Il senatore reggino plasmato dalla ‘ndrangheta: «Siamo terribili, abbiamo creato un mostro»

Dagli atti dell’inchiesta Libro Nero emerge il nome dell’ex parlamentare di centrodestra Giovanni Bilardi che sebbene non sia indagato è ritenuto dagli investigatori una “creatura” di Paolo Romeo e Mimmo Tortorella. Gli scrivevano i comunicati stampa, gli dicevano con chi si doveva accordare e dettavano la strategia politica. Ecco cosa accadde alle comunali e alle regionali del 2014

di Consolato Minniti
28 agosto 2019
09:15
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L’ex senatore Giovanni Bilardi sarebbe un politico “creato” dal duo Mimmo Tortorella-Paolo Romeo. È quanto si legge negli atti della Squadra mobile di Reggio Calabria depositati nell’inchiesta “Libro nero” che ha portato all’arresto di 17 persone ritenute organiche alla cosca Libri di Cannavò. Innanzitutto va detto che Giovanni Bilardi non risulta indagato nel procedimento, anche se alla sua figura è dedicata una parte dell’informativa con cui gli uomini guidati da Francesco Rattà hanno compendiato il materiale raccolto. Di Bilardi si parla allorquando occorre delineare i rapporti esistenti fra Mimmo Tortorella, ritenuto un riservato della cosca Libri, e Paolo Romeo che, nel processo Gotha, risponde di associazione mafiosa quale vertice della componente invisibile della ‘ndrangheta insieme a Giorgio De Stefano.

L’articolo da inviare alla stampa

Il nome dell’ex senatore di Ncd compare, per la prima volta, quando si discute di un articolo che bisogna mandare alla stampa. È Tortorella a preoccuparsi di recuperare l’indirizzo di posta elettronica del senatore. Dalle conversazioni intercettate fra Romeo e Tortorella emerge come l’avvocato imputato in Gotha avesse preparato un articolo che, poi, Bilardi avrebbe fatto pubblicare sulla stampa a sua firma. Per i poliziotti, tale dialogo, era indicativo di un rapporto di subalternità esistente fra Tortorella-Romeo e Bilardi, in quanto i due erano in grado di dettare la linea politica da seguire. E le chiacchierate dimostrano l’apprezzamento, da parte di Bilardi, della nota inviata da Paolo Romeo, tanto da averla già mandata da tutte le parti. Tortorella addirittura afferma che sarebbe stato possibile far dire a Bilardi tutto quello che volevano. La “ditta” Tortorella-Romeo, del resto, dimostra di poter avere influenza anche su alcuni siti web, portando alla pubblicazione della nota, nonostante problemi sorti in passato con Bilardi.

I “mostri” della politica

Non mancano di avere atteggiamenti di ilarità, Tortorella e Romeo, parlando di Bilardi, ma erano anche consapevoli di aver creato, come avvenuto con altri in passato, quello che loro chiamavano “mostro”, ossia un politico di scarso spessore. Dicono di essere terribili, i due interlocutori, tanto da meritarsi di essere presi a schiaffi per ciò che hanno fatto, ridendo di gusto in modo compiaciuto. E anche quando Bilardi si dimostra contrario alle posizioni di Tortorella e Romeo, il primo non si dimostra preoccupato, anzi è certo di potergli fare cambiare idea. Come nel caso in cui Romeo intendeva che l’ex senatore parlasse con Gentile, a Cosenza, affinché sottoponesse il documento che avevano prodotto, ad Angelino Alfano.

 

Significativa è la conversazione in cui Tortorella e Romeo discutono dell’accordo siglato, a livello regionale, fra Pd e Ncd. Siamo nell’ottobre 2014. Romeo chiede a Tortorella di verificare l’accordo e quest’ultimo lo dà già per fatto, avendolo saputo proprio da Bilardi. Ed aggiunge che questi sarebbe voluto andare a trovarlo, ma era impossibilitato perché doveva recarsi a Roma.

 

Tortorella e Romeo parlano poi di politica pura, di come quell’accordo Pd-Ncd avrebbe portato facilmente Oliverio alla vittoria alle competizioni regionali, una vera e propria passeggiata. E si confrontano anche sulla posizione di Giuseppe Scopelliti ed un suo presunto avvicinamento a Fratelli d’Italia.

