Coronavirus e probabile rischio nelle carceri: «Serve piano di emergenza al Sud»

A chiederlo il segretario generale della polizia penitenziaria: «Si pensi agli istituti dove il sovraffollamento è maggiore, i detenuti sono malati e i termometri scarseggiano. Bisogna intervenire»

di Redazione
26 febbraio 2020
19:42
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Aumentano i contagi da coronavirus e cresce la preoccupazione che l’epidemia si possa propagare anche negli istituti penitenziari di tutto il Paese. Un ipotesi che, se diventasse reale, creerebbe panico e disagi in quelle strutture dove il sovraffollamento è maggiore, rendendo la situazione ingestibile.

 

«Siamo riusciti a far scattare nelle prime carceri del centro-nord alcune misure per prevenire il coronavirus tra le quali il blocco dei colloqui dei detenuti. Adesso è necessario estendere le misure d'emergenza anche nelle carceri del Sud senza perdere ulteriore tempo».

 

Ad affermarlo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo per il quale «si pensi solo cosa accadrebbe in istituti come Napoli-Poggioreale, Palermo, Catania dove il sovraffollamento è maggiore, un detenuto su due è malato con patologie che ne fanno un rischio per se e per gli altri, i medici per ogni carcere si contano sulle dita di una mano, scarseggiano persino i termometri e ci sono almeno un migliaio di detenuti con più di 70 anni. Si tratta, come è noto, di due categorie – malati cronici ed anziani - che come riprovano i decessi avvenuti sinora in Italia e non solo, sono considerati dagli esperti dell'Oms ‘i più vulnerabili’».

 

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«Serve un piano per i detenuti e il personale penitenziario»

«Per noi - lo ribadiamo - l'unica forma di prevenzione possibile nelle carceri è bloccare ogni contatto con l'esterno, insieme ad una campagna di vera prevenzione e di comunicazione che coinvolga prima di tutto il personale in servizio che è invece abbandonato a sé stesso nel gestire la situazione».

 

Un perentorio no ad «istituire in ciascun carcere una sorta di spazio isolamento per eventuali casi coronavirus», aggiunge Di Giacomo, «perché non solo non scongiurerebbe la diffusione del virus ma determinerebbe una situazione di panico tra i detenuti del tutto incontrollabile rispetto alla quale non resterebbe che evacuare il carcere con tutto ciò che comporta.

 

«Si provi ad immaginare in un carcere di mille detenuti quale potrebbe essere la reazione alla notizia di un possibile contagio all’interno dello stesso; si consideri, inoltre, che l’unica soluzione possibile per evitare il contagio dell’intero carcere è l’evacuazione dell’intera struttura. Quest’ultima strada appare del tutto non perseguibile per ovvi motivi, senza voler creare allarmismi, vi è la necessità assoluta di chiudersi verso l’esterno al primo focolaio del virus per evitare che tutti, poliziotti, detenuti, ecc., possano sistematicamente ammalarsi».

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