Alessandro Stella, lo scrittore di razza prestato al giornalismo

VIDEO | Addetto al desk di Lacnews24.it, impegnato nei servizi televisivi, conduttore per il Vibonese Tv, si racconta. «Credo nell’ascolto e sono convinto che ogni uomo, anche il più umile, possa portare un messaggio degno di essere ascoltato. Penso alle mille storie di ogni giorno che non riusciamo a valorizzare. Ecco: vorrei potermi occupare di loro»

di Monica La Torre
7 ottobre 2019
17:38
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Alessandro Stella
Alessandro Stella

Sono più le volte che i sogni dell’adolescenza si infrangono contro la dura realtà, che quelle in cui si la vita ti permette di coronare le ambizioni più vivaci. A volte, tuttavia, la sorte, dopo averti sottoposto a qualche passaggio di troppo sulle montagne russe, ti premia con una benevolenza inaspettata. E la felicità è tanto più intensa, quanto più ti premia proprio quando avevi smesso di cercar fortuna.

Giornalista, narratore, anchor man

La storia di Alessandro Stella, giornalista e scrittore, è paradigmatica. Lui, in forze sia ai tg che alle redazioni on line del network LaC, addetto al desk di Lacnews24.it, impegnato nella realizzazione dei servizi televisivi, e conduttore del notiziario de il Vibonese Tv, è stato un bambino cresciuto in mezzo ai libri. «La libreria di famiglia era composta da grandi classici della letteratura, e occupava un’intera parete della mia cameretta - racconta a tale proposito -. Sono letteralmente cresciuto in mezzo alla carta stampata». La curiosità si fa sete di lettura, che condurrà il piccolo Stella a sviluppare ben presto una straordinaria sensibilità per la scrittura, e iniziare sin dalla preadolescenza a scrivere pensieri, raccontini e pagine sparse destinate tutte al cestino.

Dal Guerin sportivo...

«Non avevo il coraggio di far leggere queste cose a nessuno – prosegue il giornalista -. Scrivevo parole dettate dalle ansie e dalle inquietudini tipiche di quell’età, che buttavo via un attimo dopo averle fissate sulla carta. Ero un ragazzino emotivo, con la passione della lettura e del pallone. Ai volumi di mio padre, che iniziai a leggere prestissimo, iniziando tra l’altro con un “mattone” come “Se questo è un uomo” di Primo Levi, affiancavo l’appuntamento settimanale con Topolino e il Guerin Sportivo». E ancora: «Avevo una vera e propria mania per il calcio, e proprio scrivendo analisi tecniche e commenti vari avviai una corrispondenza con Ivan Zazzaroni, allora direttore di quello storico mensile, col quale strinsi un’amicizia per corrispondenza. Il rapporto epistolare andò avanti per parecchio, trasformandosi in una vera e propria corrispondenza. Il giornale pubblicò anche delle analisi tecniche del sottoscritto, che il direttore mostrava di apprezzare».

...alle testate calabresi

Con il tempo, la passione per quel mondo viene meno: «Il calcio – dichiara Alessandro - non mi attira più come un tempo. Oggi sono un amante del gioco, ma sono infastidito da tutto il sistema creatosi attorno a questo sport». A rimanere in piedi e rafforzarsi ogni giorno di più, in compenso, è l’amore per la scrittura, che diventa nel giovane tropeano sempre più identitaria. Passano gli anni, ed Alessandro tenta la sorte nelle testate regionali, prima in Calabria Ora, dove approda grazie a qualche conoscenza comune nel 2005, e successivamente ne il Quotidiano della Calabria. «Seguivo la corrispondenza dalla mia zona, da Tropea, scrivendo anche per un cartaceo da noi molto seguito, “Tropeaedintorni”, al quale sono molto affezionato, perché è grazie a quel piccolo periodico che ho potuto prendere il tesserino da giornalista», racconta. Ma è la grande editoria a scottarlo: la collaborazione con le grandi testate, lo porterà a toccare con mano il lato più critico di questo mondo, incappando in una cocente delusione. «Dopo anni di collaborazione, avevo dovuto fare i conti con la realtà, e sperimentare sulla mia pelle quanto era penosa e diffusa l’abitudine comune a molti editori, di non pagare le collaborazioni. Una pratica nefasta, che mi ha costretto, dopo anni di impegno, ad abbandonare il giornalismo».

