Scioglimento a Cassano, l'ex sindaco Papasso: «Morte civica e civile di un paese»

L'ex primo cittadino commenta la sentenza del Consiglio di Stato che ha ratificato il provvedimento di scioglimento per mafia del suo Comune

di Marco  Lefosse
17 giugno 2019
18:21
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Nonostante l’ennesima sentenza, questa volta del Consiglio di Stato, che ha ratificato il provvedimento della Presidenza della Repubblica di procedere allo scioglimento del Comune di Cassano (leggi anche Infiltrazioni mafiose, confermato lo scioglimento del Comune di Cassano Jonioper infiltrazioni mafiose, l’ex sindaco della cittadina delle terme, Gianni Papasso, non ci sta e rilancia: «Si è trattato e si tratta di una gravissima ingiustizia!...i risultati dello scioglimento sono sotto gli occhi di tutti e testimoniano la morte civica e civile della nostra amata comunità».

«Una sentenza assolutamente prevedibile»

Non si ferma Papasso anche se questa volta, però, sembrano non esserci più attenuanti alla decisione di scioglimento del Consiglio comunale, in quanto le prove – confermate dalla corte romana di Piazza Capo di Ferro – sarebbero schiaccianti.

«Come era assolutamente prevedibile il Consiglio di Stato ha rigettato il nostro ricorso – scrive Papasso - avverso la sentenza del Tar Lazio, che confermava lo scioglimento del Consiglio Comunale. Dopo i pronunciamenti dello stesso Organo giudiziario, riguardanti i comuni di Lamezia Terme e di Marina di Gioiosa Jonica, era difficilissimo ottenere un pronunciamento positivo. Si trattava, quindi, di un’impresa assai difficile anche in considerazione del fatto che i comuni reintegrati a seguito di sentenze del Consiglio di Stato sono stati pochissimi».

L’ex primo cittadino cassanese continua a far leva sul fatto che la sentenza del Tar sarebbe stata troppo incentrata «sulla relazione di accesso» e «sulla conseguente relazione del Prefetto». «Anche il Consiglio di Stato – scrive - si è rifugiato nel “principio della prevenzione”. A nulla sono valse le nostre dettagliate spiegazioni, che rappresentano assolute verità sui punti individuati dalla commissione di accesso. Punti estremamente e volutamente gonfiati, alcuni dei quali contengono vistosi e macroscopici falsi, per rappresentare una situazione amministrativa particolare e per pervenire allo scioglimento del consiglio. Continuiamo a ribadire, quindi, che si è trattato e si tratta di una grande e grave ingiustizia. Oltretutto, il clima di assoluto giustizialismo che imperversa nel Paese, certamente non ci ha aiutati nella difficile impresa. Abbiamo presentato ricorso avverso la sentenza del Tar per spiegare le nostre ragioni e le nostre verità, per difendere la nostra azione amministrativa».

 

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Marco  Lefosse
Giornalista

Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra...

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