Alla conferenza organizzata dalla Rete 26 febbraio a Crotone è intervenuto anche mons. Savino: «Anche oggi ho chiesto perdono a chi ha perso la vita, è l’ora della responsabilità»
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«Noi sopravvissuti al tragico naufragio abbiamo perso i nostri cari. Io ho perso mia mamma, mia sorella e il mio fratellino». Sono parole cariche di dolore e di grande emozione quelle pronunciate dai sopravvissuti nel giorno del secondo triste anniversario della strage di Cutro in cui morirono 94 persone.
Parole che, ancora una volta, richiamano alla responsabilità anche il Governo italiano ai quali i superstiti chiedono sostegno: «Chiediamo al Governo italiano di aiutarci a unirci con il resto dei nostri familiari, questo allevierà il nostro dolore. Sosteneteci per rendere possibile questo ricongiungimento». E poi i ringraziamenti «in particolare ai cittadini di Crotone per il loro affetto».
«Siamo essere umani»
«Non trattate i migranti con così tanta superficialità: siamo tutti esseri umani, perché dovremmo essere uccisi così facilmente?» – così uno dei familiari delle vittime intervenuto all’incontro.
«La nave è affondata, quindi per voi la questione per voi è chiusa? Per noi non lo è e abbiamo bisogno di una risposta. Date almeno una possibilità ai sopravvissuti delle vittime, affinché possano venire a visitare le tombe dei loro figli e trovare un po’ di pace».
Quindi l’appello alla premier Meloni: «Chiedo di affrontare la questione e mantenere la promessa fatta: se non tiene fede a quanto detto, forse non dovrebbe ricoprire quella carica. Se questi fossero stati suoi figli, li avrebbe lasciati andare via così facilmente?».
«L’ora della responsabilità»
Alla conferenza promossa da Rete 26 febbraio a Crotone c’era anche mons. Francesco Savino: «È l'ora della responsabilità. Rivendichiamo verità e giustizia, condizione essenziale per i processi di democrazia. Due anni fa al Palamilone, davanti alle 96 bare ho chiesto perdono ai sopravvissuti e ai morti del naufragio. E l'ho fatto anche questa mattina all'alba, sulla spiaggia di Steccato di Cutro. I migranti non sono una minaccia ma una risorsa», ha proseguito.
L’impegno della Rete 26 febbraio
«A due anni dalla strage di Cutro, abbiamo assistito, nella sola Calabria, ad altri naufragi, persone scomparse, mancate identificazioni dei corpi rinvenuti, sepolture frettolose, criminalizzazione del soccorso in mare e delle ONG, criminalizzazione dei solidali e dei migranti. Non diverso quello che accadeva e accade – è scritto in una nota del Comitato 26 Febbraio – lungo altre rotte e frontiere. Abbiamo continuato a cercare morti e dispersi in mare e in terra. A contarli».
«In questi giorni, a Crotone sono arrivati superstiti, familiari, giuristi, attivisti, associazioni, giornalisti. Tutti testimoni della violenza alle e per le frontiere. Non vogliamo che questo sia solo un anniversario per ricordare chi non c’è più o chi non c’è ancora. Vogliamo che la memoria di quello che è accaduto a Cutro diventi – continua il Comitato 26 febbario - un punto di svolta, un cambio di direzione. Tutte e tutti noi riteniamo necessario avviare una riflessione condivisa con associazioni, ONG, attiviste/i, a partire da chi in questi anni si è unito al gruppo informale della Rete 26 Febbraio. Con il convegno del 25 febbraio ‘Lungo le rotte a due anni dalla strage di Cutro: respingimenti, mancato soccorso, criminalizzazione, scomparse. Quali diritti? Quale verità? Quale giustizia?’ abbiamo voluto proporre un momento di approfondimento e confronto, per discutere insieme della politica dei confini, di soccorso in mare e criminalizzazione delle ONG e dei migranti, di morti e scomparse alle frontiere in mare e in terra e lungo tutte le rotte dei migranti, di diritto al nome e alla verità».
