Bimbo in codice rosso trasferito a Lagonegro, Marziale: «Bene così»

Il piccolo si era sentito male a Praia ed era stato trasportato nel presidio ospedaliero cittadino che però non ha un reparto di Pediatria. Sulla vicenda è intervenuto il Garante per l’infanzia che giustifica la procedura

di Francesca  Lagatta
21 agosto 2019
16:30
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Andare in vacanza a Praia a Mare e vivere sulla propria pelle l'incubo di strutture sanitarie inadeguate. Quello che è accaduto tre giorni fa a un bimbo di 5 mesi, raccontato dalla madre in post diventato virale, ha comprensibilmente suscitato scalpore tra gli utenti del web. Non ha lasciato indifferente nemmeno Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, che in una nota ha fatto sapere il suo punto di vista sulla vicenda. Il piccolo, lo ricordiamo, si era sentito male ed era stato trasportato nel presidio ospedaliero cittadino, che non ha un reparto di Pediatria capace di fronteggiare le emergenze/urgenze. Pertanto, dopo essere stato rianimato dai medici in loco, era stato successivamente trasferito all'ospedale più vicino, che si trova però fuori regione, in Basilicata, motivo per cui i medici del 118 hanno dovuto attendere prima un'autorizzazione. Il bambino era stato quindi affidato alle cure dei sanitari dell'ospedale di Lagonegro ed ora sta bene, ma è necessario sottolineare che se si fosse trattato di un caso ancora più grave, probabilmente l'episodio si sarebbe potuto trasformare in tragedia.

«Non ci può essere un reparto di Pediatria ovunque»

«Mi sono premurato di attingere ad informazioni che, innanzitutto, mi hanno rassicurato sulle condizioni del piccolino, che sta bene e proprio stamane è stato ricevuto insieme alla mamma dal sindaco della città, Antonio Praticò». Poi ha puntualizzato: «Ho chiesto al primo cittadino di ringraziare a nome mio i medici calabresi che sono intervenuti sul piccolino con grande professionalità ed il personale sanitario tutto. Alla mamma - conclude il Garante - dico che avere una pediatria in ogni angolo della regione è il sogno di ogni genitore, ma il contenimento della spesa sanitaria italiana e ragioni tecnico-operative non lo consentono. Fermo restando che Cosenza è dotata di una Pediatria ad altissimo livello con tanto di terapia intensiva pediatrica, che in maniera decisa ho chiesto e in maniera sensibilmente celere ho ottenuto. Nel caso specifico si è optati per Lagonegro perché più vicina a Praia a Mare».

Ma le cose non stanno proprio così

Bene fa il Garante regionale a ricordare che i debiti della sanità impongono un'ottica di risparmio, non solo in Calabria, e che il reparto pediatrico di Cosenza è tra i migliori di tutta Italia. Il problema dell'ospedale di Praia a Mare è però di diversa natura.

Il nosocomio, che era stato riconvertito in casa della salute nel 2012, ufficialmente è stato inaugurato e quindi riaperto dalla politica nel novembre 2017. Ma nella realtà altro non è che un capt, centro di assistenza primaria territoriale (la struttura non risulta infatti inserita nella rete ospedaliera ridisegnata nel Dca n° 64) e non può fronteggiare i codici rossi. Ma la politica, all'epoca in piena campagna elettorale, fece cambiare ugualmente l'insegna all'ingresso da "casa della salute" a "ospedale" e proprio per questa ambiguità si continua a correre rischi tutti i giorni. Le ambulanze, come dichiarò senza fronzoli l'ex commissario ad acta Massimo Scura, non dovrebbero mai accompagnare i pazienti in codice rosso all'ospedale di Praia, perché ciò potrebbe risultare addirittura pericoloso. Il motivo è presto detto. In presenza di emergenze, ogni minuto, ogni secondo può fare la differenza e, proprio come nel caso del bimbo in vacanza con i genitori a Praia a Mare, il paziente avrebbe dovuto essere trasportato direttamente all'ospedale di Cetraro o, meglio ancora, nel reparto di eccellenza pediatrica dell'Annunziata. Magari in volo, in elisoccorso, e senza attendere alcuna autorizzazione. Si sarebbero risparmiati minuti preziosi che, in un caso ancora più grave, avrebbero potuto fare la differenza tra la vita e la morte.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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