Cronista da Catanzaro sempre sul pezzo, Luana Costa si racconta

VIDEO | La corrispondente da Catanzaro sognava l'editoria, ma il destino ha scelto per lei. Dagli esordi alla Gazzetta all'arrivo a LaC, che ha coinciso con la grande prova del giornalismo televisivo. Un racconto fatto di sogni e scoperte, e una storia di vero professionismo

di Monica La Torre
6 gennaio 2020
11:02
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Il perfezionismo ha sempre due facce: l’una, positiva, aldilà dell’alta qualità di quanto si produce, fa sì che la persona che si giudica con severità non sia preda di abbagli, facili entusiasmi e scivoloni. L’altra, controproducente per il singolo, riguarda la sfera personale: è facile capire come chi sia "affetto" da un perfezionismo assoluto, da un metro di giudizio finissimo, finisca con l’essere un po' più ansioso degli altri, un pò più teso degli altri, un po' meno sereno degli altri: e questo perché a mantenere l’asticella della qualità, dell’impegno, della verifica sempre al massimo, ci vuole un dispendio di energie non da poco.

Severa, meticolosa

Il perfezionismo, la severità, il rigore nel giudizio su sé e gli altri, caratterizza da sempre l’approccio professionale di Luana Costa. Una delle firme più note del tg di laC Tv e della testata Lacnews24.it, che da anni esercita la professione con maniacale meticolosità. Il suo racconto di vita e di lavoro, lascia capire approccio, punti di forza e modus operandi della giornalista. Capace di passare dal web al video con la stessa autorevolezza. Ed i motivi, erano già scritti nel suo destino.

Gli esordi, casuali...

«Per ogni cosa che mi sia accaduta, è stato il destino a scegliere per me – racconta -. E anche sul lavoro il destino ha deciso che sarei dovuta diventare giornalista. Al termine degli studi universitari, il mio più grande desiderio era quello di lavorare per una casa editrice: i libri e la lettura sono stati da sempre la mia passione. Un amore ereditato da mia madre, che ricordo fin da piccola con un libro in mano. Ma la vita aveva in serbo per me tutt’altra strada: il giornalismo». «L’inizio della collaborazione con un giornale, la Gazzetta del Sud, arriva quasi per caso. Alla disperata ricerca di un lavoro, avevo bussato alla porta della sede, e mi aveva aperto l’ex caporedattore. Lui mi aveva immediatamente messo alla prova facendomi redigere alcuni articoli: e poi mi aveva assunta. Gli anni alla Gazzetta sono stati per me un esercizio rigoroso. Ho imparato a pesare e a capire una notizia, a selezionare le fonti evitando quelle strumentali o interessate, a comprendere la notiziabilità degli eventi».

Prima il web, poi la tv

«A LaC sono arrivata dapprima come corrispondente da Catanzaro per la testata web, per poi iniziare a collaborare anche per il tg di LaC Tv. L’approccio ai nuovi media ha comportato per me una vera e propria rivoluzione. I tempi meditati del giornale - scanditi dalla ricerca della notizia, dalla verifica e dalla scrittura puntuale e meticolosa - hanno dovuto ben presto lasciare il posto alla tempestività della pubblicazione e alla celere verifica della veridicità delle informazioni. Un equilibrio instabile in un mondo, quello del web, dominato dalla velocità. In questi anni ho sempre guardato con curiosità - quando non con un certo timore – anche al lavoro che svolgevano quotidianamente i colleghi al servizio del telegiornale. Dico “curiosità” perché amo le sfide e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli: ma devo aggiungere anche “timore”, perché la tv era per me un mondo sconosciuto, di fronte al quale mi sentivo impreparata e inadeguata».

Dubbi risolti

«Se fino ad allora mi ero considerata una professionista brava con la penna in mano, una persona che amava restare dietro le quinte – meglio se dietro le “colonne” di un giornale, la televisione mi aveva messo di fronte ai dubbi ed ai limiti che ritenevo di avere. E nello spazzare via queste reticenze, fondamentali, devo ammetterlo, dagli incoraggiamenti giuntimi dall’editore Domenico Maduli, dalla direttrice editoriale Maria Grazia Falduto e dai direttori del tg Cristina Iannuzzi e Pietro Comito. Nel tempo, e dopo aver maturato le prime esperienze, ho capito quanto quanto anche raccontare le storie cin la telecamera in mano possa essere stimolante. Non erano più la forza e i colori delle parole, a restituire al lettore cornice e paesaggio, ma direttamente i miei occhi, e la loro capacità di catturare il reale nel momento stesso in cui questo si manifestava. Io stessa diventavo strumento, mediato da un obiettivo. Credo a questo proposito che il grande merito di LaC non sia solo quello di mettere a disposizione mezzi che consentono ai giornalisti di esprimere liberamente le proprie capacità e inclinazioni, ma anche la possibilità di farli crescere, di far maturare queste attitudini».

Un periodo di riflessione

«Il breve periodo di riflessione che mi ha tenuto lontano dalla testata, pochi mesi fa, è servito soprattutto per comprendere questo: non potevo considerare scontato l’intenso percorso di crescita professionale che LaC mi ha regalato. Non sono molte le persone disposte a credere nelle capacità altrui, ma Domenico Maduli e Mariagrazia Falduto non hanno mai smesso di farlo: anche quando io non ci credevo più». 

Il futuro è qui

«Il futuro per me è ogni giorno. Io sono una giornalista che ama vivere alla giornata. Ogni giorno è una nuova sfida, uno scenario sempre inedito. Sono una meticolosa programmatrice di orari e scadenze ma quello che di più amo in questo lavoro è la capacità che ha sorprendermi, di offrirmi squarci inattesi di soddisfazione ed emozione che sono il vero motore della professione, la motivazione che mi spinge ad andare avanti sotto il sole rovente, sotto la pioggia battente, sempre col naso al vento, a fiutare la notizia giusta».

Monica La Torre
Giornalista

Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra...

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