Tiziana Bagnato: il volto di LaC che unisce ragione e sentimento

VIDEO | La giornalista parla del suo rapporto con la notizia, con i colleghi, con l'editore: «Sono qui da quattro anni e mi sento in famiglia. È casa mia perchè sin dal primo giorno ho potuto esprimermi in tutto 

di Monica La Torre
27 agosto 2019
16:26
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Tiziana Bagnato: volto sorridente, giovane, accattivante, noto.  Sua la conduzione del TG del sabato; suoi i LaC Dossier condotti insieme a Pietro Comito, condirettore Lac Tv, al quale va il merito di averla arruolata giovanissima. Tiziana copre tutto il lametino: suoi i servizi per Tg e trasmissioni LaC Tv, suoi gli articoli per la testata www.lacnews24.it da Lamezia e comprensorio. La brava professionista, dopo una laurea con indirizzo giornalistico ed un master in comunicazione politica  alla LUMSA, ed anni di attività passata tra testate regionali (Calabria Ora,  l’Ora della Calabria), uffici stampa culturali (passione: il teatro!), televisioni locali (Calabria Tv, St Television), approda 4 anni fa al Network del Gruppo Pubbliemme. Giovane, ma già determinata, corona con l’ingresso in LaC il sogno che cullava sin dalla più tenera età: fare la giornalista televisiva.

 

“Da grande farò la  giornalista”

«Mio padre, in una cartellina, ancora conserva il foglio del mio primo TG. Avrò avuto 10 anni, e già sognavo di fare la giornalista. Ricordo, quel giorno,  di aver preso una vecchia macchina da scrivere che girava per casa, e di essermi messa a scrivere, buttando giù un vero e proprio telegiornale. Notizie belle e  brutte, storie tristi, allegre, qualcuna pesante, molto pesanti,e per essere state scritte da una bambina! Il bello, è che avevo fatto tutto da sola! Del resto, avevo sempre sognato di fare questo mestiere. A casa, tutti seguivano i programmi d’informazione, ad iniziare da mio padre. Anche io guardavo Santoro, la sua Samarcanda: mi sono abituata presto, a seguire l’attualità... Insomma c’era attenzione, c’era sensibilità su certi temi. Si era informati.. Forse è stato per questo che quando ho detto a casa che volevo diventare giornalista, hanno intuito la mia determinazione, e non mi hanno ostacolato in nessun modo».

 

Mai soffocare i talenti dei ragazzi….

«I miei non hanno mai pensato che il sogno di fare la giornalista fosse una velleità passeggera, un capriccio da bambina. Mi hanno spinto a studiare, ad impegnarmi, a lavorare sodo per ottenere quello che volevo.  Oggi, non posso fare altro che ringraziarli. Al contrario di tanti miei amici, tante mie amiche, costrette ad abbandonare le proprie passioni per dedicarsi ad attività tradizionali, a studi imposti dalle famiglie, posso dire di aver fatto del mio sogno il mio lavoro. Ora, mi chiedo: perché  tarpare le ali ai propri figli? Con me non l’hanno fatto, e non c’è stato un solo mese, una sola settimana dal termine degli studi ad oggi, durante la  quale io non abbia lavorato».  

 

Alla fine arriva… LaC!

«Con Pietro, sono stata anni all’Ora della Calabria. Appena è passato al Netework LaC, saputo che c’era bisogno di coprire l’area di Lamezia, mi ha voluta nel gruppo. Sono qui da quattro anni: mi sento in famiglia. È casa mia sin dal primo giorno, ho potuto esprimermi in tutto. Mi è stata data fiducia. Ho affiancato  conduzione del TG all'attività redazionale. Montaggio, riprese, scrittura. Siamo indipendenti, e questo ci valorizza».

 

Un giorno da giornalista

«Esco ogni giorno con la telecamera, e sento crescere la stima, la percezione favorevole che le persone hanno di noi, del nostro marchio. Oggi ci viene riconosciuta autorevolezza, empatia, vicinanza alla gente. Sanno che siamo un gruppo libero, che non abbiamo padroni. Appena vedono il microfono con il nostro logo, si avvicinano subito, mostrano fiducia. Partecipazione. Un esempio su tutti: quando vengo chiamata a moderare incontri pubblici, o convegni, mi chiedono che sul cavaliere, accanto al  mio nome, sia esposto anche il marchio dell’emittente, del gruppo che rappresento. E questo è un grande attestato di stima. Di equidistanza».

