Gotha, così un contropotere occulto ha annientato e condizionato lo Stato

Secondo il giudice a Reggio Calabria operò un sodalizio segreto promosso e costituito da Paolo Romeo. Un sistema che assunse decisioni «che solo apparentemente promuovono, tutelano e garantiscono l’interesse pubblico»

di Consolato Minniti
venerdì 23 novembre 2018
20:00
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«Un vero e proprio contropotere rispetto al singolo amministratore e al singolo organo di governo, il quale, di volta in volta, assume le decisioni che solo apparentemente promuovono, tutelano e garantiscono l’interesse pubblico. Non una semplice influenza, ma una vera e propria interferenza». Così il gup Pasquale Laganà descrive l’associazione segreta con a capo Paolo Romeo e ritenuta sussistente dal giudice nelle motivazioni della sentenza “Gotha”. Parole che certamente faranno sentire la loro eco anche nel giudizio con rito ordinario, dove Romeo si trova oggi imputato.

Le pressioni tramite le associazioni

A giudizio del gup, l’opera effettuata da Paolo Romeo e dai sui sodali si concretizza in una pressione ai danni degli amministratori locali, i quali spesso finiscono per cedere a tali modus operandi. All’interno della sentenza si fanno diversi riferimenti: dalla vicenda riguardante l’area metropolitana dello Stretto, a quella concernente le interferenze al Senato, alla Regione ed al Comune di Reggio Calabria, per finire alla storia del lido comunale. «La decisione assunta dall’amministratore o dall’organo di governo locale, infatti – scrive il giudice – è il frutto di una sapiente “pressione” occulta orchestrata da un gruppo ristretto di soggetti (spesso diretti dal capo-dirigente del sodalizio segreto, Romeo) che agiscono attraverso un collaudato cliché, ovvero la sublimazione dell’interesse di parte (quello dell’associazione segreta) attraverso l’utilizzo, meramente strumentale, dello schermo soggettivo costituito da associazioni palesi (le varie Igea Onlus, Cittadinanza Attiva, Formula Sud, Circolo Pescatori Posidonia, nonché, all’occorrenza, comitati formati ad hoc, come il comitato “Gallico Mare 2012”, sorto esclusivamente per veicolare una campagna mediatica contro le iniziative del Comune di Reggio Calabria e l’azione della magistratura reggina).

Il caso del lido comunale

Emblematica è la storia che riguarda i lavori di riqualificazione del lido comunale di Reggio Calabria, dove viene in rilievo il ruolo di uno dei protagonisti principali della vicenda, l’architetto Marcello Cammera, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Reggio Calabria, finito nell’inchiesta “Reghion”. Per il gup «è proprio la diversa intensità di azione che caratterizza i vari passaggi procedurali dell’iter amministrativo (fase di espletamento della gara pubblica; aggiudicazione della gara; esecuzione dell’appalto; sospensione dei lavori; conferenza di servizi), a tratteggiare, nel suo plastico divenire, l’attività di interferenza, ab interno, che, non solo mette in gioco, sacrificandola, la libertà decisionale dell’amministrazione (interesse pubblico per antonomasia), ma si traduce, altresì, in specifiche violazioni di doveri di imparzialità da parte del dirigente Cammera, nominato R.U.P. in relazione alla citata gara d’appalto».

L’interferenza dell’associazione

Ecco allora che quella operata dall’associazione segreta guidata da Paolo Romeo non esercita una semplice influenza, «ma una vera e propria interferenza realizzata attraverso l’azione di enti (associazioni, comitati, gruppi rappresentativi di interessi collettivi), che, secondo l’assetto democratico dell’ordinamento giuridico, si propongono come interlocutori stabili delle Istituzioni. Schermi istituzionalmente riconosciuti, cioè, attraverso cui operare quell’interferenza costituente l’in sé dell’associazione segreta», prosegue il gup. E, dunque, «dietro – e al di là – degli slogan, delle manifestazioni, dei convegni e, più in generale, della promozione di idee di sviluppo del territorio e di virtuose prassi di “buona amministrazione”, si cela sempre un interesse, marcatamente ed esclusivamente “di parte” - quello perseguito dall’associazione segreta - a vedere riconosciute le proposte, i programmi e le azioni di governo provenienti dai membri del sodalizio segreto, in modo da poter acquisire e mantenere, in maniera mediata (riconoscibilità politica) o immediata (acquisizione di finanziamenti, sovvenzioni e altre indebite prebende), una posizione di assoluta centralità nelle scelte di governo locale, fine quest’ultimo necessario al raggiungimento dell’obiettivo ulteriore (ed esterno rispetto al programma criminoso del sodalizio segreto), quello di agevolare l’associazione mafiosa».

Un preciso sistema di potere

Il giudice concorda pienamente con l’impostazione accusatoria del pm Lombardo: non si tratta di condotte d’interferenza espressione di una estemporanea decisione del singolo sodale o di un ristretto gruppo di soggetti portatori di interessi generali da tutelare. No, «si tratta sempre dell’attuazione di un disegno più ampio ideato, programmato e diretto dal capo promotore del sodalizio segreto, Paolo Romeo». E tale disegno lo si può cogliere in alcune intercettazioni che riguardano Paolo Romeo ed uno dei sodali, Andrea Scordo.

