Autobomba a Limbadi, i Di Grillo Mancuso avrebbero ucciso «per futili motivi» -VIDEO

Omicidio, lesioni personali, estorsione, detenzione di esplosivo, detenzione e porto di armi da fuoco e munizioni, oltre alle aggravanti mafiose. Ecco tutte le accuse contestate ai fermati

di G. B.
25 giugno 2018
10:23
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Vito Barbara, la moglie Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono accusati di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili, oltre che dalle modalità mafiose. Sarebbero stato loro – con soggetti alla stato non identificati – gli ideatori ed i promotori del delitto al fine di costringere Francesco Vinci e la moglie Rosaria Scarpulla a cedere alle loro pretese estorsive.

 

Avrebbero approfittato di un momento in cui Matteo Vinci si trovava in una zona isolata in compagnia solo del padre Francesco Vinci collocando (ovvero disponendo che altri lo collocassero) una radiobomba al di sotto dell’autovettura Ford, modello Fiesta, di proprietà di Francesco Vinci condotta nell’occasione da Matteo Vinci facendola successivamente esplodere causando la morte di Matteo Vinci per carbonizzazione e quindi fra atroci sofferenze.

Vito Barbara, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono poi accusati di aver causato lesioni personali a Francesco Vinci attraverso lo scoppio della bomba collocata sotto l’auto, e quindi anche di detenzione illegale di ordigno esplosivo e distruzione di autovettura.

 

Estorsione aggravata dalle modalità mafiose l’accusa mossa a Domenico Di Grillo, al genero Vito Barbara, a Lucia Di Grillo, a Rosina Di Grillo, Rosaria Mancuso e Salvatore Mancuso. In particolare, Lucia e Rosina Di Grillo, Rosaria Mancuso e Salvatore Mancuso avrebbero aggredito i coniugi Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla il 29 marzo del 2014 cagionando loro lesioni personali. Domenico Di Grillo, Salvatore Mancuso e Rosaria Mancuso avrebbero poi intimato a più riprese ai coniugi Vinci di cedergli il fondo del quale erano proprietari sito a Limbadi in contrada Macrea. Il tutto attraverso violenza e minaccia consistita nell’evocazione della propria caratura criminale e dei collegamenti tra loro stessi e la cosca dei Mancuso (in particolare con i fratelli di Mancuso Rosaria e Salvatore, ovvero Giuseppe Mancuso cl. ’49, Mancuso pantaleone cl. Settembre ’61, alias “l’Ingegnere”, Mancuso Diego e Mancuso Francesco, detto “Tabacco”) e la cosca Di Grillo/Mancuso (in particolare Sabatino Di Grillo) con modalità tali da manifestare una notevole carica intimidatoria.

 

Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono quindi accusati di aver colpito con un’ascia ed un forcone il 30 ottobre 2017 Francesco Vinci, con in particolare Rosaria Mancuso che avrebbe incitato gli altri due gridandoAmmazzatelo, ammazzatelo”. I colpi provocavano a Francesco Vinci un focolaio emorragico, una frattura scomposta della mandibola, una ferita al cranio, una ferita al viso, una vasta lacerazione della mucosa interna della guancia e ferite alle mani. Sempre Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono anche accusati di aver detenuto illegalmente una pistola revolver in data 30 ottobre 2017, mentre in data 1 maggio 2018, unitamente a Lucia Di Grillo, sono anche accusati della detenzione e della ricettazione (in data 1 maggio scorso) di altro revolver marca Colt calibro 38 special, di varie munizioni e di un fucile a pompa con matricola punzonata. In foto: Rosaria Mancuso, Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Salvatore Mancuso.

 

 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.
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