Miele... amaro, il clima ha dimezzato la produzione calabrese di qualità

I dati forniti da Coldiretti rivelano un calo del 40%. Cresciute le importazioni: «Un vaso su due contiene un prodotto che proviene dall'estero»

di Redazione
29 luglio 2019
16:42
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«Il clima ha dimezzato il miele calabrese, e un vaso su due è straniero». A rivelare il dato preoccupante che colpisce uno dei settori agricoli della nostra regione è la Coldiretti Calabria.

 

«Nelle campagne calabresi - spiegano i vertici dell'associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana - le aziende apistiche in questi anni hanno investito costantemente creando anche virtuosi sistemi di promozione del territorio: nel 2018 si registravano 600 aziende professionali con partita Iva con oltre 80.000 alveari allevati (fonte: banca dati Apistica nazionale), oltre agli hobbisti. Ma, per effetto del crollo della produzione, praticamente dimezzata nella prima parte del 2019, sugli scaffali dei negozi e supermercati più di un vaso su due contiene in realtà miele proveniente dall'estero».

Coldiretti Calabria, a supporto di quanto detto, cita un'analisi fatta dalla confederazione sulla base di dati Ismea «che - sottolinea la confederazione - trova conferme anche nei territori calabresi maggiormente interessati: dalla analisi si evince che quest'anno la sola produzione di miele di acacia e agrumi ha fatto registrare una contrazione di oltre il 40% con una sensibile riduzione dei ricavi per gli apicoltori».

«A pesare - secondo quanto riportato dall’associazione dei coltivatori diretti - è stato l'andamento climatico anomalo del 2019, caratterizzato da primi mesi dell'anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato, ma poi da un giugno bollente».

 

Per la Coldiretti Calabria «la sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo».

«Il risultato è che quest'anno - continuano i rappresentanti dell’associazione -  la produzione è dimezzata mentre sono cresciute le importazioni, circa la metà arriva dall'Ungheria e quasi il 10% dalla Cina».

I consigli della Coldiretti ai consumatori

«Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall'estero spesso di bassa qualità - spiega la confederazione dei coltivatori diretti - occorre verificare con attenzione l'origine in etichetta oppure conviene rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nella rete di 'Campagna Amica'».

«La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell'Unione europea, l'etichetta - conclude la Coldiretti - deve riportare l'indicazione ‘miscela di mieli originari della Ce’».

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