Teatro d’aMare, a Tropea cala il sipario sulla rassegna più suggestiva

VIDEO | La compagnia umbra diretta dal regista folignate Michelangelo Bellani, chiude la stagione 2019 con l'ultimo spettacolo in cartellone, diretto da Maria Grazia Teramo: la storia di Gianni Pampanini, interpretata magistralmente dall’attrice perugina Caroline Baglioni 

di Monica La Torre
1 agosto 2019
11:17
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«Eravamo emozionati quando ci hanno proposto Tropea. E stasera, lo eravamo ancora di più. Sia per il legame personale che ci lega a questi luoghi, sia perché il nostro addetto alle luci, Gianni Staropoli (premio Ubu come miglior luciaio 2017, ndr) è originario di qui. E devo dire che questo posto ci ha accolto in modo pazzesco. Cosa non scontata, tra l’altro, quando si va in scena all’aperto». Michelangelo Bellani, regista dello spettacolo Gianni, intervistato al termine della serata, ha riservato parole di affetto sincero alla città, al pubblico, al Teatro del Porto. Soddisfatto per l’accoglienza e per l’esito della serata – che per inciso ha chiuso la stagione di prosa estiva Teatro d’Amare 2019, proposta da Laboart con la direzione artistica di Maria Grazia Teramo -, ha appena incassato le reazioni affascinate di un pubblico partecipe, numeroso, ed arricchito, sugli spalti, da belle personalità del mondo della cultura regionale.

 

Monologo d'autore

Con “Gianni. Ispirato alla voce di Gianni Pampanini”, interpretato da una splendida Caroline Baglioni, e vincitore, nel 2015, del premio Scenario per Ustica, di In-Box nel 2016, e del premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria nel 2017) il regista folignate ha portato in scena il monologo ispirato ad alcune registrazioni audio dello zio dell’attrice, Gianni, appunto, casualmente rinvenute dalla Baglioni e divenute trama portante della messa in scena. Un personaggio sofferente, il cui disagio, impresso nella memoria adolescenziale della protagonista, che con lo zio aveva convissuto fino al suicidio di lui, viene faticosamente recuperato e proposto. Motivazione del premio Ustica, difatti, è stata il “lavoro sulla memoria individuale capace di creare uno spazio di comprensione ed empatia che scuote lo spettatore”. (In foto: Michelangelo Bellani)

 

Il grazie commosso di Maria Grazia

La Baglioni, dal canto suo, dopo aver sottolineato il faticoso e complesso lavoro emotivo cui si è dovuta sottoporre per portare in scena un dolore a lei così intimamente legato, ha confermato le impressioni ricevute da Bellani sulla scena fisica della rappresentazione. «Un luogo di grande interesse - ha dichiarato, a proposito del Porto e della città - così come è da ammirare lo sforzo fatto da Laboart per portare a Tropea il grande teatro. Siamo felici di aver potuto contribuire a questa stagione, e ci auguriamo che possa nascerne una collaborazione che ci porti di nuovo qui».
Al termine della rappresentazione, la direttrice artistica ha chiamato accanto a sè collaboratori, tecnici, compagnia e amministratori. «Voglio ringraziare tutti per il sostegno espresso a Teatro d’Amare, che chiude splendidamente la stagione 2019. Quest’anno, grazie agli sponsor ed all’amministrazione comunale oltre che al lavoro dei anti volontari che ci supportano, abbiamo alzato l’asticella del livello qualitativo della manifestazione», ha dichiarato la Teramo.

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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