La guerra dei reperti preistorici: «Il museo di Lamezia li restituisca a Vibo»

Una collezione formata da 320 pezzi unici che ricostruiscono la storia dei primi insediamenti umani in Calabria è contesa tra le due istituzioni culturali

di Enrico De Girolamo
21 ottobre 2017
15:46
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È una guerra “culturale” contro il museo di Lamezia, ma sempre una guerra è. A dichiararla è stato Raniero Pacetti, presidente dell’associazione Civitas di Vibo Valentia, prestigioso sodalizio molto attivo tra gli anni ‘80 e ‘90 e poi in stand by fino alla ripresa dell’attività nel marzo di quest’anno.

 

Il primo obiettivo della rediviva associazione è stato il recupero della collezione di reperti preistorici donati dallo studioso lametino Dario Leone al museo Vito Capialbi Vibo alla fine degli anni ’80. Dei 320 reperti, che consentono di ricostruire la vita dei primi insediamenti umani in Calabria, si era persa traccia da circa 25 anni. Così, scoprire che fine avesse fatto, è stato il primo passo per ridare visibilità all’associazione, sollecitando i vertici del museo ospitato nel Castello Normanno Svevo a indagare. In breve, il mistero è stato risolto: la collezione Leone è da anni esposta nel museo di Lamezia, come ci ha confermato lo stesso direttore Gregorio Aversa, auspicando che possano rimanere nella città lametina.

 

Il museo di Lamezia vorrebbe tenere i reperti


«Non riduciamo la questione a una serie di cavilli legali, ma cerchiamo di puntare alla valorizzazione del patrimonio calabrese nel suo complesso - ha dichiarato Aversa -. Il museo di Vibo ha già tanti reperti interessantissimi e di grande valore. Per noi, invece, sarebbe difficile dover rinunciare alla collezione Leone».
Un’osservazione alla quale il dirigente ha fatto seguire la precisazione che, comunque, si adeguerà alle decisioni assunte dalla Sovrintendenza, dopo che sarà stata accertata la titolarità dei reperti. Ed è proprio questa puntualizzazione ad aver fatto scattare la durissima reazione del direttivo dell’associazione Civitas, che ha invitato la città di Vibo «a non accettare azioni piratesche», perché sulla titolarità della collezione non ci sono dubbi. A dimostrazione di ciò Pacetti elenca e documenta tutti i passaggi di mano dei reperti, per i quali la stessa Civitas aveva finanziato nel 1988 l’allestimento della sezione Preistorica nel museo Capialbi. Poi, una serie di mostre itineranti in giro per l’Italia aveva portato lontano la collezione, che è riapparsa, non si sa bene quando, a Lamezia, dove ora occupa un posto di primo piano nel museo diretto da Aversa.

 


L'associazione vibonse promette battaglia

«La questione “Donazione Dario Leone” - afferma il direttivo dell’associazione vibonese - diventa una vexata quaestio quando l’arroganza di chi, invece di rispettare il mandato, decide di privare il Museo di Vibo Valentia di importanti testimonianze preistoriche che andavano a integrare i ritrovamenti di Paolo Orsi a Torre Galli, ignorare e prevaricare le volontà testamentarie del Prof. Dario Leone, utilizzare a proprio piacimento il materiale acquistato con i fondi dell’Associazione Civitas».

 

Parole pesanti


Bordate che diventano ancora più esplicite quando Pacetti ventila addirittura un’ipotesi di «appropriazione indebita», dicendo che il museo di Lamezia «avrebbe potuto e dovuto verificare la provenienza e la liceità dei reperti che gli venivano consegnati» e aggiungendo che «oggi, a distanza di tanti anni, la questione si riapre e appare in tutto il suo squallore!». Parole forti che fanno presagire uno scontro molto polemico nelle prossime settimane. «Dopo aver appreso dalla stampa che i reperti sono a Lamezia - conclude Pacetti - non lasceremo nulla di intentato pur di salvaguardare e tutelare il patrimonio storico e archeologico della città di Vibo».

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