 

Il mio, il nostro pubblico

«Gli spettatori, oggi sono attenti, specie nella nostra Regione. Capiscono quando un lavoro è ben fatto, e sanno che dietro ad ogni servizio, foss’anche di un minuto e mezzo per il Tg, o di minuti interi per un dossier, c’è impegno, analisi, approfondimento. C’è il lavoro di un giornalista, che gestisce in prima persona stesura del pezzo, riprese  e montaggio, per Tv e per testata web. E per questo, diventa un piccolo reportage, capace di restituire la veridicità della notizia, riportare fedelmente le emozioni, le sensazioni, il vissuto dei suoi protagonisti».

 

Motivata come il primo giorno

«Quando esco per un servizio, so di rappresentare un network che in Calabria non ha eguali. Lo percepisco io, lo capisce la gente, lo sanno i colleghi di altre realtà professionali.  Non ci sono altre realtà paragonabili alle nostre. Noi abbiamo investito in qualità delle immagini e dei contenuti, selezione delle persone che vanno in video, cura del particolare, della grafica: un controllo costante del livello delle produzioni. No, non siamo simili a nessuno. Quando entro in redazione, so di potermi confrontare con  professionisti dai quali trovo sempre qualcosa da imparare. Se sbaglio non hanno mai esitato a correggermi, siano essi tecnici o giornalisti. Sono orgogliosa e motivata, oggi come il primo giorno».

 

LaC Dossier

«LaC dossier? Un progetto aziendale che ho abbracciato subito con entusiasmo, mi permette di raccontare le sensazioni, li sentimenti, le dinamiche umane, la geografia di relazioni che si nasconde dietro ai fatti di cronaca. E’ vero: spesso e volentieri ci occupiamo di 'Ndrangheta, ma vista attraverso gli occhi delle vittime. Da ricerche interne all’azienda, e dall’analisi dei dati di ascolto e di interazione, era emerso che la gente era interessata, certo, ai fatti criminosi. Ma cercava uno sguardo più profondo, che svelasse il cuore di chi vive, di chi subisce il reato di 'Ndrangheta».

 

Il cuore oltre la professione

«No. Non che non sono tutte rose e fiori. A volte, sei talmente coinvolto da quello che devi raccontare, specie in occasione di fatti tragici, che ti porti il lavoro dentro casa, Vivi il dolore, la tragedia. Non te ne liberi. Non ci dormi la notte. Ma sono esperienze fondamentali, nella costruzione di una maturità professionale. Penso alla tragedia di San Pietro Lametino, alla mamma ed ai bambini inghiottiti dal fango, ai giorni passati accanto ed ai volontari dopo che tutte le testate, tutti i media avevano lasciato cadere la cosa, e la soglia dell’attenzione era crollata. Penso alla commozione, al dolore dell’ultimo ritrovamento, alla fiducia conquistata alla famiglia, che ha riconosciuto l’impegno diverso, costante della sottoscritta e del network, allacciando con noi un rapporto di vicinanza che ancora porto nel cuore».

 

Occhio al sociale

«Un’esperienza per me fondante, umanamente e professionalmente, E in generale, tutte le storie che parlano al cuore della gente, che parlano del sociale, mi vedono in prima linea. Penso alla storia della piccola Miriam, “la mia piccoletta”, come amo chiamarla io: la ragazza con Sindrome di Down che da Lamezia è partita alla conquista delle Special Olympics. Nel raccontare la sua avventura, abbiamo ottenuto ben 40 mila condivisioni. Segno di un lavoro fatto bene, di uno sforzo corale, ma ben indirizzato, per fare informazione di valore di qualità».

 

La passione, ogni giorno

«Oggi la mia famiglia è serena. Mi vede felice, orgogliosa. E poi, sanno che non potrei vivere costretta ad un lavoro monotono, ripetitivo, d’ufficio. Io amo davvero questa vita senza orari, i tempi incerti, legati all’imprevedibilità della notizia. È la mia passione…».

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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