Praia, gli ambientalisti avvertono: «L'isola Dino diventerà una penisola»

A lanciare l'allarme l'associazione Italia nostra. Il tratto che congiunge il simbolo della città alla terraferma sarebbe sempre più evidente a causa dell'accumulo di sabbia

di Francesca  Lagatta
giovedì 16 maggio 2019
15:38
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Senza un intervento mirato, l'isola Dino nel giro di qualche anno potrebbe trasformarsi in penisola perché il materiale roccioso e sabbioso che crea l'unione con la terraferma è sempre più evidente. Di fatto, con un ulteriore insabbiamento l'area risulterebbe più accessibile con la conseguenza che quel luogo incontaminato, divenuto simbolo incontrastato della città di Praia a Mare, subisca una inevitabile trasformazione «in grado di annullare molte delle eccezionali prerogative di questo antico giardino della natura». Una su tutte, la presenza di rare e particolari specie di piante e animali. Ad annunciarlo sono gli attivisti dell'associazione ambientalista Italia nostra - sezione alto Tirreno cosentino, che da tempo stanno seguendo l'evolversi del fenomeno.

«Urgono interventi immediati»

Ad ogni modo, secondo gli ambientalisti, niente ancora è perduto se si interverrà immediatamente. Basterebbe «un coordinamento lungimirante e fattivo tra gli enti interessati, per ottenere la necessaria affidabilità operativa e l’indispensabile disponibilità economica». In particolare, «ci viene da pensare, in prima battuta, ad un’incisiva e consistente operazione di dragaggio che, attraverso il ripristino del canale originale, possa restituire equilibrio ad un sistema naturale in via di compromissione». Ma non è detto che questa sia l’unica operazione possibile. «Sarebbe opportuno e necessario, quindi, uno specifico, attento e sollecito intervento sulla problematica evidenziata a partire dall’autorità regionale e, al tempo stesso, auspichiamo la condivisione e l’interessamento alle nostre proposte anche da parte di quanti altri fossero convinti di farlo, tra i quali citiamo, ad esempio, il Comune di Praia a Mare, che però non ha posto tale questione nella sua programmazione futura».

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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