Migrazione sanitaria dializzati a Reggio, l’Aned scrive al prefetto

Nei giorni scorsi si era riunito un tavolo tecnico all’interno del quale si era valutata la possibilità di concedere locali da adibire a moderno centro dialisi negli ex Ricoveri Riuniti

di Redazione
14 novembre 2017
08:03
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«Nelle scorse settimane su pressante sollecitazione dell’Aned, l’Associazione che da 45 si sforza di tutelare i diritti dei cittadini con malattia dei rene, si è riunito nella sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria, un tavolo tecnico per dare risposte certe ai cittadini di Reggio Calabria affetti da patologia renale in trattamento sostitutivo (emodialisi), costretti, anzi obbligati trattandosi di terapia salvavita, tre giorni la settimana a fare la spola tra Scilla e Cariddi ( Reggio e Messina), per l’assoluta mancanza di posti rene nella città della Fata Morgana». Lo comunicano i membri Aned nello scrivere al prefetto Michele di Bari.

“Situazione riprovevole”

«Per Aned Calabria, una situazione eticamente riprovevole, non più sostenibile per i malati (per lo più anziani) e le famiglie, un ulteriore esempio di migrazione sanitaria con aggravio di spese per il disastrato bilancio sanitario regionale. Nella giornata di domenica 12 novembre, un servizio giornalistico trasmesso dall’emittente  “La C News 24” ha fatto conoscere al grande pubblico il viaggio della speranza di questi pazienti».

“Gli impegni emersi dal tavolo tecnico”

«In occasione dell’incontro di Reggio, al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali (città metropolitana e comune), i vertici dell’Azienda Sanitaria, l’Aned e alcuni medici nefrologi, sono stati assunti precisi impegni sulla concessione da parte del comune di locali da adibire a moderno centro dialisi all’interno degli ex Ricoveri Riuniti, e la possibilità per i dializzati (o gran parte di essi) che si recano in Sicilia di essere accolti in altri centri dialisi della provincia. A queste dichiarazioni d’intenti, ad oggi non ci risulta che siano seguiti atti consequenziali, anzi abbiamo il sospetto che anche questa vicenda sia entrata nella “zona grigia” dell’indifferenza o, peggio ancora, in acque paludose dove è difficile muoversi e si rischia di affogare. Con grande chiarezza e fermezza, riaffermiamo che per Aned garantire a questi pazienti il trattamento dialitico a Reggio Calabria deve essere l’occasione, per il sistema sanitario regionale pubblico e universalistico, di dimostrare che la  capacità di occuparsi dei più deboli non è considerato solo un onere ma un impegno etico e civile. 

“Battaglia di civiltà”

 L’Associazione Emodializzati, Dialisi e Trapianto della Calabria farà fino in fondo la sua parte in questa battaglia culturale, professionale, civile, per giungere al risultato atteso dai pazienti in dialisi e dalle loro famiglie, ponendo la parola fine a questa odissea.  Aned vuole ribaltare il vecchio assunto della rassegnazione meridionale: ” calati juncu ca passa la china”. Alle difficoltà occorre reagire con l’eticità e il civismo per tutelare questi cittadini, malati di rene che soffrono di un disagio sociale e psicologico ai quali non si possono aggiungere faticose e odiose trasferte per aver garantito il diritto alla salute.

L’appello al prefetto

Si rimuovano, dunque, tutti gli ostacoli e si proceda con celerità, dando dimostrazione di efficienza del sistema. Al Prefetto di Reggio Calabria chiediamo di aiutare, dall’alto dell’autorevolezza del ruolo, questo processo, e fin d’ora, come ANED, dichiariamo la nostra disponibilità ad ogni utile confronto»

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