Gestiva con metodi mafiosi beni già sequestrati. Arrestato il figlio di un boss reggino

VIDEO | I Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare  a carico di Carmelo Giuseppe Cartisano, già coinvolto nell'operazione  Reghion 

5 dicembre 2019
10:58
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Estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di beni, è con questa accusa che questa mattina, a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione distrettuale antimafia, dirette dal procuratore Giovanni Bombardieri, i Carabinieri del comando provinciale hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip a carico di Carmelo Giuseppe Cartisano, di 48 anni, figlio di Domenico Cartisano "u tempesta" e nipote del boss Paolo Surace, trucidati a Gallico l'11 dicembre del 1988, nel corso della guerra di mafia tra il cartello destefaniano e il gruppo 'Condello-Serraino-Rosmini', uno scontro che fece registrare centinaia di omicidi tra le due fazioni.

Contestualmente si è provveduto ad operare il sequestro preventivo a carico delle imprese individuali, ritenute nella piena disponibilità dell’indagato, ossia l’Associazione sportiva dilettantistica Marilyn Club, che di fatto svolgeva l’attività di ristorante a Villa San Giovanni, alla frazione Santa Trada; l’impresa individuale “Naos di Petre Olimpia Mihaela” che gestiva il ristorante-Pizzeria Naos sito a Reggio Calabria alla frazione Gallico e la Zlatan Costel che gestiva attività di impresa edile nel comune di Reggio Calabria, sempre nella frazione di Gallico.

L’attività di indagine, coordinata dal Sostituto procuratore distrettuale Stefano Musolino,  è scaturita da un approfondimento investigativo sugli  interessi economici ed imprenditoriali dell’arrestato, già coinvolto nel procedimento Reghion, (parzialmente confluito in Gotha), in quanto ritenuto uno degli imprenditori gallicesi più strettamente legato a Paolo Romeo.

Cartisano, in sostanza, come dimostrato dalle indagini, avrebbe mantenuto di fatto il controllo delle attività commerciali già sequestrate nelle pregresse vicende penali, attraverso una coindagata (O.M.P.), dipendente storica e fidata, controllo concretizzatosi in una vera e propria gestione occulta e nella commissione di reiterate condotte delittuose, di appropriazione indebita, di forniture e prestazioni mai contabilizzate, estorsioni ai danni dei dipendenti, tutte verificatisi nel periodo di gestione dell’esercizio da parte dell’amministrazione giudiziaria.

In sintesi, è stato accertata l’esautorazione da parte di questa “regia occulta” dell’amministrazione giudiziaria.

 

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