Crisi Aeroporto di Reggio. La testimonianza: «Tanta rabbia: dietro i lavoratori, intere famiglie»

VIDEO | Il timore di non avere più un lavoro negli occhi dei dipendenti dello scalo della città dello Stretto: «Non possiamo reinventarci». La vicenda monitorata da Luciano Amodeo, segretario regionale Uil Trasporti Calabria

 

di Angela  Panzera
mercoledì 5 settembre 2018
17:43
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Circa settanta lavoratori dell’aeroporto “Tito Minniti”, rischiano –una volta terminati gli ammortizzatori sociali di rimanere senza futuro. Uno scalo quello reggino che non solo subisce i tagli dei voli ma, che è caratterizzato anche da una forte crisi occupazionale nell’indifferenza delle Istituzioni e soprattutto nelle inadempienze della “Sacal”, la società di gestione  presieduta dal prefetto Arturo De Felice, che si è aggiudicata la Gestione dell’aeroporto,  e dell’Enac che – a causa delle mancate assunzioni- non garantisce l’adeguata sicurezza. Storie diverse, problemi diversi ma, con un unico comun denominatore: la costante paura di non avere più un lavoro.

«Dietro i lavoratori, intere famiglie»

«Non possono guardare le persone come dei numeri- ci dice Giovanni Cilione, ex lavoratore Sogas in mobilità- dietro i lavoratori ci sono intere famiglie, ci sono figli, c’è un mondo e una vita che va tutelata. Non si capisce come mai l’Enac, che quando c’era la Sogas, la sanzionava settimanalmente se mancava una sola delle persone adibite ad un tipo di servizio, oggi invece, non lo faccia più. Chiediamo alla Sacal- conclude Cilione-  che metta al più presto i numeri, ossia il personale, inseriti nel bando perché il bando l’ha vinto anche grazie ai numeri di personale che aveva garantito, per la gestione dell’aeroporto». E poi c’è chi, nonostante il riassorbimento in “Sacal” si è visto poi, escludere dalle graduatorie per una serie di intoppi e cavilli burocratici che hanno dato via a un lungo contezioso giudiziario. Ma le loro parole non vengono pronunciate per le singole vicende personali bensì per l’intero gruppo di lavoratori che rischia di finire in “mezzo alla strada”, senza un perché e con tanti punti interrogativi. «C’è tanta rabbia- afferma alla nostra testata Massimo Pennino, ex lavoratore “Sacal”, perché io ho 56 anni e come me ci sono tanti colleghi, con anzianità di servizio, che non possiamo “reinventarci”; spero sia per me che per i miei colleghi,  che la situazioni si sblocchi perché abbiamo diritto- chiosa Pennino- di continuare il nostro lavoro, svolto sempre con professionalità all’interno dello scalo reggino».

«Il sindaco non si limiti al protocollo»

La vicenda dei lavoratori del “Tito Minniti” è costantemente seguita dal sindacato della Uilt trasporti Calabria che in molti casi ha denunciato le inadempienze della “Sacal” e ha “bacchettato” più volte le Istituzioni sia cittadine che regionali. «Siamo molto preoccupati per le scelte di Sacal e per il futuro dei nostri lavoratori- afferma Luciano Amodeo, segretario regionale della Uil Trasporti Calabria. Chiediamo un impegno concreto perché sino ad oggi abbiamo sentito tantissime parole esternate sin dai tempi delle procedure di licenziamento collettivo con impegni presi anche da parte del Prefetto reggino, Michele Di  Bari, e di tutti gli attori coinvolti. Anche il sindaco Falcomatà- conclude Amodeo- non si limiti soltanto al protocollo, ma deve prendere in mano la situazione anche con l’ingresso, da parte della città metropolitana, nella parte azionaria della Sacal». 

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