Antonio Paglianiti, il direttore tecnico di LaC Tv innamorato delle telecamere

VIDEO | Il "tecnico numero 1" degli studi televisivi di LaC parla del suo amore per la messa in onda: «Lavorare in Tv equivale a svelare il segreto che appassiona tutti i bambini: capire dove si nascondono, dietro lo schermo, i cartoni animati; poi, dove nascono. Ecco: quel “dietro lo schermo”, oggi è la mia professione».

27 agosto 2019
17:20
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Antonio Paglianiti, classe 1984, è il responsabile dell’area tecnica di LaC Tv. Ma soprattutto è un appassionato, un professionista innamorato del suo lavoro, tanto metodico e preciso quanto attratto dalle nuove tecnologie, dai processi di innovazione, dalle attrezzature all'avanguardia. Una passione, la sua, che nasce da bambino, quando si interrogava su cosa ci potesse essere, dietro il televisore, a muovere quel mondo di suoni ed immagini che tanto l'affascinava. Una curiosità divenuta amore che l’arrivo a LaC Tv nel 2013 ha definitivamente concretizzato in scelta di vita.

La mia casa

«Ho creduto sin da subito nel progetto dell’editore Domenico Maduli, ispirato ad un criterio che puntava sulla creazione di un polo televisivo ad altissimo tasso di innovazione tecnologica. Quando l’emittente dove lavoravo, Rete Kalabria, è stata rilevata da lui, ho deciso di rimanere. E l'ho fatto senza esitazioni. Mi sono specializzato nella parte tecnica relativa alla bassa frequenza, nella regia di programmi di politica e informazione senza abbandonare l’intrattenimento che seguivo già da tempo, nelle altre emittenti dove avevo lavorato. Ho seguito con Domenico (Maduli, ndr) lo switch off, il passaggio dall’analogico al digitale: ed ecco perché questa è davvero la mia casa. Quando esco la mattina per recarmi negli studi, ho l’impressione di muovermi da una stanza all’altra: non certo di entrare in un luogo di lavoro, tanta è la confidenza con l’ambiente. E lo stesso, posso dire della mia concezione della televisione. Per me, la tv è una famiglia che entra nelle famiglie. Io questa cosa la avverto, la sento. Oggi, magari, questa relazione di intimità e rispondenza alle esigenze delo spettatore passa anche dal web, piuttosto che dai canali tematici: ma il senso deve rimanere quello della familiarità, della vicinanza».

Dalla grafica… alla telecamera

Oggi Antonio si occupa di messa in onda, coordinamento delle telecamere, regia, collegamenti, riprese: ma la sua formazione parte da lontano. «Ho preso un diploma di grafico pubblicitario. E alle superiori, grazie ai progetti di stage e percorsi di avvicinamento al lavoro, ho avuto l’opportunità di fare un tirocinio a Rete Kalabria. Qui ho incontrato Cristina Iannuzzi (oggi direttore responsabile del Tg LaC News24), che per prima mi ha messo la telecamera in spalla: da quel momento, ho capito che quella era la mia strada, che mi sentivo un tutt’uno con la camera. Contestualmente, ho iniziato ad apprendere i primi rudimenti di regia, a ragionare su format sperimentali, a cercare muove strade: è nata una passione che mi ha portato al Dams di Cosenza. Appena iniziato il percorso accademico, tuttavia, una proposta di lavoro a Calabria Tv mi ha fatto desistere dal proseguire ulteriormente. I tre anni trascorsi, mi avevano già dato una base adeguata, ed ho preferito proseguire la mia formazione sul campo, lavorando. Ho iniziato come operatore, ed in pochi mesi ho “scalato” le varie posizioni, sino alla regia».

«Il lavoro? Una passione»

«Il lavoro ha un’importanza fondamentale, nella mia vita. E devo dire che prima di ogni altra cosa, sento di essere un operatore. La sensazione di libertà e di completezza che mi dà la telecamera, non la trovo in nessun’altra espressione professionale. Ancora ricordo la prima corsa ciclistica, le riprese fatte a bordo di uno scooter, gli apprezzamenti ricevuti da addetti ai lavori che avevano alle spalle decenni di esperienza: che soddisfazione! E ancora, sempre a proposito di sport, l’entusiasmo col quale ho studiato le tecniche di ripresa della Formula 1. Infine, altri momenti splendidi li ho vissuti nel corso degli 8 anni in cui sono stato impegnato al Festival di Sanremo. ad oggi, poso dire che gli eventi complessi sono la sfida più bella. La parte più emozionante del lavoro che faccio, e che amo».

Il sogno nel cassetto

«Il sogno nel cassetto? Riuscire a creare un centro di produzione video vero e proprio con standard tecnologici elevatissimi. Ripeto: per me, questo lavoro equivale a svelare il segreto di tutti i bambini, quello di capire dove si nascondono, dietro lo schermo, i cartoni animati; poi, dove nascono. Ecco: quel “dietro lo schermo”, oggi, è la mia professione. Il motore primo della curiosità che ti muove per tutta la vita e che diventa passione prima, e impegno poi».

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