Nascite insufficienti all'ospedale di Cetraro, la replica del sindaco: «Dati falsati»

Secondo un documento ufficiale, i bambini nati nell'anno di riferimento, il 2017, sarebbero molti di più

di Francesca  Lagatta
12 aprile 2019
22:04
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L’ospedale di Cetraro
L’ospedale di Cetraro

La replica del sindaco di Cetraro, Angelo Aita, non è tardata ad arrivare. A poche ore dalla notizia che indica la sala parto dell'ospedale Iannelli come prossima alla chiusura a causa del numero insufficiente di nascite, il primo cittadino ha immediatamente replicato ai dati diffusi dal Corriere della Sera. Il quotidiano di via Solferino ha parlato di 320 bambini nati nel 2017, a fronte di un tetto minimo che un decreto del 2015 fissa a quota 500. «Solo per chiarire i numeri errati - ha esordito il sindaco sulla sua pagina facebook - e manifestare riconoscenza agli operatori sanitari, che con grande abnegazione, cercano di continuare a dare risposte in una sanità calabrese e del Tirreno, in particolare, ormai in agonia».

Niente allarmismi

Secondo quanto riportano i dati ufficiali forniti in giornata dal direttore sanitario della struttura ospedaliera, mostrata successivamente sui social, i bimbi nati nel 2017 sarebbero in realtà 468 e non 320. «Certo inferiore a 500 - ha precisato Aita - ma non da destare l'allarmante preoccupazione di Di Natale». Il riferimento è al consigliere provinciale Graziano Di Natale, che nel pomeriggio si è recato nel piazzale del presidio sanitario di Cetraro paventando l'immediata chiusura del reparto di ostetricia. Il politico paolano ha inoltre suggerito l'individuazione di un nuovo punto nascita, che conti alla mano, non potrebbe che sorgere nell'ospedale San Francesco, a PaolaPer la cronaca, l'anno successivo, il 2018, i bebè venuti alla luce sono stati 634. 

«Il calo demografico è un problema sociale»

«Forse gli sfugge che i livelli di natalità, anche qui al sud, sono talmente bassi da diventare un serio problema sociale», ha detto ancora il sindaco di Cetraro. «Se la preoccupazione riguarda il rispetto del decreto citato, che fissa gli standard nazionali delle strutture ospedaliere, sia sul piano strutturale che gestionale, credo che l'80% delle strutture ospedaliere italiane dovrebbe chiudere».

Diretta facebook amara

«Ma quello che più mi amareggia - ha detto poi Aita -, è che nella diretta facebook di Di Natale si è tentato di far passare il messaggio che la soluzione sta nell'individuare un nuovo punto nascita, chiaramente altrove dislocato, che dia sicurezza nel parto. In maniera sibillina è come dire che il non rispetto dei numeri delle nascite fissate dal decreto, nel presidio di Cetraro, dipenda da una mancanza di sicurezza nel partorire. A questo proposito non si capisce se si attribuisca questa situazione a un problema di natura professionale o di deficit della struttura». Poi continua: «In entrambi i casi, credo sia un madornale errore commesso, che certamente chi di dovere saprà chiarire». Una situazione che comunque non vedrà un confronto. «Voglio ricordare, inoltre, che è tempo sprecato chiedere un incontro al direttore sanitario dello spoke Cetraro-Paola, perché da ben otto mesi non esiste, non è stato nominato». In ultimo, tenta di difendere il reparto di ostetricia con le unghie e con i denti. «Chiedere di chiudere un punto nascita, disorienta. Chiedere di rispettare il decreto, e non sapere che significa mettere la parola fine ad un punto nascita nello spoke di Cetraro-Paola, sconcerta. Chiedere, invece, di stare tutti insieme e lottare per il diritto alla salute di tutto il territorio è cosa giusta».

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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