breve dell’Ente senza dover ricorrere alla cristallizzazione del passivo, al blocco delle azioni esecutive e a quant’altro può essere legittimamente realizzato con una procedura di liquidazione coatta, lo invito a fornirmi un parere strettamente tecnico». Come dire, basta chiacchiere “politiche”: se sai davvero come fare, dillo. Ma numeri alla mano.

degirolamo@lactv.it

 

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