Una scelta dolorosa

Una scelta dolorosa, dettata anche dall’avvenuta composizione di un nucleo familare. «In quel periodo mi ero sposato, mi stava nascendo un figlio, volevo mettere su famiglia. E avevo deciso di abbandonare i sogni di gloria, e rilevare l’attività commerciale di mio padre. Per qualche anno, rimasi così: lontano dal mio mondo. Furono anni difficilissimi, combattuti tra l’amarezza di aver abbandonato il mio sogno, il senso di frustrazione che saliva sempre più forte, e le difficoltà della gestione di un esercizio commerciale che mi schiacciavano. Un giorno, una carissima amica mi aprì gli occhi: mi avvertì del rischio che stavo correndo, quello di trasmettere frustrazione e impotenza a mio figlio. Parole che mi aprirono gli occhi, e mi spinsero a riconsiderare le scelte fatte. Chiusi il negozio, mi presi un anno sabbatico, e scrissi due romanzi. (Su tutti, Il pianto del monachello).

Narrativa Mon Amour

Ora, che il talento di Alessandro sia cristallino, è fatto noto e arcinoto. Più di un editore locale lo sollecita spesso a “regalare” all’una piuttosto che all’altra pubblicazione uno o due racconti di suo pugno, a rinsanguare raccolte altrimenti esangui. Lui, sin troppo generoso e disponibile, non si nega mai. Ma è fuor di dubbio che prima o poi, nonostante ambisca alla tv, sarà un best seller che lo porterà in alto: perché Alessandro ha la penna vera, profonda e concreta, dello scrittore di razza. E questo suo talento, gli ha imposto delle scelte difficili, e coraggiose. Premiate per fortuna dalla sorte, e condivise dalla famiglia. «Devo ringraziare ancora oggi mia moglie ed i miei genitori, per avermi supportato anche nelle decisioni più difficili. Hanno condiviso con me i rischi di questo salto nel buio. Non sapevo, quando ho chiuso il negozio, cosa sarebbe stato di me. Sapevo solo che avevo il diritto di perseguire la mia felicità. E la mia felicità era una, ed una sola: scrivere».

Coraggio e ambizione

La fortuna aiuta gli audaci: e anche in questo caso, ha premiato il coraggio. «Quando, dopo un po’ di tempo, Saverio Caracciolo mi offrì l’opportunità di entrare in LaC, contattandomi per dirmi che c’era la possibilità di avviare una collaborazione col network del Gruppo Pubbliemme, per me si realizzò un sogno – racconta -. Ricordo che sino a quel momento passavo davanti agli studi televisivi e pensavo a quanto sarebbe stato bello potervi entrare. Oggi che questa opportunità mi è stata data, e che ho avuto l’occasione di misurarmi in un ambiente unico in Calabria per professionalità, complessità, livello, sono cresciuto come uomo, oltreché come giornalista». Infine, le soddisfazioni. «Il giorno in cui ho condotto il primo tg su Il Vibonese Tv, al mio rientro a casa, nel vedermi sullo schermo, mi sono emozionato. Ho capito che avevo realizzato il sogno della mia adolescenza. Sono entrato in redazione con grande umiltà, in punta di piedi. Oggi, consapevole di aver retto il ritmo massacrante dell’informazione che si produce nei nostri studi, e di essere stato premiato con ruoli di responsabilità, la mia autostima è cresciuta immensamente».

Gli amici del desk

Con il gruppo di lavoro che mi ha accolto, e in particolare con i colleghi del desk, il vice direttore Enrico de Girolamo e le colleghe Manuela Serra e Giusy D’Angelo, si è creata una sintonia ed un supporto fondamentale. Noi siamo quelli che devono vagliare il materiale giornalistico prodotto dalla redazione, quelli che seguono la composizione, la titolazione, l’organizzazione del desk di Lacnews24.it. Se non ci fosse collaborazione, non si riuscirebbe a reggere questi ritmi. In futuro vorrei potermi dedicare sempre di più alla realizzazione di speciali televisivi, di reportages: portare in video le storie dei calabresi che ogni giorno si dedicano al loro lavoro, alla loro terra, ai quali non sempre viene riconosciuto il giusto valore. Credo nell’ascolto, e sono convinto che ogni uomo, anche il più semplice, il più umile, possa portare un messaggio degno di essere ascoltato. Penso alle mille e mille storie che ogni giorno ci passano sotto gli occhi, e che non riusciamo a valorizzare. Ecco: vorrei potermi occupare di loro. Vorrei poter mostrare in tv l’eccezionalità del quotidiano». 

 

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
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