“Gambling”, le cosche reggine sepolte da due secoli di carcere

Pesantissima sentenza del gup per il gioco d’azzardo illegale on line. Dodici anni al boss Giovanni Ficara, Terenzio Minniti, Venerando Puntorieri e Cesare Oscar Ventura. Condannato il pentito Gennaro. Assolti in sei

di Consolato Minniti
venerdì 28 luglio 2017
15:54
Condividi

Sono stati letteralmente sepolti da due secoli di carcere gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato nel processo “Gambling”. Così ha deciso il gup Nicola Marino che ha condannato quasi tutte le persone accusate di far parte di una holding servente in tutto e per tutto alla ’ndrangheta ed in grado di movimentare una quantità di capitali pazzesca, collegata al mondo del gioco illecito on line.

 

Le condanne più pesanti

La mano dura del gup si è abbattuta soprattutto sui soggetti orbitanti attorno alla cosiddetta cosca dei “Ficareddi”, egemone nel territorio di Saracinello, periferia sud di Reggio Calabria.

Dodici anni sono stati inflitti a Giovanni Ficara, ritenuto il boss della zona e già sottoposto a più indagini, con contestuali condanne. Ma una pena pesantissima, sempre 12 anni, è stata comminata anche a Terenzio Minniti, Venerando Puntorieri e Cesare Oscar Ventura. Dieci anni sono stati inflitti, invece, a Vincenzo Nettuno, fratello di Letterio, il giovane ucciso durante la seconda guerra di mafia e di cui tanto si parlò negli anni scorsi. Spicca, poi, fra le altre, la condanna – nemmeno troppo pesante per i benefici di legge – a Mario Gennaro, l’uomo-chiave dell’inchiesta prima perché ritenuto al vertice del sodalizio dedito al gioco on line illegale e poi perché divenuto collaboratore di giustizia.

 

Il meccanismo della truffa

Come riusciva l’associazione a frodare il sistema messo in piedi dallo Stato per la gestione del gioco on line? Tramite un meccanismo più semplice a farsi che a dirsi: la raccolta “da banco” dei giochi e delle scommesse avveniva tramite una rete ramificata di agenzie che sono state inquadrate, simultaneamente, come centri di trasmissione dati collegati a “bookmaker” esteri da un apparente contratto di prestazioni di servizi. Insomma, formalmente tutte le licenze erano a posto, così come le autorizzazioni. La racconta delle giocate, tramite i siti .it e .com, non è avvenuta però attraverso una transazione on line (dunque, con una tracciabilità totale del movimento del denaro), poiché i giocatori pagavano le loro scommesse in contanti o tramite degli assegni consegnati al gestore del punto commerciale. Insomma, il contratto e la scommessa si perfezionavano completamente sul territorio italiano e non anche all’estero, così come sarebbe dovuto avvenire. Le somme incamerate (circa 200mila euro per agenzia in pochi giorni), venivano poi girate alla direzione amministrativa dell’associazione a Malta.

 

La struttura organizzativa

I vertici erano rappresentati da Mario Gennaro e Domenico Lagrotteria, titolari dei circuiti di gioco. Sotto di loro vi era un livello tecnico-amministrativo, i cosiddetti “master” con il compito di promuovere il prodotto. Alle dipendenze di questi ultimi, vi erano la “agenzie”, i cui titolari avevano uno o più “conti di gioco” che consentivano anche a chi non aveva un conto gioco proprio, di poter fare partite a poker on line. Le eventuali vincite erano pagate in contante, anche qui violando le norme che vietano tale modalità di circolazione del denaro.

 

Le singole condanne

Francesco Maria Abramo    6 anni e 8 mesi

Alessia Alessi                        4 anni

Vincenzo Alvaro                   4 anni e 8 mesi

Emanuele Cotroneo             4 anni e 8 mesi

Giovani Ficara                       12 anni

Luca Battista Gagni              4 anni e 8 mesi

Antonietta Gatto                   4 anni e 8 mesi

Mario Gennaro                     4 anni

Margherita S. Giudetti         6 anni

Antonio Lavilla                     5 anni e 4 mesi

Giuseppe Lavilla                   5 anni e 4 mesi

Maurizio Lavilla                    5 anni e 4 mesi

Domenico Madeo                 4 anni

Domenico Manti                   6 anni

Terenzio Minniti                  12 anni

Pietro Monterosso               6 anni

Dario Alfonso Montuori       4 anni

Vincenzo Nettuno                10 anni

Domenico Nucera                4 anni e 8 mesi

Francesco Pesce                   8 anni

Venerando Puntorieri         12 anni

Francesco Ripepi                  6 anni e 8 mesi

Rocco Ripepi                         6 anni e 8 mesi

Paolo Sciumbata                  6 anni

Fortunato Stracuzzi             6 anni

Annunziato Vadalà              2 anni

Cesare Oscar Ventura         12 anni

Pietro Verduci                      4 anni e 8 mesi

Andrea Vianello                   8 anni

 

Gli assolti:

Saverio Ambroggio

Francesco Chirico

Giuseppe Preiti

Rocco Restuccia

Francesco Zungri     

Giuseppe Zungri

 

 

 

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: