Giornalista freddato in Slovacchia: «Kuciak è stato ucciso dalla ‘ndrangheta» (VIDEO)

Avrebbe scoperto i legami tra la criminalità organizzata e apparati del governo slovacco, per questo il cronista è stato assassinato assieme alla sua fidanzata

di Consolato Minniti
28 febbraio 2018
16:32
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C’è un filo rosso che lega la Slovacchia alla Calabria. Un filo che parte da Bratislava e giunge fino a Bova Marina, piccolo centro dell’area grecanica di Reggio Calabria. È da qui che nascerebbe l’ultima inchiesta di Jàn Kuciak, il giornalista di 27 anni ucciso il 22 febbraio scorso con un colpo al petto, assieme alla sua fidanzata Martina Kusnìrova, freddata con un proiettile alla testa. Ne sono convinti i colleghi della redazione di Aktuality, la struttura investigativa del giornale Novy Cas, quello per cui Jàn lavorava ormai da tre anni. «Non possiamo dire con certezza quale sia il movente del suo omicidio – ripetono i colleghi – ma gli ultimi articoli hanno a che fare con l’Italia e l’Est della Slovacchia».

 

Kuciak lavora sulle decine di società registrate da Antonino Vadalà, sospettato dai quotidiani slovacchi di avere connessioni con la ‘ndrangheta, e – spiegano quelli di Aktuality – Jan scopre che nel 2011 l’imprenditore entra in società con Maria Troska, prima pezzo grosso del ministero dell’Economia slovacco ed ora consigliere capo del premier Robert Fico. Proprio lui che ha messo sul piatto un milione di euro per chi darà informazioni sull’assassinio del giornalista. La presenza della ‘ndrangheta in Slovacchia, del resto, non è nuova, come certificato dalle inchieste Azimut e Mediterraneo. Questa, dunque, una delle piste su cui lavorano le autorità slovacche. Ma non è l’unica per arrivare alla verità.

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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