L’appoggio elettorale

Ma le chiacchierate fra Tortorella e Romeo finiscono per svelare anche l’appoggio fornito in occasione delle elezioni comunali e regionali del 2014, procurando un pacchetto di voti consistente ai candidati di riferimento del senatore Bilardi. Dalle intercettazioni, infatti, emerge, a giudizio della Squadra mobile, come, su richiesta dell’ex senatore, Tortorella e Romeo si sarebbero mossi per individuare persone da candidare nella lista di Ncd e far convogliare voti verso il partito di appartenenza di Bilardi. E, rimanendo sempre alle regionali 2014, Tortorella, discutendo con Stefano Sartiano (ritenuto dagli inquirenti elemento di collegamento con il vertice della cosca Libri), conviene che l’affermazione di Bilardi – la quale si sarebbe palesata attraverso l’affermazione del suo candidato di riferimento, Arruzzolo – sarebbe stata positiva per loro poiché ritenevano il senatore maggiormente malleabile e fidato anche rispetto a Nicolò che, pure, per gli inquirenti, è un affiliato alla cosca Libri.

L’interessamento del senatore nel settore sanitario

Incassato il sostegno elettorale, ricostruiscono gli investigatori, Bilardi si mostra disponibile alle istanze avanzate da Tortorella. Come nel caso in cui quest’ultimo, dopo essersi rivolto senza esito positivo a Sebi Romeo, per la risoluzione della vicenda riguardante l’odontoiatria sociale, ottiene l’interessamento decisivo di Bilardi con l’allora sub commissario alla Sanità, Urbani. E se Sebi Romeo aveva deluso le aspettative di Tortorella, diverso è l’esito dell’intervento di Bilardi. Infatti viene fissato un appuntamento con Urbani, al quale prende parte anche il presidente dell’Anisap, Edoardo Macino, presenza non particolarmente gradita a Tortorella, che teme come l’esponente Anisap possa “rubare” il contatto da lui preso grazie a Bilardi. La conferma che sia l’ex senatore a permettere l’incontro la si ha nel corso di una conversazione di Tortorella con un dipendente della struttura commissariale del Piano di rientro. Quest’ultimo chiede se vi sia l’interessamento del senatore Bilardi alla vicenda e Tortorella risponde di sì. Siamo nel maggio 2015. L’incontro avviene e Tortorella ha la percezione che l’esito sia stato positivo. Di fatti, emerge come il dentista incassi circa 220mila euro di somme arretrate relative ad attività professionali svolte in regime di convenzione.

Da tali elementi, gli uomini della Squadra mobile indicano Giovanni Bilardi come soggetto politico intraneo agli ambienti di ‘ndrangheta, legato in maniera particolare a Romeo e Tortorella che lo considerano una loro invenzione mostruosa.

I rapporti passati con la cosca

Sempre nella ricostruzione dell’informativa della Polizia di Stato, vengono posti in risalto i rapporti dell’ex senatore Bilardi con soggetti finiti nell’inchiesta “Alta tensione”, che ha disarticolato la cosca Caridi-Borghetto-Zindato, storicamente consorziata ai Libri. In particolare con Natale Iannì. Dalle conversazioni intercettate, infatti, emerge come Iannì, in occasione delle elezioni comunali del 2007, avesse fornito il proprio contributo di voti a Giovanni Bilardi, all’epoca candidato in consiglio comunale. In virtù di ciò, ritengono gli investigatori, Iannì era nella possibilità di chiedere di essere ricevuto direttamente dal sindaco dell’epoca, Giuseppe Scopelliti, per il tramite di Bilardi nonché essere edotto delle dinamiche delle nomine assessorili. Dalle intercettazioni, poi, emerge come Bilardi si sarebbe mostrato disponibile a favorire le necessità di altri appartenenti alla cosca Libri nell’ambito di strutture sanitarie pubbliche. Anche quando fu incendiata l’auto di Bilardi, Natale Iannì chiese maggiori informazioni, allo scopo – concludono gli inquirenti – di comprendere in quale contesto fosse maturato l’attentato e così intervenire quale esponente della cosca Libri.

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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