«Il convegno si è composto di due panel, "In Mare" e "In Terra". Dagli interventi e dalle testimonianze, sono emersi punti nodali – continua – che necessitano di strumenti e interventi su differenti piani, interconnessi tra loro, per sollecitare un cambio di rotta, perché davvero ci possa essere un “Mai più”. La riflessione nasce e si sviluppa anche grazie al convegno, ma è parte di un percorso più ampio e complesso».
«E, a partire dalle testimonianze e dagli interventi ascoltati in queste giornate, è nostra intenzione portare all’attenzione delle Istituzioni, locali e nazionali, alcune questioni che riteniamo prioritarie, pur consapevoli della loro ampiezza e complessità: riconoscere il soccorso in mare come obbligo giuridico e umanitario. Diversi Tribunali, anche calabresi, tra cui Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, hanno ribadito – ricorda la Rete 26 febbraio - che il dovere di soccorso ha carattere assoluto e trova un limite unicamente nella circostanza che tale attività sia possibile senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri; contrastare i discorsi d’odio e la criminalizzazione dei migranti, delle ONG impegnate nei soccorsi e salvataggi in mare, della solidarietà».
Ed ancora «implementare un lavoro in rete tra le ONG che svolgono attività di soccorso in mare e le associazioni che svolgono attività alle frontiere e sul territorio; attivare canali regolari di ingresso; prevedere azioni coordinate tra istituzioni, enti e associazioni per la ricerca di migranti scomparsi o dispersi a seguito di naufragi lungo le coste italiane o nelle zone di confine terrestre. In tal senso, auspichiamo che vengano attuati dalle varie Prefetture i Piani operativi di ricerca per le persone scomparse, più volte sollecitati dall’Ufficio del Commissario per le persone scomparse; definire procedure adeguate per l’identificazione di corpi provvedendo, ove necessario, ai fini dell'identificazione – anche futura - all'acquisizione di campioni biologici; attenersi alle raccomandazioni formulate dal Consiglio d'Europa in particolare: ogni persona di cui è stata denunciata la scomparsa deve essere cercata. I meccanismi di segnalazione devono essere accessibili ai parenti o a qualsiasi fonte affidabile (...). Riconoscere il ruolo fondamentale delle organizzazioni comunitarie, delle organizzazioni per i diritti dei migranti e delle organizzazioni internazionali che forniscono servizi ai migranti, ai rifugiati e alle persone che vivono in condizioni di disagio. Garantire ai familiari anche se impossibilitati a raggiungere l’Italia, di poter decidere in merito – continua - alla sepoltura del proprio congiunto, con riguardo alle modalità e al luogo di sepoltura nonché al rispetto di eventuali riti religiosi, assicurando, laddove possibile, il rispetto di tali volontà».
«Inoltre, riprendendo le parole dei familiari: mantenere gli impegni presi dal Governo con familiari e superstiti in merito ai ricongiungimenti familiari; garantire il diritto al lutto, prevedendo procedure di autorizzazione all’ingresso per garantire visita ai luoghi di sepoltura dei loro parenti in Italia, non essendo stato possibile il rimpatrio delle salme». La Rete 26 febbraio si impegna a «presentare il documento nei tavoli istituzionali competenti: Prefetture, Procure, Comuni, Regioni, Ministeri competenti, Parlamento nazionale e istituzioni europee, affinché si prenda posizione per l’adozione di misure concrete per garantire ricerca e soccorso in mare, condizioni adeguate di accoglienza, per tutelare la vita, la dignità, il diritto ad una corretta identificazione e al nome dei corpi rinvenuti, per il diritto ad una dignitosa sepoltura. I superstiti, i familiari degli scomparsi nella strage di Cutro e la rete 26 febbraio continueranno a pretendere verità e giustizia per Cutro e tutti i morti delle frontiere».