Scilla: viaggio in uno dei borghi più belli d'Italia, dove la mafia è entrata in municipio (VIDEO)

Oggi l'insediamento dei commissari dopo lo scioglimento disposto dal Governo: «Lavoreremo con impegno». L'ex sindaco: «Noi per la legalità, ho toccato interessi pesanti». E i cittadini negano: «La 'ndrangheta? Qui non c'è»

di Consolato Minniti
martedì 27 marzo 2018
16:33
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Il 21 marzo scorso, il consiglio del Ministri ha sciolto il consiglio comunale di Scilla per mafia. Una decisione che va a colpire uno dei borghi più belli d'Italia.

 

A distanza dei sei giorni da quella decisione che porta la firma di un ministro di origine reggina, siamo andati a Scilla per carpire umori e sensazioni di un paese più volte coinvolto in inchieste giudiziarie che hanno dimostrato come, anche in una piccola realtà, possa esservi una 'ndrangheta pervasiva. Abbiamo incontrato i nuovi commissari che avranno il compito di traghettare il Comune per un lungo periodo, prima di riconsegnare la parola ai cittadini e la loro prima impressione è di trovarsi «in uno dei posti più belli al mondo». Proprio per questo l'impegno sarà massimo per «creare meno problemi possibile».

 

Anche l'ex sindaco, Pasqualino Ciccone, è nella piazza principale di Scilla. Non si dà pace per questa decisione e, in attesa di leggere la relazione che ha portato ad un simile provvedimento, sente tutta l'amarezza per aver dovuto interrompere quel «percorso di legalità che avevamo avviato facendo rimuovere tutti gli abusivismi presenti». Lungomare, cantieri, pulizia: il mantra del sindaco è questo. Lui, crede che qualcuno abbia voluto fargli pagare la voglia di riscatto: «Ma noi - dice - continueremo a vigilare». E d'accordo con lui sono alcuni cittadini: la 'ndrangheta a Scilla?  La risposta è netta: «Sta niscendu pacciu allura» (stai diventando pazzo, allora!)».

 

Consolato Minniti

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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