Vaccini salvavita per gli over 65 ma medici e pazienti sono poco informati

Lo rivela un'indagine della società italiana di Gerontologia e Geriatria condotta su 500 specialisti: in poche regioni si arriva al 50% di copertura per polmonite letale

di Redazione
27 novembre 2019
15:39
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Nonostante i vaccini siano dei veri salvavita per alcune categorie di persone, sia i pazienti che gli stessi medici sono poco informati. Da un’indagine presentata al 64mo congresso nazionale della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) emerge che poco più di un anziano su due si vaccina per l'influenza, e solo in poche regioni si arriva al 50% di copertura contro lo pneumococco, che protegge da polmoniti molto pericolose e talvolta letali per gli over 65.

Dalla ricerca viene fuori che anche i medici, che per portare gli anziani a una copertura vaccinale adeguata dovrebbero proporre attivamente i vaccini, hanno in realtà una carenza di formazione: solo uno su due propone il vaccino contro lo pneumococco, appena uno su quattro il nuovo vaccino per l'herpes zoster (o fuoco di Sant'Antonio).

Lo studio

L'indagine Sigg è stata condotta su 500 medici, principalmente giovani specialisti in geriatria o specializzandi, per indagare la conoscenza dei vaccini per gli over 65. I dati mostrano innanzitutto che pochi anziani chiedono informazioni sulle vaccinazioni: appena un anziano o un caregiver su tre lo fa (chi si occupa di anziani), in due casi su tre per timore degli effetti collaterali e in un caso su cinque per scetticismo nei confronti dei vaccini.

«Questi risultati indicano che sarebbe indispensabile un'offerta proattiva delle vaccinazioni da parte dei medici. Pochi però lo fanno», spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente Sigg. «Il 76% dei professionisti intervistati propone il vaccino antinfluenzale, ma solo il 46% offre quello per lo pneumococco e appena il 25% parla della vaccinazione per herpes zoster ai propri assistiti. Un dato, quest'ultimo, estremamente basso, che però almeno in parte potrebbe essere influenzato dal fatto che solo di recente questa vaccinazione è stata inserita nei Lea».

La formazione dei medici

«L'indagine evidenzia anche lacune di formazione dei medici», commenta il presidente Antonelli Incalzi, «appena un medico su dieci sa, per esempio, che un paziente con comorbidità per diabete, broncopneumopatia e insufficienza renale ha una chiara indicazione al vaccino antinfluenzale e anti-pneumococco. Meno di un medico su due sa rispondere correttamente a domande sul vaccino anti herpes zoster».

«Tutto ciò -aggiunge - fa supporre la necessità di una reale e adeguata formazione continua dei medici sul tema vaccinazioni, così che sia possibile essere sempre aggiornati sulle novità e informati sulle indicazioni e le opportunità da proporre ai pazienti», conclude Incalzi, «è essenziale migliorare la formazione dei medici, sia nel corso di laurea che nelle scuole di specializzazione, sia in seguito, favorendo la partecipazione dei colleghi a corsi di formazione specifici sui vaccini o promuovendo la discussione di tematiche vaccinali ai congressi».

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