Il figlio di 5 mesi in codice rosso ma a Praia non c’è Pediatria: «Un incubo»

Una mamma in vacanza nella città dell'Isola di Dino racconta il dramma vissuto a causa della mancanza di strutture sanitarie adeguate. Ma il sindaco replica: «I medici hanno salvato il bimbo»

di Francesca  Lagatta
20 agosto 2019
20:11
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Un anno di duro lavoro e poi, finalmente, in vacanza. Scegli la Calabria perché è meravigliosa e già che hai un bambino di 5 mesi scegli Praia a Mare, perché ha le acque cristalline certificate dalla bandiera blu, spiagge a misura di bambino, certificate dalla bandiera verde, e pure un ospedale, certificato da un'insegna grande e grossa, distante circa 4 chilometri dalla spiagge. Ma tra il dire e il fare c'è in mezzo un oceano e te ne rendi conto proprio quando arrivi nella città dell'isola Dino. Perché spesso il mare è una discarica e l'ospedale, quello che la politica ha "inaugurato" il 3 novembre 2017 mandando in pensione la scritta "casa della salute", in realtà non esiste. Lo sa bene una madre di un bimbo di 5 mesi che in un post, diventato virale sul web, racconta l'ennesima odissea legata alla sanità calabrese.

Il post condiviso migliaia di volte

«Vietato stare male in Calabria», è l'incipit della pubblicazione, che continua: «Siamo in vacanza a Praia a mare, decido di portare qui mio figlio per fargli respirare un po’ di aria di mare, del mare buono. Giorno 18/8/2019 ore 14,30 mio figlio di 5 mesi sviene e non accenna a riprendersi. Attimi di paura, chiamiamo il 118 che provando a calmarci capisce che la situazione è preoccupante ma tentenna al telefono perché dice che a Praia a mare non c'è la Pediatria e che il primo posto disponibile si trova a oltre mezz'ora di distanza». Tempi che ad agosto si dilatano enormemente. «Mio figlio in tutto questo continua a rimanere senza conoscenza - continua la donna -. Scorrono i minuti più brutti della nostra vita, dopo circa 10 minuti arriva l'ambulanza. Entriamo all'ospedale di Praia per un primo soccorso utile... e lì ci guardano come alieni chiedendoci cosa ci facessimo in un ospedale senza pediatria». Questi sono i minuti più concitati. «Il bimbo con il codice rosso doveva essere portato dove c'era la Pediatria, quindi a mezz'ora di auto». Ci si riferisce all'ospedale lucano di Lagonegro, che da Praia in estate risulta più facilmente raggiungibile rispetto ai nosocomio calabresi. «Con le loro ambulanze andrebbero fuori regione quindi dobbiamo aspettare l'autorizzazione. Certo perché un bimbo di 5 mesi deve aspettare l'autorizzazione per essere soccorso. I volontari del 118 mi guardano con gli occhi della vergogna, di chi si scusa per una burocrazia di merda, perché in una regione come la Calabria gli ospedali si riducono invece di aumentare. Mi dicono di aspettare e mi promettono di fare il prima possibile. Continuano minuti interminabili. Qualche infermiere mi dice che avremmo fatto prima ad andare con la nostra auto. Dalla serie, scappate se potete!».

Il trasferimento a Lagonegro

Il bimbo finalmente arriva nel reparto lucano di Pediatria, ma sembra che qui le cose non vadano meglio a livello di organizzazione. «C'è poco personale e non ha neanche gli strumenti idonei per lavorare con tranquillità. Tutti cortesi, carini, ma sovraccaricati dal lavoro perché tutti i bambini si devono riversare lì o Cetraro, ma il personale assunto è ai minimi termini. Poco importa che il pediatra stia facendo due giorni di lavoro consecutivo senza mai smontare giorno/notte. Siamo in pediatria e non hanno neanche il fasciatoio». Poi continua: «Se fosse andata peggio in 40 minuti prima di arrivare in ospedale mio figlio sarebbe morto. Vietato ammalarsi a Praia a Mare. Vietato ammalarsi in Calabria. E dicono che al sud non si voglia lavorare! Io ho incontrato professionisti dove gli hanno segato gambe e braccia per non farli lavorare in maniera professionale. Ho sentito la paura di chi vive in un posto con ospedali assenti. Forse loro non pagano le tasse come facciamo tutti? Forse al sud si deve morire senza dignità? Forse non hai diritto ad essere soccorso? Forse mi trovo solo a Praia a mare, città della Calabria dimenticata da tutti! Aprite l'ospedale. Ridateci Pediatria!».

La replica del sindaco di Praia

Antonio Praticò è uno di quelle poche persone convinte che a Praia a Mare ci sia un ospedale. E non potrebbe essere altrimenti perché fu il principale fautore della riapertura farlocca dell'ospedale, precedentemente finito nella rete del piano di rientro sanitario regionale e per questo convertito in casa della salute. Quel giorno di novembre Praticò era sorridente al fianco al governatore della Calabria, Mario Oliverio, durante il taglio del nastro e mangiava pasticcini insieme ai compagni cosentini del Partito Democratico, alcuni dei quali quattro presi più tardi avrebbero riconfermato il posto in parlamento.

Guai a dire che l'ospedale non esiste, guai a ricordargli che non c'è nessun documento che parli di riapertura e, sopratutto, guai a chi si permette di denunciare un sistema sanitario calabrese ormai al collasso. La replica non si è fatta attendere, ma solo per non creare «inutile allarmismo». Sulla pagina ufficiale del Comune di Praia a Mare si legge: «Mi spiace per quanto accaduto a Suo figlio. Ma sarei felice di poterla incontrare per parlare e confrontarci con riguardo a quanto accaduto perché preoccupandomi della situazione da lei rappresentata mi sono premurato di informarmi. Ebbene - dichiara il primo cittadino - dal personale quel giorno presente, mi è stato riferito che il bambino è arrivato morto la dottoressa Sinopoli lo ha riportato in vita. Ciò che ha pubblicato lei è gravemente infamante. Specie per il personale medico e paramedico che sono intervenuti tempestivamente per la salvare la vita al Suo piccolo bambino. E solo dopo che le condizioni del bambino sono state stabilizzate nel pieno rispetto dei protocolli nazionali lo stesso è stato trasferito presso l’ospedale di Lagonegro. Suo figlio, ringraziando il Signore, è salvo. E forse lo è anche grazie e per mano di quei medici che non si sono risparmiati o riservati di fare quanto possibile per strappare alla morte il suo piccolo bambino». Quindi conclude: «Rimango, pertanto, in attesa di ricevere un Suo riscontro al fine di chiarire pubblicamente la dinamica degli eventi occorsi in occasione del Suo accesso al Ps dell’ospedale così da mettere fine a notizie non veritiere che non fanno altro che ingenerare falsi allarmismi e screditare l’operato di chi ogni giorno mette tutto se stesso per salvare vite umane». 

La contro risposta della donna

I commenti al post del sindaco sono tanti, e quasi tutto in supporto della donna. Tra i tanti c'è anche il suo, quella della donna, che risponde secca e decisa: «Egregio sindaco, la situazione da lei descritta non è conforme a quello che realmente accaduto. Inoltre nessuno ha mosso critiche nei confronti del personale medico e sanitario che ci ha prestato il primo soccorso, si vada a rileggere il mio post. Detto ciò, la mia critica è rivolta sia alla burocrazia sanitaria che non ha la pediatria in una città come Praia a Mare e a causa della quale per avere soccorso è necessario percorrere numerosi chilometri».

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Francesca  Lagatta
Giornalista

Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalis...

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