Estorsioni, truffe e riciclaggio. Nuovo colpo alla cosca Libri: 14 indagati

Avviso di conclusione indagini e contestuale informazione di garanzia per un presunto esponente di spicco della cosca Caridi-Borghetto-Zindato e Pesce e per altre persone accusate, a vario titolo, di aver agevolato gli interessi della ‘ndrangheta

di Consolato Minniti
8 settembre 2019
09:12
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Nuovo colpo alla cosca Libri
Nuovo colpo alla cosca Libri

È un nuovo duro colpo quello inferto dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria alla cosca Caridi-Borghetto-Zindato, federata con il casato dei Libri. Nei giorni scorsi, infatti, i pubblici ministeri hanno notificato un avviso di conclusione indagini preliminari nei confronti di 14 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione per delinquere, estorsione e riciclaggio. Si tratta di una costola di altre importanti inchieste (Alta tensione 2) che hanno riguardato le cosche reggine ed in particolar modo quelle di San Giorgio Extra. Questa volta, però, è diverso, perché i magistrati sono andati a colpire quello che ritengono il cuore finanziario della ‘ndrangheta. 

L’elenco degli indagati

Le persone sottoposte ad indagini, alcune delle quali già in cella per altri reati, sono: Demetrio Costantino, 50 anni; Gianmario Pagani, 49 anni, Giuseppe Ascrizzi, 50 anni; Antonino Siclari, 56 anni; Leonardo Nucera, 56 anni; Paolo Zilio, 56 anni; Giancarlo Travagin, 53 anni; Luciano Giaffreda, 64 anni; Grazia Maria Scarcella, 58 anni; Rosario Calderazzo, 49 anni; Giuseppe Pasquale Esposito, 60 anni; Domenico Condemi, 43 anni (detto “Doddy”); Vincenzo Lombardo, 46 anni; Domenico Arena, 65 anni. 

 

Le accuse

Il solo Demetrio Costantino è accusato di essere parte della cosca Caridi-Borghetto-Zindato e della cosca Pesce, nel ruolo di dirigente ed organizzatore. Per conto di entrambe – si legge nei capi d’accusa – «gestiva e coordinava le attività di finanziamento, anche attraverso la consumazione di reiterate truffe ed estorsioni per rilevanti importi, gestendo patrimoni finanziari anche all’estero, derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti».

A giudizio del pubblico ministero Stefano Musolino, che ha coordinato le indagini, esisterebbe inoltre una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie reiterata di reati di truffa, sostituzione di persona ed estorsione, nell’ambito di pianificate complesse operazioni finanziarie, anche internazionali, attraverso le quali gli indagati dapprima acquisivano la fiducia delle potenziali vittime, quindi, si facevano consegnare rilevanti importi simulando la possibilità di conseguire mutui, linee di credito internazionale ed altri strumenti di finanziamento, ottenendo così rilevanti guadagni che le persone offese non riuscivano a recuperare anche perché, all’interno del gruppo, vi erano soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, fra cui esponenti della cosca Libri e della cosca Pesce. Questi ultimi avrebbero avuto la capacità di ottenere protezione da esponenti delle forze dell’ordine collusi con la ‘ndrangheta, nonché una dichiarata derivazione delle disponibilità economiche a disposizione dell’associazione da attività di narcotraffico gestito in Spagna, per conto delle cosche reggine da tale Edoardo Soto. Di tale associazione sono accusati di far parte Demetrio Costantino, Rosario Calderazzo, Gianmario Pagani (tutti con il ruolo di organizzatori e promotori dell’associazione),  Giuseppe Ascrizzi, Antonino Siclari, Leonardo Nucera, Giancarlo Travagin, Paolo Zilio, Giuseppe Pasquale Esposito, Domenico Condemi, Vincenzo Lombardo, Domenico Arena ed altri soggetti ancora da identificare, fra cui il cittadino straniero Edoardo Soto, sul quale non si hanno molte informazioni. 

 

Il modus operandi

Il modus operandi ricostruito dalla Dda era semplice: Pagani figurava quale intermediario e consulente finanziario professionale, operando quale procacciatore di clienti, vittime dell’associazione; il secondo, Costantino, presentandosi e venendo presentato dai sodali quale facoltoso imprenditore, disposto ad effettuare rilevanti finanziamenti in favore di imprese in crisi e/o con aumentato fabbisogno di liquidità, in cambio di anticipazioni economiche necessarie all’avvio delle procedure. Il terzo, Calderazzo, si presentava e veniva presentato quale consulente di Costantino nonché colui che portava gli interessi della ‘ndrangheta nell’associazione criminale. Gli altri indagati avevano, invece, vari ruoli funzionali al raggiungimento degli obiettivi dell’associazione. 

Estorsioni e riciclaggio

Devono rispondere anche di estorsione, invece, Costantino, Calderazzo, Pagani, Ascrizzi, Siclari, Nucera, Esposito, Condemi e Lombardo poiché, dopo aver raggirato una delle vittime, per indurlo ad ulteriori esborsi di denaro, nonché evitare che denunciasse quanto accaduto, gli rivolgevano reiterate minacce implicite ed esplicite, mantenendo un clima di tensione, foriero all’intimidazione e “recitavano” i vari ruoli volti a creare le migliori condizioni per assoggettare la vittima, come, ad esempio, imporgli di rimanere chiuso in una stanza d’albergo a Reggio Calabria, per prevenire pericoli alla sua incolumità.

Scarcella e Giaffrida, infine, sono accusati di due sospetti episodi di riciclaggio. 

Tutti i reati sono aggravati dall’avere come finalità l’agevolazione della ‘ndrangheta. Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie, atti o farsi interrogare. Successivamente toccherà alla Procura procedere con l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. 

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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