Da Tropea a Milano: Laboart e fratelli Carchidi finalisti al Teatro PimOff

La giovane compagine calabrese si contenderà il premio con i progetti “La foresta” della compagnia “Ortika + iPesci”, “Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi” di Pietro Angelini, “Twittering Machine” del Collettivo “ADA” e “Oblio” di “Cerbero Teatro”

di Redazione
5 dicembre 2019
09:10
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Al Premio PimOff per il teatro contemporaneo c'è spazio per la Calabria. La manifestazione, alla sua prima edizione, vedrà tra i cinque finalisti i Fratelli Carchidi e l'associazione LaboArt Tropea con il progetto “Amanda. Colei che deve essere amata”. Il bando sostiene progetti teatrali in fase di studio che non abbiano mai debuttato. Lo scopo è individuare e sostenere nuove proposte teatrali, incoraggiare il lavoro registico, favorire la creazione contemporanea e promuovere lo scambio tra operatori e critici del teatro. Le compagnie finaliste presenteranno un estratto del proprio progetto ad una giuria di critici e operatori, in due serate aperte al pubblico presso il Teatro PimOff di Milano il 28 e il 29 febbraio 2020. La compagnia vincitrice si aggiudicherà un Premio in denaro dell’ammontare di 3.000 euro e un periodo di residenza di massimo dieci giorni per ultimare il lavoro e debuttare nella stagione 2020/21 del Teatro PimOff, stagione di tutto rispetto che negli ultimi anni ha ospitato alcune tra le più importanti e riconosciute compagnie (di teatro e di danza) italiane e internazionali.

 

Lo spettacolo 

"Amanda. Colei che deve essere amata" è un progetto ideato da Antonella e Francesco Carchidi che ne cureranno la drammaturgia, la prima comparirà anche in scena, il secondo si occupa invece della regia; a supportarli il sound designer Remo De Vico che curerà il progetto sonoro. Il testo racconta di un'allegorica storia d'amore tra una donna e il suo disturbo: l'acufene, disturbo uditivo caratterizzato dalla sensazione di ronzio, sibilo o tintinnio dovuto a stimolazione non esterna, ma interna – in altre parole, una frequenza sonora udibile solo da chi ne è affetto. Il rumore è costante e senza soluzioni di continuità, come un allarme innescato senza la possibilità di disinnescarlo; ciò implica una difficoltà di concentrazione anche nelle più semplici attività quotidiane. L’acufene si trasforma in personaggio e in pretesto per dare inizio al tormento interiore di Amanda, metafora del senso di spaesamento che sta coinvolgendo l'era contemporanea, bombardata da stimoli psichici sempre più invadenti.

 

I finalisti

La giovane compagine calabrese si contenderà il premio con i progetti “La foresta” della compagnia “Ortika + iPesci”, “Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi” di Pietro Angelini, “Twittering Machine” del Collettivo “ADA” e “Oblio” di “Cerbero Teatro”.

Gli ideatori

Tornando al progetto, eccone la filosofia, espressa direttamente dagli ideatori. «Nell'epoca contemporanea – spiegano i fratelli Carchidi – la solitudine, il silenzio, l'incontro più intimo con se stessi, è un concetto sempre più fittizio. Anche nel buio di una stanza, qualcosa fa rumore e ci spinge a connetterci con l'esterno, con qualcun altro; eppure siamo soli. Questo qualcuno ci dà l'illusione di essere in compagnia anche quando siamo soli, così si perde il gusto di stare da soli e il gusto di stare in compagnia. Ne deriva la convinzione di essere al centro di un universo, prede continue di un tribunale pronto a giudicarci per i nostri comportamenti, per le nostre azioni, per i nostri gusti. Acufene rappresenta quel tribunale che sentenzia continuamente cosa è meglio fare e non fare per piacere; il dover piacere esclude il piacersi. Così, come il signor K. ne Il Processo di Kafka, Amanda si ritrova sotto accusa e sotto pressione, senza avere la benché minima idea delle motivazioni che la spingano in quella condizione».

 

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