Agostino Pantano, il giornalista con la domanda in più che spiazza gli intervistati

VIDEO | Corrispondente per il web e per Lac Tv, è giornalista in ogni sua fibra ed è esattamente come lo si vede nei servizi televisivi: irruento, coraggioso e impulsivo. Ecco il racconto d'una vita vissuta con rigore e schiena dritta

di M LT
21 ottobre 2019
12:11
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Tra l'essere e l'apparire il divario è sempre grande. E quella tra il privato e l’immagine pubblica di chi lavora nello spettacolo piuttosto che in televisione questa dicotomia è massima. Una regola aurea che non fa eccezione neanche per i giornalisti, la cui fortuna è spesso dettata dalla brillantezza del profilo che adottano, per non dire della maschera che indossano, ogni volta che vanno in onda, che scrivono, che comunicano. L’eccezione a questa regola la troviamo in LaC. E precisamente in Agostino Pantano, corrispondente per il web e per LaC Tv.

Un idealista, un rompiscatole

Il giornalista, in ogni sua fibra, in ogni momento del giorno, in ogni rapporto umano prima che professionale, è esattamente come lo si vede nei servizi televisivi. Irruento, coraggioso, impulsivo, rompiscatole. Lui stesso si definisce egotico, e non sono poche le volte in cui parla di sé in terza persona singolare, procedendo per massime, parabole ed exempla da predicatore. Sulla carta, impegnativo. In realtà, non c'è un collega in tanti anni di carriera che non abbia capito quanto il suo aspetto e la sua scorza, apparentemente burbera, nasconda in realtà un cuore d'oro. Agostino è un buono. Un idealista. Il collega che tutti vorremmo avere, laddove la situazione si fa scura, e serve schiena dritta, coraggio e visione.

Uomo d'altri tempi

È un punto fermo, per molti, ad iniziare da sua nipote: «È una nativa digitale, un’adolescente, ha una fiducia totale nella rete, e passo ore ed ore a cercare di farle capire quanto la notizia abbia bisogno di fonti autorevoli e verificate», confida a tale proposito -  al di fuori dell’ambito familiare è una persona i cui ideali, la cui trasparenza, la cui purezza ideologica è simile a quella a tratti di un bambino. Agostino, in sostanza, è come lo si vede. Non ha filtri, e a volte non ha neanche misura, ma è così: prendere o lasciare (e noi prendiamo, rasserenati dalla sua apertura e dalla sua franchezza, per la disponibilità generosa, e per il suo essere collega rispettoso ed integro professionista. Di lui, dicono che sia uno all’antica. In realtà, più che all’antica, è un uomo antico nei modi, nella gestualità, nelle locuzioni verbali arcaiche, ironicamente retoriche con le quali ogni mattina si rivolge alle colleghe e ai colleghi. Parole che non sfigurerebbe nemmeno un manuale di conversazione tra Gentlemen di altri tempi.

Gli esordi

Originario di San Ferdinando, Pantano si scopre giornalista nell’animo sin dalla tenerissima età. «A 13 anni, racconta, andavo a prendere i giornali per conto di un mio vecchio zio, e al ritorno dall’edicola, rimanevo con lui, mi gustavo le espressioni durante il rito della lettura, coglievo la sorpresa nei suoi occhietti vispi, che si allargavano davanti ai titoloni, alle notizie più importanti. Lì -prosegue - ho capito l’importanza di informare, di comunicare. In quel periodo, ho iniziato ad avere l'ambizione che con ho l'ambizione, avrei potuto cambiare il mondo». E ancora: «Dopo la laurea in scienze politiche, e gli studi prima a Siena e poi a Messina, dopo due esperienze fuori casa di cui una a Londra, sono tornato in Calabria, richiamato sa da una collaborazione con la Gazzetta del Sud, sia per la voglia di tornare a dedicarmi ad attività politico sociali».

Passione civile

L’impegno civile, in Pantano, ha sempre viaggiato di pari passo con l’esercizio della professione. «Ho avuto sempre una forte sensibilità sociale - racconta -. Ricordo il primo articolo scritto, su quanto la mentalità mafiosa gravasse sulla coscienza e sui comportamenti anche degli adolescenti, nel mio paese». «Forse anche per questo mi sono sempre dedicato all’inchiesta, alla denuncia sociale, al voler far luce sulle realtà e sulle situazioni più scomode. Il mio motto, è questo: "il giornalista si riconosce dalla seconda domanda che fa, o che riesce a fare al potente. Non dalla prima".  

I processi

In vita mia ho raccolto tre denunce, ho subito intimidazioni, ho dovuto affrontare tribunali e atti vandalici, e ne sono sempre uscito pulito. Forse un aneddoto può servire per spiegare il mio carattere. Un giorno, uno che voleva spiegazioni su un articolo scomodo fermò mio padre infastidito da un mio articolo. E lui rispose: "andateci voi, a parlare con lui. Io non sono riuscito a cambiarlo in 30 anni, figuriamoci se riesco ora. Provateci voi, se ci riuscite...".. Tornando alla carriera, Pantano, dopo l’esperienza alla Gazzetta, approda a Calabria ora. Successivamente lo ritroviamo tra i fondatori del Corriere della Calabria, e quindi al Garantista. A LaC arriva per una felice intuizione di Comito, col quale aveva lavorato per anni. «In quel periodo – racconta – ero disoccupato. Un bel giorno arriva questa chiamata di Pietro, che mi chiede addirittura di gestire una diretta: e quindi, di cimentarmi subito in un’impresa ardua. Ebbene, è stata una scommessa vinta, ed oggi sono qui grazie a lui.

L’azienda 

Questa è un’azienda che crede nella valorizzazione delle risorse giornalistiche e nella notizia. L’informazione viene fatta in modo critico, ragionato. Nell’era in cui la Cina sperimenta i primi conduttori robot, e in cui le testate gestite da algoritmi sono sempre più frequenti, anche in Italia, voler dare valore alle risorse umane, alla notizia, all’approfondimento, è un enorme valore aggiunto. Per questo sono felice di stare dove sono e di fare quello che faccio ora: e non ho altre ambizioni».

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M LT
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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