La candidatura di Creazzo: al mercato del voto, democrazia in svendita

Accordi, ricatti e trattative che sostituiscono idee e programmi nella scelta delle bandiere da sostenere. Perchè 'ndrangheta e politica parlano lo stesso linguaggio e usano lo stesso metodo. Per tutti «noi dobbiamo andare su qualcuno che noi garantiamo e ci garantisce»

di Alessia Candito
26 febbraio 2020
21:02
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Domenico Creazzo
Domenico Creazzo

Che Domenico Creazzo, sindaco di centrosinistra di Sant’Eufemia finito ieri nella maxi inchiesta della Dda di Reggio Eyphemos, non si sia fatto problemi a cambiare casacca, ancor prima del suo arresto lo dimostravano i manifesti blu-Fdi con cui è stato tappezzato tutto il reggino. Ma anche per chi lo ha sostenuto - nella ‘ndrangheta così come fuori o accanto ai clan - le bandiere in fondo non erano poi così importanti.

Il candidato di tutti

Ascoltato per mesi, Creazzo, tronfio, si vantava di essere corteggiato da tutti i partiti o quasi, come possibile candidato. Dai “ribelli” dell’ex governatore Mario Oliverio «che mi chiama ogni giorno» e lo avrebbe fatto contattare dal suo braccio destro, l’ingegnere Pangallo.

Dall’ex consigliere regionale, prima di Forza Italia poi di Fratelli d’Italia, Alessandro Nicolò, finito in manette l’agosto scorso come uomo della cosca Libri. Da Tonino Serranò, «coinvolto nell'inchiesta Epilogo contro la cosca Serraino, consigliere comunale nel governo Scopelliti e poi uomo del consigliere regionale Sebi Romeo» per i carabinieri, una persona da stimare per il numero di voti che era in grado di raccogliere secondo Creazzo. Dalla Lega, che per Nino Creazzo, fratello e mandatario elettorale dell’aspirante consigliere, «sono loro che ci stanno cercando a noi».

Il partito dei clan

Approcci bipartisan e – almeno sulla carta incompatibili – ma che non disturbavano Creazzo. Il suo obiettivo era entrare in Consiglio regionale, poco importava quale fosse la bandiera. Anzi, per lui e il fratello sembrava quasi una mera formalità.

«Devo andare in un posto dove sono sicuro di essere il primo e là si deve prendere il seggio» lo sentono dire gli investigatori. Del resto, il vero schieramento i due Creazzo lo avevano scelto da tempo ed era la ‘ndrangheta degli Alvaro.

Non a caso, è all’imprenditore Domenico Laurendi, mandatario elettorale del clan e già condannato in primo grado nel processo Xenopolis, che si rivolgono ancor prima di avere in tasca la candidatura, anzi ancor prima di aver scelto il partito politico. «Laurendi – sottolinea il gip - quindi, non veniva solo convocato dai Creazzo per l'appoggio elettorale, ma prima ancora perché valutassero insieme la migliore scelta di campo politico per il Creazzo, la cui candidatura, quindi, diveniva affare comune e di tutti».

Partiti taxi per un viaggio in Consiglio

E l’analisi viene fatta in dettaglio. «I due fratelli Creazzo – si legge nelle carte - si confrontavano con lui anche in merito alla scelta di campo da fare, ossia alla "sacca" politica alla quale aderire per avere le massime garanzie possibili di elezione. Venivano quindi passati in rassegna l'UDC, la Lega, Forza Italia, la sinistra con Oliverio, la lista civica, Fratelli d'Italia. Tutto avrebbe fatto brodo, a dispetto di ogni ideologia politica, di ideali e credo, purchè il Creazzo potesse essere eletto».

Partiti taxi con direzione istituzioni. Quando conversazioni e trattative vengono intercettate, Salvini è ministro dell’Interno e il Carroccio vola nei sondaggi, quindi lui e il fratello puntano ad una candidatura con la Lega. Anzi, ne sembrano praticamente certi, sebbene alla fine Creazzo finisca candidato con Fratelli d’Italia, inizialmente scartata come ipotesi alla luce delle risicate possibilità di raggranellare posti in Consiglio.

