«Incontrammo Gelli per aggiustare un processo. Lui chiamò Andreotti»

'Ndrangheta stragista, l’ex boss tarantino Mariano Pulito svela l’impegno dell’ideatore della P2 e chiama in causa l’ex leader Dc: «Ci parlai al telefono. In cambio Gelli chiese 4mila voti in Calabria»

di Consolato Minniti
18 ottobre 2019
12:04
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Licio Gelli e Giulio Andreotti
Licio Gelli e Giulio Andreotti

«Andammo da Licio Gelli, in un albergo di Roma vicino all’ambasciata americana, per chiedere di aggiustare un processo per omicidio nei confronti dei fratelli Madeo. Lui in cambio ci chiese un appoggio elettorale per la Lega meridionale con un pacchetto di 4mila voti. E per dimostrare il suo impegno chiamò al telefono Giulio Andreotti, parlai anche io con il senatore, pur non avendolo mai visto in faccia. Ma riconobbi la sua voce al telefono».

È Mariano Pulito, ex boss della mafia tarantina, a riferire queste informazioni nel corso del processo “’Ndrangheta stragista” in corso a Reggio Calabria e che vede sul banco degli imputati il boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone con l’accusa di essere i mandanti degli attacchi ai carabinieri negli anni delle stragi di mafia.


«Presi il contatto con Gelli tramite Enzo Serraino, che era una persona fuori dagli ambienti di mafia e si occupava dell’organizzazione dello Zecchino d’oro». Grazie alle contestazioni del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Pulito ricorda anche che a quell’incontro ci sarebbe stato, oltre a Serraino, anche “il professore” Salvatore Sigillo, persona che Pulito aveva conosciuto già da tempo: «Una persona molto educata», rimarca il testimone. Proprio Sigillo sarebbe stato l’uomo al quale fare riferimento per l’appoggio elettorale a Licio Gelli, il quale voleva il pacchetto di voti per la Lega Meridionale.


Il viaggio fino a Roma avvenne due o tre mesi prima dell’arresto di Pulito. Siamo nel 1991. «Ci fu un solo incontro con Gelli, poi arrivò la risposta e cioè che il processo non si trovava in Cassazione, ma a Lecce. Ci disse che però si poteva fare qualcosa».
Sempre tramite le contestazioni fatte dal pm, utilizzando il verbale reso da Pulito, viene fuori che Sigillo incontrò più volte Gelli, così come riferito da Serraino. Il motivo? «Forse per i voti, ma non ricordo. Noi ci siamo messi a disposizione per la raccolta dei voti in Calabria, insistendo con Sigillo, dal quale avevo assicurazione per l’elezione di Gelli». Ma perché Sigillo avrebbe dovuto aiutare Pulito? A giudizio del collaboratore, perché loro (i pugliesi) si erano mossi per fare avere prima un permesso e poi la libertà ad un Mammoliti che era detenuto a Lecce. «Tuttavia, alla fine non credo si sia fatto nulla più, perché sono stato arrestato e posto al 41 bis e non ho saputo più nulla».

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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