Riabbraccia il figlio dopo dieci anni, storia a lieto fine per un senzatetto

Neculai viveva da anni su una panchina di San Giorgio Albanese. Grazie ai carabinieri è riuscito a tornare in Romania e rivedere il suo congiunto

di Redazione
martedì 22 gennaio 2019
17:03
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Un abbraccio - Immagine di repertorio
Un abbraccio - Immagine di repertorio

Da 15 anni dorme su una panchina in una piccola piazza antistante la chiesa principale di San Giorgio Albanese. È conosciuto da tutti gli abitanti, ma chiuso nella solitudine di chi per scelta o perché costretto, diventa un clochard. Neculai Negrii, 60 anni, romeno, è riuscito, grazie all'intervento dei carabinieri della Stazione di San Giorgio Albanese, a riabbracciare il figlio di 26 anni in Romania.


Tutto è cominciato con il ritrovamento, da parte dei carabinieri, di piccole tracce di sangue nei pressi della panchina dove l'uomo era solito dormire e stazionare per diverse ore al giorno. I militari hanno avviato le indagini per accertare cosa fosse successo. Avendo notato che l'uomo era ferito alla testa, gli hanno chiesto se avesse avuto qualche problema con qualcuno e se avesse perso lui quel sangue.


L'uomo ha raccontato di avere battuto involontariamente la testa proprio sulla panchina dove dormiva. Accertato che le tracce di sangue erano compatibili con l'incidente avuto dal clochard, i carabinieri si sono messi al lavoro per riuscire ad identificarlo ed, eventualmente, a rintracciare i suoi familiari. Risultato ottenuto con la comparazione delle impronte digitali con quelle in possesso al Consolato romeno.


A quel punto sono state avviate le ricerche in Romania dei possibili familiari di Negrii. Il Consolato è riuscito a rintracciare il figlio di 26 anni, il quale si è detto felicissimo di poter riabbracciare il padre che non vedeva e sentiva da oltre 10 anni. Il figlio, da subito, ha dato la disponibilità al pagamento delle spese di viaggio per raggiungere la Romania dove lui risiede. Espletate le pratiche necessarie per il ritorno in patria, il clochard è stato accompagnato alla stazione degli autobus dagli stessi militari che hanno preso a cuore la sua storia. Giunto, dopo due giorni di viaggio, alla sua nuova destinazione, Negrii ha riabbracciato il figlio che non vedeva da quando era un bambino.

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