Il sogno del guerriero, a Riace un murales omaggia Mimmo Lucano

È stato realizzato sul muro dell’ Istituto comprensivo dall’artista peruviano Carlos Atoche per rimarcare i valori dell’accoglienza della cittadina della Locride

di Redazione
2 aprile 2019
07:46
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Il murales
Il murales "Il sogno del guerriero"

Il sogno del guerriero” è il nuovo murales dipinto dall’artista peruviano Carlos Atoche sul muro della scuola primaria Istituto Comprensivo Riace Monasterace di questo piccolo borgo della Locride, noto per essere stato un modello esemplare di accoglienza e di integrazione per i rifugiati che scappavano dalle guerre. Quest’opera straordinaria di 60 metri quadrati, visibile anche dalla piazza centrale del borgo, è stata sostenuta dal Comitato Riace Premio Nobel per la Pace e portata a termine grazie all’accoglienza di Riace e ai piccoli contributi donati attraverso l’appello pubblicato sulla pagina Facebook della Campagna.

Il murales

Il murales, riferisce una nota stampa, raffigura un guerriero mitologico che esprime con la forza dei suoi tratti l'idea dell'accoglienza e del rispetto per lo straniero ed il viandante propria della mitologia greca, trapiantatasi nella Magna Grecia. Un guerriero forte che ama la sua gente ed il suo paese e che si batte per non farlo cadere nell'abbandono e per non farlo morire accogliendo chi scappa dall'inferno e sogna una nuova vita. Quel guerriero dipinto con grande forza da Carlos con le sembianze e la possanza di uno dei bronzi, riemersi a distanza di secoli dal mare di Riace come per volere e disegno del "fato", in realtà non è mai andato via. Come l'idea di accoglienza e di ospitalità che è rimasta viva attraverso i secoli nelle popolazioni dell'ex Magna Grecia e dell'intera Calabria nonostante le sue stridenti contraddizioni.

L'accoglienza a Riace

Il dipinto è un omaggio a Mimmo Lucano che è stato capace di tradurre il sogno in realtà trasformando il comune di Riace in un’esperienza unica di accoglienza e di rispetto per gli altri. Quel sogno che un pensiero politico di segno opposto, fondato sull'egoismo, la paura e la criminalizzazione della solidarietà sta tentando di soffocare, strozzando insieme le speranze di chi fugge dall'orrore e quelle di un intero paese che ha dato vita ad un percorso di speranza e di rinascita nel nome di una nuova umanità. Il paese ha accolto con grande entusiasmo il nuovo murales, in molti sono venuti a complimentarsi con Carlos per il suo dipinto e hanno lasciato un messaggio di solidarietà e di vicinanza a Mimmo Lucano. Insieme a Carlos in questi giorni c’erano anche Emanuela Robustelli, curatrice d’arte che ha seguito tutta l’operazione assistendo l’artista Atoche e Maura Crudeli, presidente di Aiea Onlus, una delle associazioni promotrici del Comitato Premio Nobel per la Pace, che ha documentato la realizzazione del murales e curato la parte produttiva e logistica dell’opera.

I lottatori della pace

Mimmo Lucano guardando la foto del murales ha commentato:«La letteratura, la musica, l’arte sono espressioni della nostra anima, la bellezza della vita…la prima cosa che mi ha colpito quando ho visto la foto di questo murales è la luce. Mi sono immaginato che dalla piazza di Riace, dalla ringhiera dove tante volte mi sono appoggiato per guardare il mare, adesso gli occhi andranno ad incrociare questo spazio dove c’è l’anima di qualcuno che ha concepito questa cosa. Ho pensato a come emergesse questa figura che racconta la storia della nostra comunità, la figura della Magna Grecia, i bronzi di Riace». Nel ricordare figure importanti che hanno lottato per la pace, per i diritti umani come Peppino Impastato o le Madri di Plaza de Mayo ha poi aggiunto: «Credo che sia un’aspirazione di tutti gli esseri umani immaginare un mondo di pace, un mondo senza confini, senza barriere». Quindi le parole di Carlos Atoche: «Oggi torno a casa dopo essere stato a Riace per una settimana. Sono venuto fin qui per realizzare un murales a sostegno di Mimmo Lucano e del suo modello d'accoglienza. E' stato duro constatare come dopo l'esilio di Mimmo e lo smantellamento del cosiddetto modello Riace, il paese è tornato come prima: strade e piazze semi deserte, case abbandonate ed i pochi rimasti, sono costretti poco a poco, ad emigrare per trovare lavoro in altri paesi più grandi».

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