L’Ufficio Studi di Palazzo Bachelet chiede all’Avvocatura dello Stato di resistere davanti al Tar del Lazio contro l’attuale procuratore aggiunto facente funzioni di Reggio Calabria che ha impugnato la nomina del Plenum
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
I procuratori Curcio e Lombardo
Nessun errore, nessuna disparità di trattamento, nessuna sottovalutazione del merito. Così il Consiglio Superiore della Magistratura ha fornito le proprie controdeduzioni al ricorso presentato al Tar del Lazio da Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, contro la nomina di Salvatore Maria Curcio a procuratore capo di Catanzaro. Una nomina deliberata dal Plenum dell'11 dicembre 2024 e oggetto di un ricorso molto articolato, ma che, secondo l'Ufficio Studi del Csm, è da considerarsi infondato o inammissibile.
Il ricorso
Giuseppe Lombardo, attuale procuratore aggiunto facente funzioni di Reggio Calabria e titolare dell’inchiesta antimafia “’Ndrangheta stragista”, ha impugnato sia la delibera del Plenum del Csm dell'11 dicembre 2024 che la proposta della quinta commissione del 2 ottobre 2024, nonché l'atto di concerto del Ministero della Giustizia e il decreto del Presidente della Repubblica di conferimento dell'incarico, chiedendone l'annullamento per sette distinti motivi: dalla presunta errata valutazione dei profili disciplinari di Curcio, alla mancata valorizzazione delle esperienze maturate nell'antimafia reggina, fino alla mancata audizione dei candidati.
La replica del Csm: «Curcio è il più idoneo»
Il Consiglio ha esaminato nel dettaglio ogni profilo e ha concluso che Curcio è il magistrato più idoneo per attitudini e merito. La sua carriera trentennale, spesa per la maggior parte in funzione requirente, è stata ritenuta più ampia e significativa di quella del ricorrente, nonostante l'importanza del ruolo svolto da Lombardo a Reggio Calabria.
Le motivazioni principali
L’Ufficio Studi del Csm, ha evidenziato che Curcio ha già svolto funzioni direttive piene come procuratore a Lamezia Terme, a differenza del solo ruolo semidirettivo (aggiunto) svolto da Lombardo. Sempre Curcio, secondo il Csm, vanta una conoscenza approfondita e storica del distretto di Catanzaro, avendo lavorato a lungo presso la procura e la Dda del capoluogo calabrese. Inoltre, il neo procuratore di Catanzaro, ha ricevuto giudizi "eccellenti" dai Consigli Giudiziari e ha realizzato, nella sede di Lamezia Terme, un'importante opera di riorganizzazione, digitalizzazione e coordinamento.
«Il brillante percorso professionale sin qui maturato dal procuratore Curcio evidenzia un livello di merito e di preparazione tecnico-giuridica di assoluto spessore, ma anche spiccate e comprovate attitudini organizzative e direttive» si legge nella delibera.
L'argomento dell'anzianità
Il Csm osserva che, anche qualora si volesse considerare un profilo di equivalenza tra i due candidati, Curcio risulterebbe comunque prevalente per anzianità di servizio, parametro residuale previsto dal Testo Unico sulla Dirigenza Giudiziaria.
«Il ricorrente non ha formulato motivi di impugnazione avverso il passo della delibera (...) in cui è affermato che “Curcio prevarrebbe comunque anche sulla scorta del parametro residuale dell’anzianità”», scrive l'Ufficio Studi.
I motivi del ricorso ritenuti infondati
Tutti i motivi sono stati ritenuti infondati, tra cui la sanzione disciplinare inflitta a Curcio nel 2009: ritenuta irrilevante per il tempo trascorso e perché successivamente è intervenuta la riabilitazione; il procedimento penale conclusosi con prescrizione menzionato da Lombardo ma ritenuto generico e privo di elementi utili alla valutazione. E ancora la pretesa superiorità delle funzioni distrettuali di Reggio Calabria: smentita dal Csm che ha chiarito come Lamezia Terme sia un territorio contiguo, affetto dagli stessi fenomeni criminali. Ed infine, la mancata audizione: ritenuta ininfluente poiché non è stato dimostrato alcun concreto pregiudizio subito da Lombardo.
Ora il Tar del Lazio
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha quindi deliberato di resistere in giudizio tramite l'Avvocatura Generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso.
Il caso ora passa alla valutazione del Tar del Lazio, chiamato a decidere se la nomina di Curcio sia frutto di un giudizio discrezionale ben motivato o se, al contrario, debba essere rivisto per presunte irregolarità nella valutazione comparativa.