Lo scouting politico-mafioso a sostegno di Creazzo

Ma non sono gli unici ad avere questo approccio. In vista delle regionali, la ‘ndrangheta si muove per tempo. Ancor prima delle europee del maggio scorso, Laurendi inizia il suo giro di consultazioni con mediatori e grandi elettori, tutti disposti a spostare il proprio pacchetto di voti senza curarsi troppo delle bandiere. Succede con Carmelo Palamara (che si sappia, non indagato), vecchio arnese della politica calabrese, all’epoca della conversazione intercettata dipendente della struttura di Sandro Nicolò, ex consigliere regionale arrestato per mafia nell’agosto scorso. Anche con lui, Laurendi parla di una possibile candidatura di Creazzo con la Lega, anzi gli chiede addirittura una mano per averne la certezza.

«Ho mani e piedi per arrivare a Salvini»

Storico frequentatore dei palazzi della politica, Palamara sa perfettamente di avere di fronte un uomo dei clan, in grado di traghettare importanti pacchetti di voti. Ma alla richiesta di un aiuto per arrivare a Salvini, all’epoca ministro dell’Interno del governo giallo-verde, non si scompone. Anzi, quasi rilancia. «Con Salvini, allora sai che facciamo, io ho, non la mano ho mano e piedi per arrivare da Salvini, ma io non lo voglio candidare qua a lui, non lo voglio fare che si candidi lui, la deve fare in culo perché all'epoca con me si è comportato male, dopo che gli ho riempito il culo» dice intercettato. E dimostra di avere precisamente il polso della situazione interna al Carroccio calabrese, tanto da poter anticipare che per le europee si stava lavorando su varie liste, «e che liste, carabinieri, polizia, bronx, tutti» che per gli investigatori significa che «sarebbero apparsi nomi di esponenti delle Forze dell'Ordine ma anche di soggetti non appartenenti alla cittadinanza onesta calabrese».

L’importante è il risultato

Ma in fondo il partito non conta. I due parlano lo stesso linguaggio, hanno lo stesso obiettivo, usano lo stesso metodo. «Si affermava – riassumono gli investigatori - che dopo la raccolta dei voti, la elezione del candidato su cui si era "puntato", avrebbero avanzato le loro richieste, che dato il risultato che ci si auspicava di raggiungere, non sarebbero mai potute rimanere senza risposta». Una conversazione che per gli investigatori ha un significato chiaro: «stavano pensando a spartirsi le poltrone e al tornaconto personale e degli amici e sodali. Il progetto è ancora chiaramente in stato embrionale, ma ha già una sua concretezza, atteso che i due dialoganti erano in grado di "catalizzare" voti su candidati prescelti».

Alla porta del Carroccio

Anche qui, non si tratta di un’eccezione. Perché nel suo scouting, Laurendi va a bussare anche alla porta di chi in Lega ci sta. Si tratta di Antonio Coco, ginecologo di professione, candidato non eletto nelle liste del Carroccio per la Regione. È con lui che il mandatario elettorale degli Alvaro di Sant’Eufemia, si incontra più volte. Coco sa chi ha di fronte, i due si conoscono da tempo, e lo stesso Laurendi con lui non fa mistero di aver sempre agito in politica conto terzi.

Pedigree politico-criminale

«Quello Michele Vietti era ... che portavamo! Questo era ... era sottosegretario del CSM, del Consiglio Superiore della Magistratura, ed è dell'UDC ... Michele Vietti!» ricorda con il suo interlocutore che sembra conoscere bene quella storia e i personaggi citati.

«È un grosso avvocato di Torino ed era quella volta con l'UDC, e siamo andati ...(incomprensibile)... ci portavamo» aggiunge Laurendi, interrotto subito da Coco che aggiunge «ed era nel periodo di Pasquale Inzitari pure» condannato in via definitiva per concorso esterno «e di Mimmo Crea». Uno che ha avuto «problemi» interviene Laurendi, dove problemi sta per una condanna definitiva per concorso esterno.

