‘Ndrangheta, arrestato in una sala bingo a Roma il boss vibonese Pantaleone Mancuso

Detto “L’ingegnere” è ritenuto esponente di spicco del clan di Limbadi. Era irreperibile dallo scorso ottobre. Nel 2014 era stato rintracciato al confine tra l’Argentina e il Brasile

di Redazione
venerdì 15 marzo 2019
07:38
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Pantaleone Mancuso
Pantaleone Mancuso

Arrestato dalla polizia a Roma in via Cerveteri nella sala bingo “Bingo Re” Pantaleone Mancuso, 58 anni, detto “l’Ingegnere”, boss dell’ omonimo clan di Limbadi ma residente a Nicotera. Era irreperibile dallo scorso ottobre. A giugno il figlio Emanuele ha deciso di collaborare con la giustizia. Nel 2014 era stato rintracciato al confine tra l’Argentina e il Brasile, a Puertu Iguazù. All’ epoca era ricercato per associazione mafiosa e duplice tentato omicidio. Fu estradato dopo l’arresto ma sparì di nuovo nel 2016. Successivamente venne intercettato dalle forze dell’ ordine dopo oltre un anno, nel giugno del 2017, mentre si trovava nel territorio comunale di Joppolo in compagnia di un’altra persona. In quel caso “L’ingegnere” si era reso irreperibile da oltre un anno per  sottrarsi da una condanna a 12 mesi di reclusione nella Casa lavoro di Vasto (Ch). Condanna scaturita dall'operazione "Batteria", per una serie di truffe su larga scala, il cui processo si era celebrato a Firenze.

Chi è Pantaleone Mancuso

Pantaleone Mancuso, alias "l'Ingegnere", è fratello del boss Giuseppe Mancuso (cl. '49), detto 'Mbrogghja", fra i principali capi dell'omonimo casato mafioso di Limbadi, condannato all'ergastolo nel processo "Tirreno" (ritenuto il mandante dell’omicidio di Vincenzo Chindamo a Laureana di Borrello), ma con la pena che gli è stata poi ridotta a 30 anni di reclusione. Pantaleone Mancuso è anche fratello di Diego e Francesco (detto "Tabacco"), attualmente tutti in stato di libertà, e di Salvatore Mancuso (cl. ’72), deceduto nei mesi scorsi. A Roma Pantaleone Mancuso ha fornito generalità false all’atto del controllo e subito dopo è stato arrestato. Si trova sotto processo per associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta "Genesi" giunta in Cassazione, e in Appello a Catanzaro per il tentato omicidio della zia Romana Mancuso e del figlio Giovanni Rizzo avvenuto nel 2008. Da tale ultima accusa è stato assolto, unitamente al figlio Giuseppe, nel processo di primo grado.

 

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