Muore dopo il parto all'ospedale di Cetraro: «Stroncata da un'emorragia»

VIDEO | Santina Adamo sarebbe giunta in pronto soccorso verso la mezzanotte e i medici l'avrebbero immediatamente trasportata in sala operatoria per il parto. Dopo aver dato alla luce il figlio senza troppi intoppi, un paio di ore più tardi la donna avrebbe cominciato a sanguinare. Trasportata nuovamente in sala operata è spirata innanzi agli occhi dei medici che avevano provato a rianimarla 

di Francesca  Lagatta
mercoledì 17 luglio 2019
15:24
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L’ospedale Iannello di Cetraro
L’ospedale Iannello di Cetraro

Una emorragia massiva risultata fulminante. Sarebbe morta così Santina Adamo, per tutti Tina, classe 1982, spirata questa mattina all'alba all'ospedale Iannelli di Cetraro poche ore dopo aver partorito il figlio, che per fortuna sta bene. La donna, originaria di Rota Greca, era residente a Montalto Uffugo e si trovava sulla costa per trascorrere le vacanze estive. A provocare il sanguinamento potrebbe essere stata una lacerazione provocata dal parto, avvenuto in modo naturale, che comunque i sanitari avevano provveduto a medicare applicando specifici tamponi. Ad ogni modo, stabilire con certezza le cause del decesso sarà la procura di Paola che ha avviato immediatamente le indagini. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Cetraro, che hanno sequestrato la cartella clinica della donna e raccolto le prima testimonianze.

I fatti

Stesso in mattinata la nostra troupe si è recata sul posto per capirne di più sulla vicenda e poco dopo è stata ricevuta dal neo direttore sanitario dello spoke Cetraro-Paola, Vincenzo Cesareo, visibilmente provato dall'accaduto ma pronto a chiarire ogni aspetto della vicenda. Secondo la sua versione, Santina sarebbe giunta in pronto soccorso verso la mezzanotte e poco dopo avrebbe accusato un malore, probabilmente riconducibile a uno stato di ansia. I medici l'avrebbero immediatamente trasportata in sala operatoria per effettuare un parto cesareo, ma sarebbe stata proprio la partoriente a chiedere di partorire in modo naturale. Considerato un quadro clinico favorevole, la donna avrebbe messo alla luce suo figlio senza problemi, fatta eccezione per una lacerazione vaginale che i medici avrebbero tempestivamente suturato. Successivamente, la donna è stata trasferita in corsia, dove sarebbe riuscita anche a comunicare con i familiari, e solo un paio di ore più tardi avrebbe accusato nuovamente un malore. Questa volta, però, non si sarebbe trattato di un attacco di panico, ma di una emorragia del tipo massiva, una condizione acuta in cui si può determinare in pochi minuti una perdita tale del volume ematico da causare la morte del paziente. Nonostante ciò, rianimatori e anestesisti l'avrebbero nuovamente portata in sala operatoria, dove avrebbero tentato in tutti i modi di salvarla. L'emorragia, però, non le ha dato scampo, e i sanitari hanno dovuto constatarne il decesso.

Niente chirurgo né centro trasfusionale

Il dottore Cesareo dice di essere sicuro che i medici che l'hanno presa in cura abbiano rispettato tutte le linee guida e che la morte della giovane non si sarebbe potuta evitare in alcun modo, almeno con i mezzi e gli strumenti a disposizione, ed è necessario evidenziare, ancora una volta, che la sanità altotirrenica fa acqua da tutte le parti. Stanotte, infatti, nella sala operatoria, mentre la giovane spirava, non c'era nessun chirurgo ad assisterla. Da qualche settimana, infatti, all'ospedale Iannelli di Cetraro non si può operare più in regime di emergenza e urgenza. Decisioni calate dall'alto da una classe dirigente sanitaria che molto spesso agisce secondo esigenze che nulla hanno a che fare con quelle reali dei pazienti. E proprio perché si è trattato di emorragia vale la pena anche ricordare che un presidio ospedaliero che ospita un punto nascita con circa 600 parti all'anno non può contare nemmeno su un centro trasfusionale, che si trova invece all'ospedale di Paola, dove i dirigenti Asp hanno anche deciso di incentrare il polo chirurgico.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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