A oltre vent’anni dall’esecuzione di Massimo Speranza, conosciuto da tutti come “il Brasiliano”, emergono nuovi sviluppi giudiziari. Gli indagati Luigi Bevilacqua (alias Gino), Fioravante Abbruzzese (alias Banana), Giovanni Abruzzese (alias il Cinese) e Armando Abbruzzese (noto anche come Andrea o Siccia Niura) compariranno l’8 aprile davanti al giudice per le indagini preliminari Piero Agosteo del Tribunale di Catanzaro per l’interrogatorio di garanzia. In questa sessione non figura Rocco Azzaro.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha consentito di far luce su uno dei cold case più inquietanti del Cosentino, grazie anche al contributo di diversi collaboratori di giustizia. Tra questi: Nicola Acri e Franco Bruzzese.

Speranza, appena 21enne, venne freddato con un colpo alla testa nel settembre del 2001. Secondo il racconto degli inquirenti, sarebbe stato vittima di un’esecuzione scattata per un mero sospetto: la convinzione, mai verificata, che avesse parlato con i rivali del clan degli Italiani, rivelando informazioni riservate sugli Zingari, gruppo con cui era entrato in contatto in passato per una rapina.

Il movente si inserisce in un contesto più ampio di guerra tra cosche: una faida sotterranea tra i due clan egemoni a Cosenza agli inizi degli anni Duemila, scoppiata per il controllo del traffico di droga. In base agli accordi interni, agli Zingari spettava la gestione di hashish e marijuana, agli Italiani quella della cocaina. Ma le reciproche invasioni di campo avevano incrinato l’equilibrio.

Secondo le dichiarazioni rese ai magistrati, Speranza sarebbe stato attirato in una trappola con la scusa di “testare” una partita di stupefacenti. Il tragitto lo avrebbe portato da Cosenza a San Demetrio Corone, passando per Lauropoli e Apollinara, fino a un casolare isolato, dove ad attenderlo ci sarebbero stati gli esponenti di spicco della cosca. Qui sarebbe stato accolto con un’apparente cordialità, seduto e persino omaggiato con una sigaretta.

Poi, l’inganno. Eduardo Pepe, ritenuto il killer materiale, gli avrebbe teso la mano per poi freddarlo con un colpo alla testa. Il cadavere di Speranza non è mai stato ritrovato: secondo gli investigatori, potrebbe essere stato sepolto e successivamente spostato. Un mistero che, a distanza di anni, ancora resiste.

Nel collegio difensivo degli indagati figurano gli avvocati Cesare Badolato, Giorgia Greco, Antonio Quintieri e Luca Acciardi.