Truffa sui fondi agricoltura, coinvolte undici persone e due società

Per ottenere i finanziamenti hanno presentato alla Regione anche fatture di operazioni inesistenti. Sequestri per 350mila euro nel Reggino 

di Redazione
25 luglio 2019
08:29
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Guardia di finanza
Guardia di finanza

Eseguito dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria un decreto emesso dalla Procura della Repubblica al Tribunale di Reggio Calabria e, successivamente convalidato dal gip con il quale si è disposto il sequestro preventivo di oltre  350mila euro verso disponibilità finanziarie, beni mobili registrati e beni immobili nei confronti di 11 soggetti e due società per i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni in tutto e/o in parte inesistenti.

Le indagini

Le indagini, avviate nell’aprile del 2017 e svolte dai finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Villa San Giovanni, sono state coordinate dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e dal procuratore aggiunto, Gerardo Dominijanni, e dirette dal sostituto procuratore, Diego Capece Minutolo.

 

L’attività investigativa è stata orientata all’individuazione di eventuali profili di illiceità nella concessione di un finanziamento pubblico nel settore dell’agricoltura pari a € 690.857,06, in relazione al Psr Calabria - misura 223 - primo imboschimento di superfici non agricole, a beneficio di una cooperativa operante nel comune di Scilla (RC). In prima battuta, l’indagine si è basata sulla analisi della copiosa documentazione acquisita alla Regione Calabria e, successivamente, su perquisizioni domiciliari/personali, acquisizioni documentali e bancarie, accertamenti tecnici operati con droni di ultima generazione unitamente ai funzionari del Sistema Informativo Nazionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura.

La falsa documentazione

All’esito degli approfondimenti investigativi si è accertato che l’azienda sottoposta a controllo aveva provveduto ad eseguire solo parte dei lavori per i quali aveva precedentemente ottenuto il finanziamento producendo falsa documentazione amministrativa/fiscale atta a comprovare l’avvenuta spesa. Nello specifico, è stato rilevato che, in relazione a determinate voci, i lavori non sono stati per nulla eseguiti mentre, in altri casi, è stata accertata la loro esecuzione parziale  su di una porzione della superficie oggetto di finanziamento. Per ottenere, poi, il pagamento delle varie tranche del finanziamento pubblico e, quindi, documentare l’esborso finanziario, gli indagati non hanno avuto remora a produrre alla Regione Calabria una serie di fatture per operazioni in tutto e/o in parte inesistenti attestanti l’acquisto dei beni finanziati con la complicità di funzionari/incaricati della Regione Calabria che hanno attestato falsamente i collaudi propedeutici alla concessione del finanziamento.

I costi triplicati

Per di più, le indagini condotte hanno consentito di accertare che i costi relativi all’acquisto delle piantine da utilizzare per il rimboschimento del terreno erano stati “cartolarmente” triplicati, mediante l’interposizione di un’ulteriore azienda compiacente.

L’esecuzione del provvedimento di sequestro in commento ha avuto ad oggetto disponibilità finanziarie liquide direttamente riconducibili agli indagati (conti correnti, buoni fruttiferi postali, carte prepagate, fondi pensione, depositi di risparmio e fondi di investimento), nonché sette autoveicoli e due motoveicoli. La lotta agli sprechi di denaro pubblico consente un utilizzo trasparente dei finanziamenti nazionali e comunitari.

 

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