Una bambola per ritrovare se stessi, ecco la terapia contro le demenze

VIDEO | Diventa presidio medico riconosciuto dal Ministero della salute la bambola Gully presentata anche a Catanzaro, nella sede dell’Associazione Ragi Onlus, per iniziare un percorso di formazione per medici e personale sanitario

di Daniela  Amatruda
13 novembre 2019
10:00
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L’abbraccio ad una bambola per ritrovare se stessi, i propri ricordi, le proprie emozioni. Non è un gioco, ma un modo per stimolare nelle persone affette da demenza l’istinto dell’accudimento e far emergere quella parte affettiva che resta latente nel corso dell’evoluzione della patologia.  È la “Terapia della Bambola”, portata in Italia dal noto psicopedagogista Ivo Cilesi. Non è una terapia farmacologica, ma consiste nell’affidare, in diversi momenti della giornata, una bambola al paziente che se ne prende cura come se fosse un bambino vero. 

 

L’Associazione Ragi Onlus, diretta da Elena Sodano, che nei suoi centri si occupa di persone con diverse forme di demenza, ha ospitato un corso di formazione per medici e personale socio sanitario in cui è stata presentata la bambola Gully brevettata dal prof. Cilesi e che ora è diventata un presidio medico riconosciuto dal ministero della Salute, poiché in soggetti con demenze, facilita il rilassamento e porta anche alla diminuzione delle dosi farmacologiche.

 

«È molto importante questo riconoscimento da parte del Ministero – spiega Ivo Cilesi, psicopedagogista e ideatore del metodo della Doll Therapy in Italia – perché rappresenta un passo importante per validare questo metodo e gli studi che sono stati fatti in questi anni sia dal punto di vista dell’organizzazione che per l’ideazione di una bambola in cui sono state studiate diverse caratteristiche specifiche». 

La bambola Gully

Diversamente da come si potrebbe pensare, le bambole troppo simili ai bambini veri non hanno portato ai risultati sperati nei soggetti con demenze, poiché generano ansia, così come gli occhi frontali che puntano lo sguardo sul paziente. La bambola Gully del prof. Cilesi, infatti, ha gli occhi lateralizzati, il peso della bambola è in proporzione alla grandezza dell’età del bambino che deve rappresentare, le posizioni delle braccia e delle gambe sono studiate in modo da indurre istintivamente all’abbraccio, e la bocca ed il naso sono appena accennati perché le persone affette da demenze, nel tempo, non guardano più attentamente alcuni tratti del viso e solo gli occhi diventano importanti.  

Non è un gioco. Bisogna formarsi

Affinchè la terapia funzioni, tutto il personale medico ed i familiari (sia che svolgano la terapia in casa o nei centri specializzati), devono essere correttamente formati ed informati sia sulla metodologia di somministrazione che sull’importanza di considerare la bambola sempre come un bambino e non come un gioco. Trattandosi di una terapia vera e propria, necessita di una formazione, non ci si può improvvisare.

Il corso di secondo livello si terrà sempre a Catanzaro, nel prossimo mese di gennaio, organizzato dall'Associazione Ragi Onlus e tenuto dal prof. Cilesi.  

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