Cetraro, il boss Franco Muto lascia il carcere duro e va ai domiciliari

Secondo i giudici del tribunale di Paola l’uomo non farebbe più parte di un'associazione mafiosa. Le reazioni dell'opinione pubblica

di Francesca  Lagatta
15 settembre 2019
13:46
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Franco Muto
Franco Muto

Alla soglia degli 80 anni il boss di 'ndrangheta Franco Muto, già condannato a in via definitiva per reati di mafia, dopo tre anni e due mesi di carcere duro trascorsi nel penitenziario di Opera, a Milano, torna nella sua residenza a Cetraro, per 30 anni sede operativa del clan riconosciuto con sentenza passata in giudicato nel settembre 2006. L'anziano sconterà gli arresti domiciliari. La decisione è frutto della sentenza di primo grado del 6 luglio scorso, quando i giudici del tribunale di Paola hanno sentenziato, nell'ambito del processo Frontiera, che il boss non farebbe più parte di un'associazione criminale, tanto meno mafiosa, e che l'unico reato commesso è ascrivibile all'intestazione fittizia di beni.

 

Per questo motivo il capobastone del leggendario e sanguinario clan Muto è stato condannato a 7 anni e 10 mesi di reclusione. Ma venuta meno la componente 'ndranghetista, considerati un presunto stato di salute cagionevole e gli anni già trascorsi dietro le sbarre, il tribunale della Libertà ha ritenuto opportuno rispedire il boss, un tempo considerato tra i dieci più pericolosi dell'onorata società, nella sua casa di Cetraro, perché oggi sarebbe del tutto innocuo e fuori dai "giochi". Le incombenze del clan sarebbero spettate, da qualche anno a questa parte, al figlio del boss, Luigi, anch'egli arrestato il 19 luglio 2016 nella medesima operazione antindrangheta e oggi detenuto in regime di 41 bis. Per lui i legali hanno scelto il rito abbreviato, che si è concluso in primo grado con una condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione.

Le reazioni

A chi mastica la materia, la scelta di rispedire il boss a casa, seppure anziano e (pare) con gravi problemi di salute, è apparsa grave e paradossale. «La notizia della scarcerazione di Franco Muto - ha scritto il senatore Pd Ernesto Magorno - lascia senza parole. Non si può non condividere il pensiero di Klaus Davi. Da parte mia non mancherà mai il sostegno a personalità come Nicola Gratteri e a tutte le persone che ogni giorno lavorano per rendere la Calabria una terra dal profumo di legalità». Klaus Davi, giornalista e mass mediologo di fama, sui social ha definito assurda e inconcepibile la vicenda. Anche Stefano Gaziano, commissario del Pd calabrese, ha voluto commentare l'accaduto: «La decisione del tribunale di concedere i domiciliari al boss, Franco Muto, detenuto al 41 bis è assurda, mina la credibilità delle istituzioni e indebolisce chi si batte per la legalità. Il ministro Bonafede si attivi immediatamente».

Una notizia che lascia perplessi

La notizia ha fatto immediatamente il giro del web e nel territorio del Tirreno cosentino, martoriato e mortificato per 30 anni dall'attività criminale del clan, c'è una forte sensazione di stupore e incredulità. E chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze di un'era scandita oltre che da spaccio di droga e omicidi, anche da corruzione, ha anche azzardato una battuta sarcastica: «Toh, giusto in tempo per le elezioni regionali». Il boss è davvero fuori dai giochi? 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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