Caso Arata, blitz della Dia: arrestati funzionario e imprenditore

Il “re” dell’eolico Vito Nicastri collabora con i magistrati e svela gli affari dell’ex consulente per l’energia del ministro Matteo Salvini da cui emergerebbe un giro di mazzette alla Regione Siciliana per la costruzione di due impianti di biometano

di Redazione
1 luglio 2019
10:00
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Paolo Arata
Paolo Arata

Ancora una svolta a sorpresa nell’inchiesta della procura di Palermo e della Dia di Trapani che sta svelando un intreccio fra politica e affari: sta collaborando con i pm di Palermo Vito Nicastri, imprenditore alcamese delle energie rinnovabili, ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro, finito al centro di una inchiesta su un giro di mazzette che coinvolge anche il consulente della Lega Paolo Arata.

 

Stanotte è scattato un nuovo blitz della Dia di Trapani con due nuovi arresti nell'inchiesta: si tratta di Giacomo Causarano, ex funzionario dell'assessorato regionale all'Energia, e dell'imprenditore milanese Antonello Barbieri. Causarano, il cui nome era già venuto fuori nei mesi scorsi, è accusato di corruzione. Barbieri di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione: sarebbe socio occulto di Arata e Nicastri. Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia hanno notificato due provvedimenti di arresti domiciliari sia per Causarano che per Barbieri.

Il giro di mazzette

Le indagini hanno svelato un giro di mazzette alla Regione siciliana: Arata e Nicastri avrebbero pagato tangenti a diversi funzionari per avere agevolazioni nei loro affari nel campo delle energie rinnovabili. Nei mesi scorsi l'inchiesta ha portato all'arresto anche dei figli di Arata e Nicastri, Federico e Manlio, e di un altro funzionario regionale, Alberto Tinnirello.

Secondo gli investigatori, Causarano avrebbe funto da collante tra Nicastri e Tinnirello, il funzionario regionale che firmava le autorizzazioni necessarie all'imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano a Francofonte (Siracusa) e Calatafimi (Trapani). Al burocrate regionale viene contestata l’accusa di corruzione: secondo il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo avrebbe aggiustato e orientato alcune pratiche che stavano particolarmente a cuore alla coppia Arata Nicastri. In cambio gli era stata promessa una mazzetta da 500 mila euro, da dividere con il collega Alberto Tinnirello (già ai domiciliari dal 12 giugno): Nicastri ha spiegato che 100 mila euro erano stati già corrisposti, il resto sarebbe arrivato al momento della firma per il via libera degli impianti di biometano.

 

L’imprenditore Barbieri deve invece difendersi dall’accusa di intestazione fittizia, autoriciclaggio e corruzione, le stesse accuse che tengono in carcere Arata e Nicastri.

In realtà Nicastri aveva intenzione di vendere il progetto degli impianti, con tutte le autorizzazioni ottenute, a grosse imprese: affare che avrebbe portato al "re dell'eolico" tra 10 e 15 milioni. Barbieri, invece, sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro.

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