Fischietto e corso da arbitri, così si riabilitano i ragazzi sottratti alla mafia

Presentato il progetto "Liberi di fischiare per gli altri" del Csi di Reggio Calabria. I ragazzi, tutti sotto i venti anni, affronteranno un percorso di rieducazione alla legalità partendo dallo sport 

16 ottobre 2019
17:01
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La seconda possibilità, dopo l’errore, arriva dallo sport, e da un protocollo, denominato “Liberi di scegliere”  siglato (tra Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio, Tribunale per i minorenni, Procura per i minorenni e procura distrettuale di Reggio Calabria, procura nazionale antimafia e Libera) con lo sguardo rivolto a chi, donne e minori in particolare, ha bisogno di protezione perché una scelta forte la vorrebbe fare, una scelta di libertà, di affrancamento da un ambiente ed un sistema mafioso.

 

La seconda possibilità, dopo l’errore, parte dalla rieducazione e da un progetto non a caso denominato “Liberi di fischiare per gli altri” che questa mattina è stato presentato nell'aula del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria in occasione dell’apertura della decima edizione del Reggio Calabria Sportinfest.

 

In “sala” 50 ragazzi, tutti sotto i venti anni, pronti ad affrontare un percorso che sarà principalmente “rieducativo” e che li porterà a diventare futuri arbitri di pallavolo, calcio e pallacanestro dei campionati oratoriali reggini. A parlare loro il maestro Mauro Berruto, ex ct della nazionale di volley collegato via Skype. 

 

«Le regole sono negoziabili? Rispettare le regole non è un accessorio, è una testimonianza – ha detto -. Qualunque cosa facciate o diciate state lanciando un messaggio molto forte per chi vi osserva». Parole semplici e incisive che hanno fatto breccia nei ragazzi, seguite a ruota da quelle del giudice togato del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Paolo Ramondino, che ha spiegato: «Alcuni ragazzi presenti hanno commesso errori e sono qui perché abbiamo deciso che questa esperienza può essere un itinerario di cambiamento, legalità e partecipazione sociale per loro. Chi ieri ha aggredito l'arbitro, oggi inizia un percorso per diventare direttore di gara ed arbitrare nei campionati giovanili Csi. Una grande sfida, un percorso unico e rivoluzionario nel panorama nazionale». Durante la mattinata si sono susseguiti gli interventi di volontari, arbitri e assistenti sociali ed è stato anche fatto cenno al caso di un minore “condannato”, dopo aver aggredito un assistente di gara nel corso di una partita di calcio, a frequentare il corso per arbitri del Csi. 

 

L’appuntamento di questa mattina ha visto anche la presenza di don Mimmo Cartella, assistente ecclesiale del Csi che ha dialogato coi giovani, tutti under 20, appassionati dalla sfida socio-sportiva: «Considerare le “regole” non fini a se stesse, bensì alla luce della dignità e della sacralità della persona è un'idea identitaria per il Csi, che nella sua esperienza si è sempre mossa in questa direzione».

 

A chiudere il primo step del percorso formativo dedicato ai giovani arbitri ciessini è stato proprio il presidente provinciale e consigliere nazionale del Csi, Paolo Cicciù: «Quello di oggi non è un punto di arrivo, ma di ripartenza: il Csi ha fatto una scelta di campo. Non vogliamo essere un "torneificio", ma auspichiamo che la pratica sportiva sia da stimolo per avviare una stagione di cambiamento in ognuno».

 

Adesso spazio alla formazione tecnico-pratica e già dai primi di dicembre gli aspiranti arbitri saranno sul rettangolo di gioco a «fischiare» per i bambini degli oratori. E per qualcuno di loro, quella divisa da direttore di gara vorrà dire molto di più di un semplice impegno al servizio dei più piccoli.

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