Da politico a giornalista: il cammino non convenzionale di Pasquale Motta

VIDEO | Il direttore responsabile della testata www.lacnews24.it si dedica al giornalismo dopo trent'anni di politica attiva. Un percorso inverso a quello di molti politici oggi in auge, che lo porta a conoscere bene tutti i meandri ed i segreti dei corridoi dove si muovono i potenti 

di M LT
30 settembre 2019
16:09
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«Di solito, abbiamo giornalisti che diventano politici. Il sottoscritto però ha fatto il percorso inverso. Dopo una vita dedicata alla politica, ho lasciato incarichi importanti, con tanto di auto di servizio e autista, mi son messo la telecamera in spalla per libera scelta, e mi sono dedicato alla mia seconda grande passione: il giornalismo». Pasquale Motta, direttore della testata on line www.lacnews24.it, volto storico di LaC Tv e conduttore dei format politici più seguiti dell’emittente calabrese afferente al Network LaC, racconta come ha saltato il fosso dell’attività pubblica per diventare il grande professionista che è ora. La sua biografia lo vede abbandonare la politica attiva per dedicarsi esclusivamente al giornalismo, dopo trent’anni trascorsi tra assessorati e rappresentanze comunali, provinciali, universitarie, relazioni allacciate tra Frattocchie e segreteria nazionale, una vita spesa a rappresentare PCI prima, DS su tutti gli scenari, calabresi ed italiani.

Piazza... e "Pubblica piazza"!

Motta insomma diventa giornalista per naturale attrazione, gestendo acquisizioni editoriali che lo fanno prima innamorare e poi capitolare definitivamente, di fronte ad un settore che aveva guardato con interesse, sì, ma senza intenzione specifica. (E invece…). È lui stesso a raccontare come questa passione per il giornalismo abbia viaggiato, sotterranea, lungo tutti i suoi 30 anni di politica attiva, fino al cambio di professionalità e di prospettive. «Ho iniziato a fare politica a 14 anni, quando sono divenuto segretario della Fgci del mio paese, Nocera Terinese. Da lì in poi, è stata una progressione -  continua -. A 18 anni ero segretario della sezione, a 19 responsabile della Cellula comunista dell’Università di Catanzaro (unico iscritto: il sottoscritto!) e già all’epoca, dopo questo passo, sono entrato nella direzione regionale del partito».

La giovinezza, le Frattocchie

«A 20, entro in consiglio comunale e dopo pochi mesi divento assessore, con delega ai lavori pubblici ed all’urbanistica. Fu il periodo in cui mi misero una bomba, proprio per il mio schierarmi contro determinati interessi opachi: ma anche quello in cui divenni funzionario di partito – prosegue Motta-. Mi mandarono a Frattocchie, alla scuola per quadri provinciali e regionali. E mi appassionai subito al mondo dell’informazione. Partecipai al tentativo di risanamento del quotidiano l’Unità, innamorandomi del mondo dell’editoria e del giornalismo. Divenni editore di periodici legati alla sinistra: ricordo, tra questi, il Quotidiano della Calabria, poi divenuto il Quotidiano del Sud, e venduto dopo qualche anno all’attuale editore. Una testata tra le più importanti della regione, che venne fondata proprio grazie alla lungimiranza di quattro o cinque funzionari del PCI-PDS, tra i quali, il sottoscritto… ». 

Le radici di una passione

Un’attività intensa, che mette radici, e rafforza anche la conoscenza dei segreti di un mondo complesso e delicato. «Mi piace citare in questa sede - racconta il direttore – anche il lavoro effettuato per fondare e contribuire alla redazione di un mensile di approfondimento politico, il Rumore del riformismo, editato per un paio d’anni insieme all’amico e maestro Filippo Veltri, già Ansa, Repubblica, Unità. Inoltre, il rilievo di un’altra nostra creatura, Calabria Sera, poi divenuta, quotidiano col nome di Calabria Ora.».

La scelta

«È stato più o meno in questo periodo - specifica Motta - che intorno ai 40 anni ho deciso di fare il giornalista a tutti gli effetti, abbandonando la politica attiva e dedicandomi esclusivamente all’informazione, partendo proprio da Calabria Ora, e passando successivamente alla neonata Esperia TV, dove ho fatto il corrispondente del Tg per la Tirrenica e il conduttore di trasmissioni per 2 anni e mezzo. È stato il periodo in cui ho imparato davvero i ferri del mestiere, dalle riprese con la camera in spalla ai programmi di montaggio video, e dove sono rimasto in pratica sino al 2014: anno dell’incontro con Domenico Maduli, presidente del Gruppo Pubbliemme».

L'incontro con l'editore

«Con Domenico è stato amore a prima vista. Ci eravamo incontrati subito dopo che avevo ricevuto un premio per un format che avevo realizzato ad Esperia Tv. Di lì a poco abbiamo deciso di proseguire insieme: ed ho assistito a tutte le fasi di creazione, definizione, lancio e rafforzamento del network LaC, dove oggi dirigo la testata Lanews24.it, e all’interno del quale ho anche avuto la responsabilità del tg oggi affidato a Cristina Iannuzzi e Pietro Comito».

Spiazzare per mestiere...

Infine, una considerazione sul suo atipico e pregnante percorso professionale. «Se guardo indietro, mi rendo conto di aver spiazzato tanti, tantissimi miei compagni di strada politica, qualcuno scomparso dalla scena, qualcuno impegnato in compiti strategici. Eppure – chiosa il direttore – devo dire che la maggior parte di loro, conoscendo il back ground, la mia formazione, rimane in soggezione, sia esso amico o avversario, politicamente parlando. Sanno che la strada che ho percorso, la scuola di partito, le esperienze e i viaggi, la profonda conoscenza di quel mondo vissuto dall’interno, mi da una capacità di leggere meccanismi e dinamiche più profonda di quella del collega che viene da un praticantato squisitamente giornalistico. Detto questo, ho notato che i politici più bravi, proprio per questo motivo, sono sempre i primi a voler prender parte alle mie trasmissioni: ad iniziare dal talk show che da cinque anni conduco su LaC Tv, il mio Pubblica Piazza».

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M LT
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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