Naccari Carlizzi «punto di riferimento per gli interessi della cosca»

INCHIESTA LIBRO NERO | L’ex assessore accusato di concorso esterno. Tortorella: «Mi disse che ragiono come Riina. Ma io le taglio a pezzi le persone, non le sciolgo». Ed emerge la presa di distanza da parte di Rosetta Neto per la campagna elettorale del figlio

mercoledì 31 luglio 2019
20:21
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Demetrio Naccari Carlizzi
Demetrio Naccari Carlizzi

È un contatto in particolare ad aver messo nei guai l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi. Nei suoi riguardi, il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Dda di Reggio Calabria, non per carenza di gravità indiziaria, ma per mancanza di esigenze cautelari. Naccari, dunque, non può reiterare il reato essendo fuori da qualsiasi carica, oltre al fatto che le contestazioni risalgono ad un periodo piuttosto remoto nel tempo. Tuttavia, i pm ritengono che la sua condotta sia perdurante.

Sta di fatto che a creare il problema principale al cognato del sindaco, Giuseppe Falcomatà (estraneo all’inchiesta) è il dentista Demetrio Tortorella. Sono i rapporti con lui, ritenuto personaggio di indubbio spessore criminale, ad aver portato gli investigatori sino alla contestazione di concorso esterno in associazione mafiosa. Tortorella, infatti, è uno di quei personaggi cui ci si rivolgeva per ottenere l’appoggio della cosca Libri, in prossimità delle competizioni elettorali.

«Ragioni come Riina». La presa di distanza di Rosetta

La conoscenza di Naccari con Tortorella è risalente nel tempo. Già nei primi anni 2000, quando Naccari era vicesindaco, sapeva chi fosse Tortorella ossia un uomo al servizio di Paolo Romeo. Per questo gli chiese di fare un passo indietro e dimettersi. La risposta del dentista fu violentissima: «Non è che dici… mi ha detto sai come ragioni tu? Come a Riina», racconta Tortorella riferendo le parole di Naccari. «Sono scattato – spiega sempre Tortorella ad un interlocutore – così gli ho detto hai fatto un errore, mi ha detto perché? Sai come ragiono io? Come a Mimmo Tortorella, sai qual è la differenza fra me e Riina? Che Riina li squaglia, li squaglia nell’acido, io me li porto a Cannavò, ho una “livara” li appendo là, con una corda e una scimitarra, ogni tanto gli taglio un pezzo e gli metto al cane. Questa è la differenza fra me o coso». Ora, a giudizio del gip, tali parole avrebbero dovuto allarmare Naccari, facendogli prendere le distanze da Tortorella. Il giudice richiama persino Rosetta Neto Falcomatà, madre del sindaco di Reggio e suocera di Naccari. A riferirlo è lo stesso Tortorella nel corso di una conversazione con Paolo Romeo, ritenuto al vertice della cupola massonico-mafiosa reggina. Tortorella si duole di non essere stato chiamato a far parte dei supporter per la candidatura di Giuseppe Falcomatà. È probabile, dunque, che Rosetta Neto abbia preso le distanze dal dentista per evitare di “inquinare” l’immagine pubblica del figlio.

Gli incontri elettorali

Il gip valorizza quanto affermato da Vincenzo Carriago della cosca Serraino, il quale racconta a Paolo Romeo di aver fornito appoggio elettorale a Naccari senza ricevere contropartita. Anche il pentito Carlo Mesiano ha narrato del do ut des fra Naccari, Sebi Romeo da un lato, e la locale criminalità organizzata dall’altro. «Alle ultime elezioni provinciali – ha riferito Mesiano – Naccari ha chiesto aiuto a Fiorindo Nucera di Reggio Calabria e Giuseppe Trapani di Roghudi… nel corso delle ultime elezioni comunali nella primavera del 2007, era intervenuto un accordo tra Sebi Romeo, e quindi Naccari, e Peppe Trapani e Fiorindo Nucera».

Il giudice ricostruisce come Naccari, pur di ottenere consensi elettorali, era disposto a sedersi intorni ad un tavolo anche con esponenti della cosca Condello, come rivelerà l’indagine Infinito, allorquando partecipò ad una cena nella villa di Giacinto Polimeni, ad un mese dalle elezioni regionali del 2010. «Anche in quest’occasione – rimarca il gip – l’indagato scese a patti con la locale criminalità organizzata».

Naccari, nella ricostruzione dei pm Musolino e Ignazitto, viene ritenuto un politico serio, affidabile, disponibile ad assecondare i desiderata dell’amico Tortorella e, su impulso di questi, di Stefano Sartiano.

L’episodio del 2015

È in quest’anno che, a giudizio del giudice per le indagini preliminari, avviene l’ennesimo favore a Tortorella, all’indomani delle elezioni comunali dell’autunno 2014, quando si assiste «alla massima espressione delle intese elettorali-criminali tra Naccari ed i sodali dei Libri». Si tratta di sbloccare un lavoro da duecentomila euro di Sartiano. E per farlo entrambi vanno a casa di Naccari. Del fatto viene interessato il dirigente regionale Umberto Giordano, il quale ha un debito di riconoscenza con Naccari. Passa una settimana e quest’ultimo conferma l’esito dell’interessamento: «Tutto a posto».

A pesare sono anche le parole di Tortorella nei riguardi di Naccari: «Naccari secondo me è il politico dopo Paolo Romeo…». Replica un conversante: «Il migliore, dopo Paolo Romeo, è il migliore». Per Tortorella l’indagato è un politico “serio” e “affidabile” perché «se prende l’impegno lo deve fare prima».

 

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