Personale nel caos e appalti in odor di mafia. Ecco perché è stata sciolta l’Asp di Reggio

Pubblicate le relazioni del prefetto Di Bari e del ministro dell’Interno Salvini in cui vengono evidenziate una lunga serie di criticità. Dai dipendenti condannati, agli affidamenti diretti fino al settore amministrativo-contabile completamente fuori controllo

di Manuela Serra
3 aprile 2019
12:40
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Decine di omissis nel decreto di scioglimento dell'Asp di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose ma le conclusioni sono chiare. Nell’azienda sanitaria provinciale reggina è stata accertata l’infiltrazione della criminalità organizzata. Nel decreto pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale sono allegate sia la relazione del prefetto di Bari sia quella del ministro dell’Interno Matteo Salvini basate sull’attività degli ispettori in cui si evidenziano una lunga serie di criticità e anomalie che hanno caretterizato la gestione negli ultimi anni dell'Asp.


In particolare il prefetto nella sua relazione richiama le risultanze di recenti operazioni di polizia giudiziaria che attestano «la forte capacità di penetrazione dei sodalizi malavitosi nella realtà economica e sociale e nel tessuto amministrativo locale, mettendo in luce sia l'accentuata propensione delle organizzazioni 'ndranghetiste ad ingerirsi nel settore della sanità pubblica al fine di orientarne la gestione delle risorse finanziarie a proprio vantaggio».

I dipendenti condannati

Assume rilevanza emblematica - si legge nella relazione - la circostanza che riporta il caso di due dipendenti condannati per associazione mafiosa con sentenze definitive rispettivamente a luglio e ad ottobre 2018 e solo nel successivo mese di novembre l'Asp di Reggio ha avviato la procedura finalizzata alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Sotto questo profilo, «è altresì significativo come, negli anni passati, l'azienda abbia omesso di adottare le prescritte misure disciplinari nei confronti di alcuni dipendenti condannati in via definitiva per associazione di tipo mafioso».

I rapporti con la criminalità

Nelle relazioni viene inoltre stigmatizzata «la fitta ed intricata rete di rapporti di parentela, di affinità e di frequentazione che legano persone controindicate ovvero esponenti anche apicali della criminalità organizzata locale a numerosi soggetti che prestano attività lavorativa alle dipendenze dell'azienda, alcuni dei quali con pendenze o pregiudizi di natura penale».

Il settore risorse umane «fuori controllo»

La commissione di indagine ha poi dedicato attenzione all'attività gestionale nella quale sono state accertate diffuse inefficienze ed irregolarità unitamente ad una generalizzata situazione di grave disordine organizzativo. Ne costituiscono  esempio le ripetute anomalie riscontrate nel settore delle risorse umane. Il prefetto sottolinea che «la gestione organizzativa del personale è apparsa assolutamente fuori controllo, considerando che l'attuale condizioni non consente all'azienda di avere contezza delle mansioni attribuite a ciascun dipendente, dell'effettiva attività svolta, dell'identificazione del posto in organico e della figura professionale che lo ricopre».

 

In ordine poi ai rapporti tra l'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e le strutture private accreditate nonchè le farmacie ed i depositi farmaceutici, le risultanze dell'accesso «hanno disvelato l'assoluta mancanza di una corretta attività di pianificazione nonché il costante superamento dei limiti annuali di spesa fissati dal competente dipartimento dell'amministrazione regionale con una conseguente, indebita erogazione di risorse finanziarie».

Nessuna certificazione antimafia

Le verifiche portate avanti dagli ispettori - si legge ancora - «hanno evidenziato le gravi inadempienze dell'azienda che ha sistematicamente omesso di richiedere le prescritte certificazioni antimafia procedendo alla stipula di contratti, per importi anche rilevanti, con imprese in stato di amministrazione giudiziaria o già destinatarie di informative interdittive, alcune delle quali confermate in via definitiva dal giudice amministrativo». 

Gli affidamenti diretti

Sarebbe stato poi inoltre rilevato il costante ricorso al metodo dell'affidamento diretto anche al di fuori dei casi previsti dalla disciplina vigente: «Risulta dagli accertamenti esperiti che non vengono richiesti pluralità di preventivi essendosi riscontrato spesso agli atti l'esistenza solo di quello che poi, di fatto, ha dato origine all'affidamento. Non si è provveduto ad alcuna valutazione comparativa di carattere economico. Corre quindi l'obbligo di segnalare il generale ricorso al sistema degli affidamenti diretto, senza lo svolgimento di alcuna procedura di gara ad un ristrettissimo numero di ditte per importo anche esigui ma che in alcuno casi hanno comportato il superamento dei limiti di legge degli importi previsti. Numerose ditte sono risultate già destinatarie di informazioni interdittive antimafia, per altre sono emersi precedenti penali e di polizia a carico dei rispettivi titolari»

Gli immobili non accatastati

Nella gestione del patrimonio immobiliare sono state riscontrate diffuse irregolarità ed inefficienze. In particolare, il prefetto evidenzia che diversi immobili non risultano censiti al catasto o si trovano in stato di abbandono e che non è mai stato approntato un piano finalizzato alla valorizzazione o dismissione dei beni non strumentali all'esercizio delle funzioni istituzionali dell'azienda. La commissione di indagine sottolinea altresì che «l'Azienda sanitaria provinciale reggina non ha mai intrapreso alcuna iniziativa per ottenere lo sgombero di immobili occupati da soggetti che annoverano pregiudizi di natura penale o legami familiari con esponenti di ambienti controindicati, tant'è che alcuni di tali soggetti hanno già usucapito la proprietà degli immobili occupati ed altri hanno in corso giudizi finalizzati ad ottenere la dichiarazione di usucapione».

Caos amministrativo-contabile

Per quanto riguarda l'ufficio economico finanziario la Commissione evidenzia «come le criticità, note da anni, non siano mai state seriamente affrontate dai responsabili che si sono succeduti alla guida dell'Asp. Il caos amministrativo-contabile derivante dalla mancata unificazione dei sistemi contabili oltre ad altre vischiosità amministrative ed organizzative, quali l'assenza di dirigenti economico-finanzari competenti, ha di fatto causato un depauperamento di risorse economico finanziarie ingentissime e assolutamente assurde che oltre ad incidere sui risultati economici dell'azineda ha provocato distorsioni contabili di gravi entità che ha reso impossibili le approvazioni dei bilanci».

 

Queste tutte le principali criticità che hanno di fatto compromesso «le legittime aspettative della popolazione nella fruizione dei servizi relativi a diritti fondamentali» portando alla decisione di sciogliere l'Asp e nominare una Commissione straordinaria.

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