Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha accolto la tesi della difesa e rinviato gli atti al Riesame di Catanzaro. L’ex reggente del clan degli italiani era stato indicato come mandante del delitto
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La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro nei confronti di Roberto Porcaro, ex reggente del cosiddetto “clan degli italiani” di Cosenza e già collaboratore di giustizia.
Porcaro è indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro come presunto mandante dell’omicidio di Giuseppe Ruffolo, avvenuto nel settembre 2011 nella zona di Città 2000, a Cosenza. Un delitto che, secondo l’accusa, si sarebbe inserito nelle dinamiche criminali legate alla ‘ndrangheta bruzia.
A smontare questa ricostruzione, però, è stata la difesa dell’ex boss, rappresentata dagli avvocati Cesare Badolato e Mario Scarpelli, che ha sollevato due questioni decisive: da un lato, la scadenza dei termini per l’applicazione della misura cautelare, e dall’altro, la mancanza di una sufficiente gravità indiziaria per confermare il ruolo di Porcaro come mandante. A supporto di questa tesi, i legali hanno depositato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, relativa al processo contro Massimiliano D’Elia, considerato l’esecutore materiale del delitto Ruffolo.
In quell’occasione, i giudici avevano escluso l’aggravante mafiosa, ritenendo che l’omicidio non fosse riconducibile a logiche di ‘ndrangheta.
Una valutazione che mina alla base l’ipotesi accusatoria nei confronti di Porcaro e che la Suprema Corte ha ritenuto rilevante, ordinando una nuova valutazione del quadro indiziario da parte del Riesame. I giudici catanzaresi dovranno ora riesaminare la posizione dell’ex collaboratore di giustizia seguendo i rilievi formulati dalla Cassazione.