L'omicidio Canale, gli intrecci mafiosi e gli scambi di killer tra il Reggino e il Vibonese

VIDEO | Dall'inchiesta che ha portato all'arresto di mandanti ed esecutori per il delitto commesso nel 2011 a Gallico emerge un intreccio di sicari a buon mercato 

di P. C.
venerdì 27 luglio 2018
12:00
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«Mi avevano proposto 14mila euro, io gli ho detto di no». Così il pentito Daniele Bono. Anche lui era stato contattato da “cumpari Turi”, ovvero Salvatore Callea, il reclutatore di killer per conto dei clan in guerra. A Gallico c’era da ammazzare Peppe Canale per vendicare l’uccisione del boss Domenico Chirico. Originario di Oppido Mamertina, sistematosi nel Viterbese, Callea era stato scomodato i mafiosi di Gallico entrati in guerra già prima che a Vibo e dintorni deflagrasse la faida nella quale, su impulso di Pantaleone Mancuso alias “Scarpuni”, prestò servizi e sicari ai Patania contro il clan dei Piscopisani.

 

Bono, uomo dei Patania, il cui pentimento segnò una svolta nelle indagini sul bagno di sangue di cui fu teatro il Vibonese, all’epoca rifiutò l’offerta di Callea. E la rifiutarono pure i due killer dei Balcani ingaggiati da Callea che invece spararono nella faida tra i Patania e i Piscopisani: Arben Ibrahimi e Vasvi Beluli, anche loro oggi dei collaboratori di giustizia. Accettarono invece di assassinare Canale, per soli dieci mila euro da saldare a rate, Cristian Loielo e Nicola Figliuzzi, quest’ultimo ultimo pentito reoconfesso di una batteria d’assassini.

Un intreccio di killer arruolati a buon mercato nei bassifondi del crimine quello che emerge dalle carte dell’operazione che ha fatto luce sull’agguato che nell’agosto 2011 costò la vita a Peppe Canale. Un’indagine dalla quale viene solo lambito, ma non indagato, un altro presunto killer, Sebastiano Malavenda, la spalla di Vasvi Beluli nell’agguato che il 7 luglio 2012, sulla spiaggia di Vibo Marina, provocò la morte di Davide Fortuna. Lo chiama in causa Ibrahimi come compartecipe al delitto Canale, ma la sua ricostruzione viene smentita dal reo confesso Figliuzzi. Ibrahimi rivela però  un’altra circostanza: a portare Malavenda da Reggio a Vibo, per sparare nella faida tra i Patania e i Piscopisani, sarebbe stato Nino Crupi, il genero del defunto boss di Gallico Domenico Chirico. Scambio di favori tra clan, anche questo.

 

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P. C.
Giornalista
Pietro Comito, che ha iniziato la propria carriera professionale a Rete Kalabria e Radio Onda Verde, è stato redattore del Quotidiano della Calabria dal 2002 al 2005, quindi dal 2006 al 2012 caposervizio di Calabria Ora, dove ha guidato le redazioni di Vibo Valentia, Reggio Calabria, Gioia Tauro, Siderno e Catanzaro. Dal 2012 al 2014 è stato nuovamente in servizio al Quotidiano, dove ha guidato, nella veste di caposervizio, la redazione di Vibo Valentia. Nel 2011 ha ritirato il Premio Agenda Rossa conferito ai giornalisti minacciati dalla 'ndrangheta. Sempre nel 2011 è stato insignito del Premio Paolo Borsellino. Ha pubblicato per la Newton Compton e per la Città del Sole Edizioni ed ha collaborato alla realizzazione del Dizionario enciclopedico delle mafie redatto da Castelvecchi Editore. Esperto di cronaca nera e giudiziaria, negli ultimi anni è stato tra i giornalisti calabresi più esposti nell'informazione sulla criminalità organizzata.

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