Oltre 4200 piante di marijuana in un roveto a San Lorenzo

Sequestrata l’intera rigogliosa piantagione di cannabis nel comune del Reggino. Le attività portate avanti dalla Guardia di finanza

di Redazione
16 luglio 2019
08:13
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Marijuana
Marijuana

A seguito di approfondite indagini in materia di lotta al traffico di sostanze stupefacenti, condotte congiuntamente dalle Fiamme Gialle della Compagnia Melito Porto Salvo e dalla Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, anche mediante l’ausilio degli elicotteri per la precisa identificazione dell’area, è stata individuata e, successivamente, sottoposta a sequestro - in un terreno sito nel comune di San Lorenzo (RC) - una estesissima e rigogliosa piantagione di cannabis del tipo “skunk”. La “puzzola” (traduzione in italiano del termine “skunk”), così denominata per il suo odore molto pungente, è un incrocio delle due tipologie di marijuana, sativa e indica, ed è ottenuta fondendo le linee genetiche native del Messico (Acapulco Gold), della Colombia (Colombian Gold) e dell’Afghanistan.

4200 piante

Le 4.200 piante rinvenute, in ottime condizioni vegetative, molto ben nascoste all’interno di un fitto roveto - in alcune parti alto più di 5 metri - e da alberi ad alto fusto, erano di altezza media superiore a un metro e cinquanta. L’intervento è stato posto in essere immediatamente prima della fase della raccolta, atteso che tutte le piante sequestrate presentavano rigogliose infiorescenze dalle quali si sarebbero potuti ricavare circa 2.600 chilogrammi di marijuana, che sul mercato del consumatore finale avrebbero consentito un ingente introito alla criminalità organizzata della zona: lo stupefacente infatti, una volta ceduto al dettaglio, si stima che avrebbe consentito di ottenere un ricavo di svariati milioni di euro.

Il sistema d'irrigazione

Oltre all’ingente quantitativo di stupefacente, è stato sottoposto a sequestro l’intero impianto di irrigazione c.d. “a goccia”, costituito da tubi in gomma pvc per un totale complessivo di circa 1,5 km. Inoltre, sono state sequestrate 4 colonne portanti e relative valvole di chiusura/apertura dell’impianto dell’acqua e attrezzi agricoli vari.

Le indagini, finalizzate alla ricerca dei responsabili, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal procuratore, Giovanni Bombardieri, sono tutt’ora in corso.

 

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