Romeo: Se loro me lo fanno per favore a me, e io glielo faccio per favore a loro...

Scordo: Cioè che veniamo la maggior parte perché ci sei tu, è vero! Se c'era un altro qua che a me non mi soddisfaceva, cioè…nel senso...non ero...chi cazzo mi mandava a perdere...non il tempo, tra virgolette...a venire qua e fare... di quel poco che uno fa...io...chi cazzo mi mandava? Ma se c'era De Tommaso, se c'era De Caridi …"me ne fottevo di loro io!?" Scusa che motivo avevo io di venire qua? A meno che non c'era un progetto coinvolgente da sapere qualcosa uno...ma sennò se non c'erano loro che me ne fottevo io di cose io … cioè loro neanche ti chiamavano, voglio dire ... però ... Che vengono per te ... che ... Rocco, Pasquale, voglio dire, per chi viene? Per me? Per te viene! Giovanna era...all'inizio era segretaria ed era pagata e poi ha avuto quello che ha avuto, grazie a te...quindi, voglio dire, se viene e ti aiuta una settimana, viene per te non è che viene per me. Cioè, questo voglio dire, anzi ... se Francesco vuole fare una cosa la fa, se non vuole farla si trova un altro...non si trova, si fa una cosa diversa...oh come uno.

La conversazione è emblematica della capacità di Romeo di creare vincoli e disponibilità nell’ambito di rapporti equivoci. Ed è tale capacità la dimostrazione di un «sistema di potere che Romeo dimostra di avere affinato nel tempo, tanto da poter condizionare, a proprio piacimento e attraverso l’azione del grippo segreto che dirige, esponenti di rilievo della politica locale e non solo.

Il circolo Posidonia fulcro dell’associazione

E se è vero che Romeo è il dominus dell’associazione, altrettanto chiaro è che la sede operativa di tutto questo è il circolo Posidonia di Gallico, qualche tempo fa distrutto da un incendio. È lì che Paolo Romeo e i suoi sodali si incontravano per pianificare tutte le strategie. Con un particolare: Romeo non ha mai rivestito alcuna carica ufficiale all’interno dell’Asd Circolo pescatori Posidonia, ma di fatto ne è socio fondatore con l’avvocato Antonio Marra; ne gestiva l’attività ordinaria e straordinaria; si occupava, tramite il commercialista e sodale Natale Saraceno, della tenuta dei liberi e delle scritture contabili; operava come rappresentante dell’associazione e organizzava in prima persona eventi e iniziative. Il gup parla di un «rapporto osmotico» fra il Circolo Posidonia ed il suo “presidente di fatto”. «Dalla disamina di tutte le vicende illustrate – conclude il gup – appare, dunque, certo che i membri del sodalizio segreto individuino la loro base logistico-operativa proprio nel “Circolo” Posidonia e che, nei fatti, il Circolo rappresenti il punto di riferimento dei sodali, il luogo nel quale tutti i membri si recano, sistematicamente e con assidua frequenza, per individuare obiettivi (azioni di interferenza), per concordare strategie operative, per affinare metodiche di approccio all’uno o all’altro amministratore, ovvero anche solo per ottenere dal capo (Romeo) un consiglio sul da farsi».

Organi di governo annientati

Tutto ciò, precisa il gup nelle sue motivazioni, non può certo basarsi solo su pregresse relazioni amicali di Romeo. C’è molto di più. Innanzitutto «nessun dubbio può sussistere in ordine alla effettiva realizzazione del completo ed assoluto annientamento degli spazi decisionali dell’organo di governo di volta in volta chiamato ad operare la valutazione dell’interesse pubblico. Nelle varie vicende trattate, infatti, l’amministratore pubblico – inteso quale organo di governo politico ovvero dirigente e/o funzionario pubblico preposto all’attuazione di un interesse pubblico – viene di volta in volta emarginato e neutralizzato (è il caso della Soprintendenza e del Senatore Caridi) o (peggio) completamente strumentalizzato (è il caso del dirigente Cammera) per la realizzazione del fine illecito del sodalizio (rectius interferenza illecita diretta ad etero direzionare l’Ente o l’Organo)». Ed ancora: «La relazione di intima e robusta solidarietà intercorrente tra Romeo e Idone, tra Marra e Romeo, tra Romeo, Pietropaolo e gli attori della vicenda relativa al riconoscimento giuridico dell’Area Metropolitana dello Stretto; ed ancora, il legame che avvince Romeo, Saraceno, Idone, in relazione alla vicenda Perla dello Stretto, e quello che tiene uniti Romeo, Inuso e Saraceno nelle numerose vicende di interferenza illecita in ambito giudiziario, non sono espressione di semplice messa a disposizione dell’“amico” o del “fratello” in favore di Poalo Romeo, ma rappresentano estrinsecazione di un “essere parte” di un gruppo organizzato, che si identifica nel suo capo-rappresentativo (Romeo).

Dunque, alla fine di questa lunga disamina, il gup di Reggio Calabria concorda con il procuratore Lombardo: «Si può ritenere processualmente accertato che, a far data dal periodo 2009-2010 (…) abbia operato a Reggio Calabria un sodalizio segreto promosso e costituito da Paolo Romeo e dal predetto diretto e organizzato unitamente al sodale Antonio Marra».

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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