Cena con trattativa

Bei tempi, altri uomini secondo i due interlocutori, che cianciano di come la politica oggi sia diversa. Ma entrambi sono assolutamente intenzionati ad averci a che fare. E ne discutono chiaramente in diverse occasioni, a partire dal 2 febbraio scorso. Il pretesto è una cena a quattro in un noto ristorante di Reggio, entrambi sono accompagnati da due donne. Ma sembrano quasi far da complemento d’arredo, perché nel corso delle conversazioni intercettate, parlano solo Laurendi e Coco. E l’argomento sono le mosse da fare per le prossime regionali.

Laurendi vuole capire due cose. Primo, quali fossero “gli accordi” stretti ad Oppido Mamertina, paese di origine di Coco e bacino di voti da portare in dote a Creazzo su cui Laurendi aveva messo gli occhi. E Coco non si tira indietro, anzi, saputo che i Creazzo puntavano ad una candidatura nella Lega, si mostra assolutamente possibilista. Anche lui era reduce da un salto. «Ero fra Fratelli d'Italia, che ti ho detto, ho appoggiato pure alla passata elezione, lì alla Wanda Ferro poi ho fatto la scelta di partito sulla Lega, con Salvini, .. e sono anche nella rosa di potenziali candidati, infatti io ho preso una presidenza qua». E il suo bacino di voti era rimasto intatto «da tempo ho tutte ste latresse (fonetico) di Reggio, tutte queste nobildonne». E a Laurendi la cosa va benissimo anche perché il progetto – ne aveva parlato chiaramente in un’altra occasione con Palamara - «un associamento», così lo definisce, fra Fratelli d’Italia e Lega.

Patti, ricatti e trattative

Secondo argomento di interesse per Laurendi, capire quali fossero le reali possibilità di una candidatura in Lega per Creazzo. Non che l’ambiente fosse per lui sconosciuto.

«Li conosco a tutti, vengono tutti per qua, questi qua, però, che vengono da sopra, gli ho detto io, che mi domandava per i paesi, gli ho detto io, poi parlo con i capi» assicura. E Coco non si sconvolge, anzi mostra una spregiudicatezza pari a quella del mandatario del clan Alvaro. Le possibilità ci sono e la strada si trova. Non tramite l’unico deputato calabrese, quel Domenico Furgiuele dalle quotazioni in caduta libera perché « lo hanno sbacchettato, ha fatto tutta una serie di cazzate», ma tramite quella che di lì a poco sarebbe stata la candidata governatrice in Emilia-Romagna, Lucia Bergonzoni. Motivo? «Ho il contatto diretto con una donna che è il braccio destro, uno dei bracci operativi Salvini, che è la Bergonzoni di Bologna. Aldilà che è una bella donna, è anche OMISSIS , ok. Che prima di tutto voglio sapere gli OMISSIS che sono molto importanti .. quindi vediamo come evolve».

Questione di garanzie

Traduzione, una candidatura val bene un ricatto. Perché – spiega serafico Coco - «noi dobbiamo andare su qualcuno che poi noi garantiamo e ci garantisce». Un approccio identico a quello di Laurendi, che per conto degli Alvaro di Sant’Eufemia si muove e concorda «perché, come hai detto, noi garantiamo ma ci deve garantire». Politica e ‘ndrangheta viaggiano sulla stessa linea d’onda.

E non hanno alcuna difficoltà ad intendersi. Da quei colloqui alle elezioni, le cose sono cambiate. Creazzo ha abbandonato i sogni verde Lega per parcheggiarsi in Fratelli d’Italia. «Si comprendeva – annotano gli investigatori - che si mirava non solo all'elezione di Domenico Creazzo in seno al consiglio regionale ma anche a conseguire l'ambito ruolo di Presidente del Consiglio della Regione Calabria, che presupponeva che il candidato fosse il primo degli eletti del partito "Fratelli d'Italia"». E allo scopo non esitano a bussare direttamente alla porta del boss Cosimo Alvaro. Anche Coco è stato catapultato in lista dal Carroccio raccogliendo solo 790 voti.

Democrazia a prezzi di saldo

Ma «la candidatura di Creazzo Domenico quindi rientrava in un unitario progetto politico-mafioso» afferma la Dda e chissà se davvero, come corre voce da tempo, pezzi di Lega hanno giocato con due mazzi di carte, appoggiando in alcuni territori candidati di altre liste. Di certo, al mercato del voto, è stata venduta la democrazia. A prezzi di saldo.

 

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