'Ndrangheta, torna in libertà lo “spione” Giovanni Zumbo

Scarcerato l'ex amministratore giudiziario. Il commercialista in odore di servizi era stato condannato nel processo Piccolo carro a 11 anni e risulta attualmente imputato in Gotha

di Consolato Minniti
29 giugno 2019
12:20
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Giovanni Zumbo è stato scarcerato. Torna in libertà uno dei personaggi più controversi degli ultimi anni. Condannato in via definitiva a 11 anni nel processo "Piccolo carro", nato dal ritrovamento di un'auto con armi nel tragitto reggino dell'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Zumbo ora è nuovamente un uomo libero, sebbene risulti imputato nel processo Gotha. A darne notizia, insieme a LaC News24, il giornalista Klaus Davi il quale commenta: «Evviva lo Stato, quando si tratta di spie le pene vengono improvvisamente dimezzate». Il massmediologo in questi giorni si trova a Reggio Calabria per realizzare alcune inchieste della rubrica Mediaset Fatti e Misfatti.

 

Giovanni Zumbo, il commercialista reggino, era un uomo in odore di servizi. Più volte aveva avuto contatti con gli 007 dello Stretto. Ma anche con la stessa magistratura. Zumbo, infatti, è un ex amministratore giudiziario. Uno che ha avuto accesso a carte molto riservate. E non è certo un caso che sia riuscito ad inserirsi così bene nei meandri della Giustizia. È quello il suo ruolo: un uomo che sta al centro fra lecito e illecito, fra Stato e antistato. Lui discute, media, informa, tratta. Garantisce.

Il legame con Alberto Sarra

Ma chi è davvero Giovanni Zumbo? Il suo curriculum ci racconta di un passato fatto anche di attività istituzionale all’interno di palazzo Campanella. Zumbo è stato, infatti, nella struttura dell’ex sottosegretario regionale, Alberto Sarra, ritenuto dagli inquirenti il componente della cupola massonico-mafiosa che ha governato le sorti della città dello Stretto per lunghi anni. Il legame fra Zumbo e Sarra è talmente solido che i pubblici ministeri, nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, indicano lo “spione” come uomo infiltrato nelle istituzioni da Sarra e da un altro componente dei “riservati”, Francesco Chirico”, allo scopo di acquisire e sfruttare informazioni riservate provenienti da apparati informativi ed istituzionali.

La vicinanza ai servizi segreti e l’auto con le armi

Il commercialista reggino, questo è un dato ormai acquisito come certo, ha avuto un ruolo non secondario anche in seno ai servizi segreti di stanza a Reggio Calabria. La conferma è arrivata anche ufficialmente. Non che ne abbia fatto parte attiva, ma ne è stato una componente “esterna”. Pur tuttavia fondamentale nel gioco dei pesi e dei contrappesi esistenti in una città delicata come quella dello Stretto. Era uno che passava informazioni, Zumbo. Lo sa bene l’appuntato dei carabinieri Roberto Roccella che con Zumbo aveva un rapporto assai stretto. A tal punto da farsi passare una dritta non da poco nel gennaio 2010, a poche settimane dall’attentato alla Procura generale di Reggio Calabria. Come accertato dal processo “Piccolo carro”, infatti, Zumbo indica a Roccella la presenza di un’auto con delle armi nel tragitto che l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, deve compiere dopo la sua visita a Reggio Calabria.

 

Si scoprirà, solo più tardi che quella è una messinscena architettata dal boss Giovanni Ficara per colpire il cugino Pino ed eliminarlo dalla scena criminale.  Ma è il legame con Giovanni Ficara ad assumere significato ulteriore.

La notizia spifferata al boss Pelle di San Luca

Perché è proprio il boss di Saracinello ad accompagnare Zumbo da un altro pezzo da novanta della ‘ndrangheta jonica: Giuseppe Pelle “Gambazza”. Sono i mesi che precedono l’inchiesta Crimine e Giovanni Zumbo dimostra di conoscere alla perfezione il contenuto degli atti, tanto da anticipare a Pelle diversi passaggi. E in quelle conversazioni nella casa di Bovalino, la microspia (poi all’improvviso spenta) capta frasi che confermano quanto oggi sta venendo fuori: «Ho fatto parte di… e faccio parte tuttora di un sistema che è molto, molto più vasto di quello che (…) ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà: sunnu i peggio porcarusi du mundu e io che mi sento una persona onesta e sono onesto e so di essere onesto… molte volte mi trovo a sentire… a dovere fare… non a fare a fare, perché non me lo possono imporre, ma a sentire determinate porcherie che a me mi viene il freddo». 

Ora, dopo aver scontato la sua condanna, Giovanni Zumbo è un uomo libero sin dallo scorso 7 giugno.

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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