Tutti assolti i membri del C.d.A. della BCC della Sibaritide. Il Tribunale penale di Castrovillari, in composizione collegiale (Presidente Giovanni Ferrucci, giudici a latere Bruno e Antonaci), ha pronunciato la sentenza all’udienza del 31 marzo con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Si chiude così una vicenda giudiziaria che aveva avuto inizio oltre un decennio fa, a seguito del fallimento della Banca di Credito Cooperativo della Sibaritide. I fatti contestati risalgono al 2013, quando la Procura della Repubblica di Castrovillari avviò un procedimento penale ipotizzando il reato di bancarotta fraudolenta aggravata. Al centro delle accuse: una serie di operazioni di affidamento creditizio che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero disgregato il patrimonio dell’istituto, determinando un buco di circa 20 milioni di euro e lo stato d’insolvenza della banca.

L’indagine si fondava sugli esiti delle ispezioni della Banca d’Italia del 2006 e 2009, sulla segnalazione del commissario liquidatore Varriale e su una consulenza tecnica redatta da Giuseppe Bidetti, incaricato dalla Procura. La relazione del consulente avallava l’ipotesi di reato, portando al rinvio a giudizio di Nicola Lucchetti (presidente del CdA), dell’ex direttore generale Vincenzo Mauro, e dei consiglieri Francesco Graniti, Alessandro Cucci, Ranieri Marcello Filippelli, Alessandro Pesce, Angelo Serafino Caruso, Francesco Forte e Giuseppe Calderaro.

Durante il dibattimento, il collegio giudicante ha ascoltato numerosi testimoni, tra cui il consulente tecnico della Procura e diversi ispettori della Banca d’Italia. È stata inoltre acquisita un’ampia documentazione sia da parte dell’accusa che delle difese. Nonostante le richieste del Pubblico ministero, che ha invocato condanne fino a cinque anni di reclusione, il Tribunale ha accolto integralmente le argomentazioni del collegio difensivo.

Gli avvocati Elisabetta Verrina, Giuseppe Tagliaferro, Filomena La Gamma, Luigi De Seta, Giuseppe Sabella, Giovanni Nicodemo e Maria Calderaro hanno sottolineato come le operazioni contestate non rappresentassero nuove concessioni di credito, ma ristrutturazioni di affidamenti precedenti, risalenti a gestioni anteriori. Inoltre, hanno evidenziato come le valutazioni espresse dal consulente della Procura si basassero su parametri (Basilea II) non ancora in vigore all’epoca dei fatti.

Determinante anche la ricostruzione della fase di liquidazione: la BCC della Sibaritide fu ceduta al prezzo simbolico di un euro alla BCC Mediocrati, che ne rilevò attivi e passivi, compresi i beni immobili. Secondo la difesa, non risultano chiare né la rendicontazione delle azioni di recupero crediti, né l’adempimento dell’impegno della cessionaria a restituire al Fondo di Garanzia il 15% delle eventuali riprese di valore sulle posizioni trasferite.

Dopo anni di processo e incertezza, gli imputati hanno espresso soddisfazione per l’accertamento della verità e il riconoscimento della loro totale estraneità ai fatti. Una sentenza che pone fine a una vicenda lunga e complessa, restituendo pienamente dignità e reputazione a quanti furono coinvolti.